mercoledì 28 gennaio 2015

Al MAXXI ... BELLISSIMA. L'Italia dell'alta moda 1945-1968 UNEDITED HISTORY. Iran 1960-2014 HUANG YONG PING. Bâton-Serpent THE FUTURE IS NOW! Opere dalla collezione di New Media Art del MMCA, Corea ARCHITETTURA IN UNIFORME. Progettare e costruire per la Seconda Guerra Mondiale LINA BO BARDI IN ITALIA. Quello che volevo era avere storia


Il Maxxi presenta: sei mostre all'insegna delle collaborazioni internazionali, della multidisciplinarità, della complicità dei linguaggi. È "formato MAXXI" l'offerta del Museo nazionale delle arti del XXI secolo.


   

Mostre in corso:

BELLISSIMA. L'Italia dell'alta moda 1945-1968
UNEDITED HISTORY. Iran 1960-2014
HUANG YONG PING. Bâton-Serpent
THE FUTURE IS NOW! Opere dalla collezione di New Media Art del MMCA, Corea ARCHITETTURA IN UNIFORME. Progettare e costruire per la Seconda Guerra Mondiale
LINA BO BARDI IN ITALIA. Quello che volevo era avere storia

Con la mostra Bellissima. L'Italia dell'Alta Moda 1945-1968 (a cura di Marila Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi) il pubblico può rivivere nelle sale del museo il fascino di una stagione di creatività straordinaria che ha reso unico lo stile italiano nel mondo.

Tre mostre aprono invece una finestra su Oriente e Medio Oriente: Unedited History. Iran 1960 - 2014 (a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji) presenta oltre 200 opere, per lo più mai esposte in Italia, e oltre 20 artisti per raccontare oltre 50 anni della storia e della cultura dell'Iran dal 1960 a oggi. Huang Yong Ping. Bâton-Serpent (a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci) presenta per la prima volta in Italia il lavoro dell'artista francese di origine cinese, tra i più interessanti sulla scena artistica internazionale, famoso per le sue gigantesche installazioni. Un minareto lungo più di 10 metri adagiato nella piazza del museo, una riproduzione gigante della montagna di Bugarach in Francia, un mulino da preghiera buddista che sfiora il soffitto del museo e lo scheletro di un serpente lungo 30 metri sonoalcune delle colossali opere in mostra, che riflettono su culture, religioni, storia e modernità. The Future is Now! Opere dalla collezione di New Media Art del MMCA, Corea racconta attraverso 30 opere video e installazioni la scena artistica coreana della New Media Art, dal "pioniere" Nam June Paik alle sperimentazioni degli anni Ottanta, passando per la rivoluzione digitale e i cambiamenti culturali portati dalla rete e dai social network.

A un'altra pioniera, questa volta in architettura, è dedicata la mostra Lina Bo Bardi in Italia. Quello che volevo, era avere Storia (a cura di Margherita Guccione), in occasione del centenario della sua nascita: una "piccola" mostra dedicata a una "grande figura", divenuta famosa dopoessere emigrata in Brasile nel 1946, dove ha realizzato tra l'altro il Museo di Arte Moderna di Sao Paulo. Infine Architettura in Uniforme. Progettare e costruire per la seconda guerra mondiale (a cura di Jean-Louis Cohen) una mostra che racconta una fase di grande trasformazione dell'architettura, che coinvolse i principali architetti del Movimento Moderno, da Le Corbusier a Walter Gropius a Mies van der Rohe, quando tra il 1939 e il 1945 tutti e quattro i continenti furono messi a ferro e a fuoco dalla Seconda Guerra Mondiale.

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo 
Roma, Via Guido Reni 4A 
pubblica :
Massimo Nardi

martedì 27 gennaio 2015

Alfredo Pirri - La Gabbia d'oro



L'opera consiste nella creazione di un luogo che custodisce l'arte e l'artista come fa la gabbia con il canarino. Il progetto si sviluppa nello spazio in momenti differenti.


COMUNICATO STAMPA

a cura di Agata Polizzi

“La Gabbia d’oro” è un progetto pensato da Alfredo Pirri per la Chiesa del Giglio, a Palermo, articolato in varie azioni e luoghi, con una base operativa ed espositiva stabile all’interno della galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea.

“La Gabbia d’oro” è nelle intenzioni dell’artista un luogo che possa assolvere più funzioni: luogo di sperimentazione, di visita autonomo dalle attività che vi si svolgono; luogo occasionale di mostre o performance, concerti, luogo di confronto e di scambio. Con questo progetto si vuole realizzare un’opera in bilico fra arte visiva e architettura, un’opera che assolva il fine di costruire e rendere subito disponibile uno spazio per delle attività artistiche, senza aspettare, per utilizzare la struttura, che si effettuino i costosi lavori di restauro necessari ad ottenerne l’agibilità. Al contempo uno spazio costruito con “tecniche temporanee”, fondate sull’immaginario di un artista che, attraverso il suo lavoro in dialogo con professionalità differenti e complementari, restituirà alla città un’architettura dimenticata, e all’arte un laboratorio vivo di creazione, mostrando in tal modo la rilevanza che l’arte può assumere come guida di processi complessi in campo sia creativo sia civile. Al suo processo attuativo sono stati chiamati a partecipare, come parte integrante della progettazione stessa, persone in ruoli differenti e istituzioni come la Galleria FPAC, l’Accademia di Belle Arti di Palermo ed il Museo Civico di Castelbuono, che partecipando direttamente a tutte le fasi di elaborazione e realizzazione del programma, potranno consentire di viverlo dall’interno e non solo come adesione formale.

Il progetto è avviato da un seminario tenuto da un gruppo di lavoro composto da professionalità del mondo dell’arte, della cultura e imprenditoria è composto da Alfredo Pirri, Ettore Alloggia, Pietro Airoldi, Laura Barreca, Roberto Bilotti, Umberto De Paola, Cinzia Ferrara, Renato Galasso, Vincenzo Melluso, Francesco Pantaleone, Cesira Palmeri e Agata Polizzi.

Il seminario sarà concluso con la pubblicazione di un “quaderno d’artista” che segnerà la chiusura della prima fase del progetto “La Gabbia d’oro”.

Opera
L’opera di Alfredo Pirri intitolata La “Gabbia d’oro” da realizzarsi dentro l’edificio della “Chiesa del Giglio” è finalizzata a costruire, attraverso un processo temporale e spaziale, un luogo particolarmente affine alla visione, che ha l’artista del ruolo dell’arte dentro la città. In particolare di una città come Palermo, ricca di luoghi che potrebbero essere riutilizzati per fini differenti dalla loro origine, ma allo stesso tempo talmente impregnati di memoria storica e tradizioni popolari da non poterne (o volerne) cancellarne il segno. L’opera consiste nella creazione di un luogo allo stesso tempo separato (dallo spazio urbano) e permeabile (alle sue suggestioni e poetiche), un luogo simbolicamente protettivo dell’arte, dell’artista, del suo lavoro e della sua intimità, un luogo che custodisca l’arte e l’artista come fa la gabbia con il canarino. Luogo quindi che, sì, separa visibilmente l’artista dagli altri imprigionandolo addirittura, ma soprattutto ne amplifichi e diffonda il “canto” nello spazio circostante, inoltre gabbia di protezione fisica dalle minacce di cedimenti. Un luogo che si costruisce e sviluppa dentro lo spazio della Chiesa del Giglio come un corpo autonomo senza toccarne nessuna parete o particolare architettonico. Una gabbia che è filtro attraverso cui vedere lo spazio interno della chiesa in maniera protetta. Infine, luogo-opera, finalizzato alla creazione artistica ma opera d’arte in sé, quindi visibile e vivibile anche autonomamente dalle attività che vi si svolgeranno all’interno. Il progetto si compone di momenti differenti e integrati che si svilupperanno nel tempo e nello spazio (sia inteso come spazio specifico sia cittadino).

Oratorio Madonna del Giglio
L’oratorio di proprietà di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, costruito nel 1615 dalla Compagnia dell’Annunciata del Giglio nella contrada dello Stazzone è stato per lungo tempo sede della Confraternita di Maria SS. Addolorata. La compagnia era stata costituita nel 1597 da commissari della Corte Pretoriana ed aveva avuto la sua prima sede nella chiesa della Madonna dell’Itria alla Ferrarìa (presso la chiesa di Santa Maria del Paradiso).

Il semplice portale introduce al vano d’ingresso che immette alla chiesa vera e propria. Questa è un’aula rettangolare, con interventi realizzati dopo il 1860, priva di particolari decorazioni. Solo alcune figurine in stucco, colorate secondo un vivace cromatismo, ornano l’altare in cui è posta la tela ottocentesca dell’Annunciazione. Il 18 Novembre 2001, dopo quasi quattrocento anni di attività, la chiesa è stata chiusa per inagibilità. Oggi, nonostante i numerosi sforzi della proprietà, versa in condizioni di semi-abbandono.

Inaugurazione 28 gennaio alle 19 (presentazione del seminario con disegni di Alfredo Pirri)
Conferenza Stampa 28 gennaio alle 11 (presentazione del progetto)

Galleria d'Arte Contemporanea Francesco Pantaleone (nuova sede)
via Vittorio Emanuele, 30 - Palermo Sicilia Italia
Orari: martedì-sabato dalle 10 alle 19
Ingresso libero
091 332482
ALFREDO PIRRI
dal 28/1/2015 al 28/2/2015

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Politica, graffitismo e street art nella Tunisia di oggi

Politica, graffitismo e street art nella Tunisia di oggi

Sabato 31 gennaio 2015
ore 16.30


MAAM – Museo dell’Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia
via Prenestina, 913 - Roma


Exòrma presenta il progetto del libro "I muri di Tunisi. Segni di rivolta" di Luce Lacquaniti nello spazio del MAAM – Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia, luogo di confronto tra arte e impegno sociale.


Incontro con:

• Giorgio de Finis, ideatore e direttore artistico del MAAM
• Luce Lacquaniti, autrice del libro in uscita per Exòrma, "I muri di Tunisi. Segni di rivolta"
• Michela Becchis, storica dell'arte, curatrice del volume
• Giuseppe Acconcia, giornalista esperto dell’area mediorientale, corrispondente dal Cairo per il Manifesto e autore del libro "Egitto Democrazia militare" (Exòrma, 2014).
Nel corso dell’evento saranno proiettati contributi video inediti di writer e artisti tunisini che dal 2011 in poi hanno quotidianamente dato voce e figura alle idee e alle istanze della resistenza, e mostrate alcune foto come anticipazione dei contenuti del libro.
"I muri di Tunisi. Segni di rivolta" è un progetto – per ora presente sulla piattaforma di crowdfunding produzionidalbasso.com – destinato a diventare un libro nella primavera 2015. Il volume rappresenta una lettura originale del complesso periodo di “transizione” della Tunisia tra la rivoluzione del 2011 e le elezioni del 2014, con le sue trasformazioni e contraddizioni. L’autrice Luce Lacquaniti racconta le scritte e le immagini dei muri di Tunisi nelle piazze e nelle strade della città. Un dibattito spontaneo e pubblico si sviluppa nello spazio più libero che esista, ovvero la strada, ma i contenuti sono gli stessi che vengono discussi nelle case, a scuola, nell’assemblea costituente, sui giornali, nei negozi e nei caffè.
Sono queste scritte e le immagini apparse sui muri di Tunisi a tracciare veri e propri discorsi sulla natura della rivoluzione, sui fatti salienti del periodo, sulle forme della repressione, sul rapporto tra politica e religione, sull'incerta questione femminile, sull'estetica e sui referenti culturali di questi anni. Lo sguardo dell'autrice, Luce Lacquaniti, sfoglia la grande Avenue Bourguiba e la ville nouvelle – imperioso lascito urbano dei francesi – la medina araba, i quartieri popolari, le disastrate stazioni dei tram di periferia, le sedi sindacali e amministrative, riassemblando in un libro alcune tessere del mosaico tunisino in continua composizione.


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amalia di Lanno

Visioni contemporanee. Esperienze di confine tra realtà e immaginazione



Mostra collettiva ideata e realizzata da IGAV - Istituto Garuzzo per le Arti Visive.
A cura di Alessandro Demma

Partner ufficiale Sisal

La mostra Visioni contemporanee. Esperienze di confine tra realtà e immaginazione, ideata e realizzata dall’IGAV – Istituto Garuzzo per le Arti Visive e curata da Alessandro Demma, è un’esposizione collettiva che vuole mettere a fuoco alcune delle esperienze più significative dell’arte italiana contemporanea. Una selezione di opere firmate da artisti che appartengono a diverse generazioni: 29 gli artisti scelti tra i venticinque e i cinquant’anni.

La mostra, già esposta a Capri (Certosa di San Giacomo, settembre-ottobre 2014), viene riproposta ora a Milano allo Spazioborgogno e proseguirà per la Cina, destinazione Shanghai (SPSI Art Museum, giugno-luglio 2015).

Il progetto presenta espressioni, forme e strutture dell’attuale scena artistica italiana, un universo multidisciplinare fatto di idee, osservazioni, visioni. Una mostra “diffusa” in cui gli artisti che lavorano con tecniche diverse e si concentrano su diversi linguaggi, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video, all’installazione, riflettono sul presente e sul senso di fare arte oggi in un sistema globale, che non è chiuso, ma apertissimo e in rapido mutamento. Caratteristico di un mondo che, non a caso, il sociologo polacco Zygmunt Bauman ha definito appropriatamente “liquido”.
Nella molteplice realtà artistica di oggi, in un sistema che tutto consuma e tutto omologa con movimento ininterrotto qual è la funzione dell’arte? Quali strategie può attivare l’artista per segnalare l’unicità del suo messaggio? Il progetto Visioni contemporanee vuole riflettere sul significato di “fare arte” e, in particolare, vuole analizzare e evidenziare alcuni aspetti dell’arte italiana, intesi come spazi di riflessione culturale e pluripercettivi del contemporaneo.
Un dialogo tra generazioni, sperimentazioni e vicende che presenta opere realizzate da chi riflette sul presente e sulle possibilità future, che racchiude la storia e la critica della società odierna, i suoi principi e le sue derive, e che attiva “esperienze di confine” tra realtà e immaginazione. Visioni contemporanee è il logos fisico e concettuale dove si intrecciano differenti espressioni dell’arte italiana, la cornice ideale e reale di uno spaccato significativo della cultura artistica del nostro Paese.
Gli artisti in mostra: AfterAll; Maura Banfo; Matteo Basilè; Domenico Borrelli; Botto&Bruno; Stefano Cagol; Gianni Caravaggio; Filippo Centenari; Davide Coltro; Peter Demetz; Rocco Dubbini; Paolo Grassino; Francesco Jodice; Mariangela Levita; Nicus Lucà; Domenico Antonio Mancini; Masbedo; Marzia Migliora; Moio&Sivelli; Marina Paris; Perino&Vele; Giulia Piscitelli; Marco Nereo Rotelli; Rosy Rox; Francesco Sena; Diana Avgusta Stauer; Adrian Tranquilli; Fabio Viale; Ciro Vitale.

Comitato scientifico: Guido Curto; Roberto Lambarelli; Gianluca Marziani.

Partner ufficiale: Sisal.

Con il Patrocinio di: Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli e della Reggia di Caserta; Comune di Milano; Regione Campania; Provincia di Napoli; Città di Capri; Comune di Anacapri; GAI - Giovani Artisti Italiani.

Sponsor: Flyren.

Spazioborgogno Artecontemporanea
Ripa di Porta Ticinese 113 - Milano
Dal 29 gennaio al 21 febbraio 2015
Orari di visita: da martedì a domenica, ore 12-19; lunedì chiuso
Inaugurazione mercoledì 28 gennaio, ore 18:30

Già presentata a Capri (Certosa di San Giacomo, settembre-ottobre 2014), la mostra che viene riproposta ora a Milano allo Spazioborgogno proseguirà per la Cina, destinazione Shanghai (SPSI Art Museum, giugno-luglio 2015).


Per informazioni:

Spazioborgogno Artecontemporanea
Ripa di Porta Ticinese 113 - Milano
Tel. +39 02.36695249
spazioborgogno@gmail.com

IGAV – Istituto Garuzzo per le Arti visive
Via Lessolo 3 - Torino
Tel. +39 011.8124456
info@igav-art.org


Ufficio Stampa IGAV
Elettra Pr
Elettra Zadra - Tel. 335 5929854 - elettra.zadra@elettrapr.it
Benedetta Prisco – Tel. 393 8410872 - benedetta.prisco@elettrapr.it

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amalia di Lanno

lunedì 26 gennaio 2015

Coexistence: for a new Adriatic Koiné



Il 31 gennaio 2015 inaugura in Puglia, presso la Fondazione Pino Pascali, coordinatrice del progetto, la mostra Coexistence: for a new Adriatic Koiné. Dopo le tappe di Tirana, Cetinje, Rijeka e Venezia “gran finale” a Polignano a Mare (BA).

Culmina in Puglia il “tour” della mostra Coexistence dopo gli appuntamenti di Tirana (Albania), Cetinje (Montenegro), Rijeka (Croazia), Venezia (Italia). La Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare, che ne ha coordinato tutte le azioni, è lieta di annunciare l’evento conclusivo, a cura di Antonio Frugis, della mostra itinerante di arte contemporanea “ART IN PORT - Coexistence: for a new Adriatic koinè”. Il 31 gennaio 2015 (fino al 1 marzo 2015) gli spazi della Fondazione saranno abitati dagli artisti dei cinque Paesi partner della rassegna: Albania, Montenegro, Croazia, Italia (Veneto e Puglia). Sono Endri Dani, Sulejman Fani, Ilir Kaso, Alketa Ramaj, Anila Rubiku per l’Albania, Irena Lagator Pejović, Nataljia Vujošević, Jovana Vujanović, Igor Rakčević, Jelena Tomašević per il Montenegro, Gildo Bavčević, Nika Rukavina, Fokus Grupa, Ana Hušman, Davor Sanvincenti per la Croazia, Giulia Maria Belli, Chiara Bugatti, Enej Gala, Annamaria Maccapani, Francesca Piovesan per il Veneto, Dario Agrimi, Sarah Ciracì, Gianmaria Giannetti, Francesca Loprieno, Giuseppe Teofilo per la Puglia.

Cooperare per dar voce all’arte, per moltiplicarne le visioni, per costruire un racconto a più voci, collegate in una grande rete adriatica e transmediale: questo è lo spirito di Coexistence: for a new adriatic Koinè, nel corso del suo viaggio attraverso l'adriatico. La mostra è inserita nel progetto “arTvision. A live art channel” finanziato nell’ambito del Programma europeo IPA Adriatic CBC 2007/2013, con l’intento di mobilitare e connettere l’energia creativa di giovani artisti chiamati a partecipare da protagonisti. È un progetto pilota guidato dalla Regione Puglia - Area Politiche per la Promozione del Territorio, dei Saperi e dei Talenti, con il supporto tecnico dell’Apulia Film Commission, che coinvolge: Fondazione Pino Pascali Museo d'Arte Contemporanea; Regione del Veneto - Direzione Attività culturali e Spettacolo; Accademia di Belle Arti di Venezia; Ministero della Cultura del Montenegro; Facoltà di Arti Drammatiche di Cetinje – Montenegro; Ministero della Cultura dell’Albania; Università delle Arti di Tirana – Albania; Contea Litoranea-Montana – Croazia; Kanal RI - Croazia.

L’idea promotrice è volta a strutturare un dialogo ravvicinato tra Nazioni transfrontaliere attraverso un’operazione culturale al fine di rintracciare comunanze e discontinuità tra popoli che condividono il mare nostrum del Mediterraneo adriatico.

Una mostra e cinque declinazioni in location e territori differenti per affermare il concetto di una nuova Koinè linguistica che traduca le identità territoriali nelle dinamiche della relazione, dell’apertura e del confronto.

Gli artisti provenienti dalle differenti aree geografiche, coordinati da un team di curatori diretti dalla Fondazione Museo Pino Pascali, in collaborazione con i rispettivi coordinatori dei Paesi partner, si sono confrontati su tematiche comuni quali storie e narrazioni, miti e leggende, spiritualità e religioni, migrazioni e nomadismo, per giungere a rafforzare un'idea di europeità comune troppo spesso dimenticata.

La curatela della mostra in Puglia è affidata al curatore Antonio Frugis.


Opening: 31st January 7 pm.

The “tour” of the show Coexistence. For a new Adriatic Koiné is going to end in Puglia, after the previous appointments in Tirana (Albania), Cetinje (Montenegro), Rijeka (Croatia) and Venice (Italy). The Foundation Pino Pascali in Polignano a Mare will host the grand final, curated by Antonio Frugis of the itinerant, contemporary art exhibition “ART IN PORT – Coexistence for a new Adriatic Koiné”. It will take place on January 31st 2015 (until March, 1st 2015): the Foundation’s spaces will be invaded by the artworks by artists coming from the five countries partner of the project: Albania, Montenegro, Croatia, Italy (Veneto and Puglia). They are: Endri Dani, Sulejman Fani, Ilir Kaso, Alketa Ramaj, Anila Rubiku, Albania; Irena Lagator Pejović, Nataljia Vujošević, Jovana Vujanović, Igor Rakčević, Jelena Tomašević, Montenegro; Gildo Bavčević, Nika Rukavina, Fokus Grupa, Ana Hušman, Davor Sanvincenti, Croatia; Giulia Maria Belli, Chiara Bugatti, Enej Gala, Annamaria Maccapani, Francesca Piovesan, Veneto; Dario Agrimi, Sarah Ciracì, Gianmaria Giannetti, Francesca Loprieno, Giuseppe Teofilo, Puglia.

Working together to give voice to art, to multiply its visions, to create a narration with many voices, connected together into a large Adriatic and transmedia network: this is the main goal of the project. The exhibition is part of the project "arTVision. A live art channel" funded by the European IPA Adriatic CBC Programme 2007/2013, with the purpose to activate and connect the creative energy of young artists invited to participate as protagonists.

It is an experimental project, led by Puglia Region - Area Policies for the Promotion of Territory, Knowledge and Talent, which involves: Pino Pascali Foundation Museum of Contemporary Art; Veneto Region - Direction of cultural and performance activities; Academy of Fine Arts of Venice; Ministry of Culture of Montenegro; Faculty of Dramatic Arts of Cetinje – Montenegro; Ministry of Culture of Albania; University of Arts of Tirana - Albania; Primorje-Gorski Kotar County – Croatia; Kanal RI - Croatia.

The core idea is to establish a strict dialogue among cross-border Nations through a set of cultural actions, aimed at finding out commonalities and discontinuities among peoples sharing the Mare Nostrum of the Adriatic Mediterranean. One exhibition and five versions of it, in different locations and territories, to state the concept of a new linguistic Koinè, capable of translating territorial identities into the dynamics of relationship, open-mindedness and comparison. The artists from different geographical areas, coordinated by a team of curators, headed by the Pino Pascali Museum Foundation, in collaboration with the coordinators of the partner countries, have dealt with such shared topics as stories and narrations, myths and legends, spirituality and religions, migration and nomadism, with the aim to strengthen the idea of a common Europeanness too often forgotten.

The exhibition is curated by Antonio Frugis, Pino Pascali Foundation.



ARTISTS ON SHOW

ALBANIA (Curators: Roberto Lacarbonara, Ardian Isufi, Pjeter Guralumi, Vladimir Myrtezai Grosha)

Endri Dani, Sulejman Fani, Ilir Kaso, Alketa Ramaj, Anila Rubiku

MONTENEGRO (curators Maria Paola Spinelli and Boris Abramovic)

Irena Lagator Pejović, Nataljia Vujošević, Jovana Vujanović, Igor Rakčević, Jelena Tomašević,

CROATIA (curators: Marinilde Giannandrea and Ksenija Orelj)

Gildo Bavčević, Nika Rukavina, Fokus Grupa, Ana Hušman, Davor Sanvincenti

ITALY (VENETO) (curator: Martino Scavezzon)

Giulia Maria Belli, Chiara Bugatti, Enej Gala, Annamaria Maccapani, Francesca Piovesan

ITALY (APULIA) (curator: Antonio Frugis)

Dario Agrimi, Sarah Ciracì, Gianmaria Giannetti, Francesca Loprieno, Giuseppe Teofilo.

VENUES

Albania Tirana – Piramida

Montenegro Cetinje – National Art Gallery

Croatia Rijeka – Muzej Moderne I Suvremene Umjetnosti

Veneto Venice – Magazzino del Sale

Apulia Polignano a Mare, Bari – Pino Pascali Foundation

Info: the exhibition will run from 31st January until Match 1st 2015.

Opening: Saturday 31st January, 7 pm

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amalia di Lanno

domenica 25 gennaio 2015

WILDER MANN - Fotografie di Charles Fréger

WILDER MANN
Fotografie di Charles Fréger

La Galleria del Cembalo apre al pubblico, dal 6 febbraio al 28 marzo 2015, una mostra che presenta, per la prima volta in Italia, le fotografie della serie Wilder Mann

L'uomo mascherato, oggi. ‘Selvaggi’ di tutta Europa in settanta fotografie del ritrattista francese che esplora riti e tradizioni ancestrali nel vecchio continente
I ritratti fotografici e, in particolare, quelli di soggetti in uniforme – di qualsiasi tipo essa sia – sono da sempre la materia del lavoro di Charles Fréger.
Il fotografo francese – alla Galleria del Cembalo dal 6 febbraio al 28 marzo con la mostra Wilder Mann – rivolge la sua attenzione a comunità presso le quali l’abito riveste un ruolo di primissimo piano, siano esse di militari, oppure di sportivi, o ancora di scolari, religiosi o teatranti.
L’insieme del suo lavoro di rigoroso ritrattista descrive quasi un’antropologia dei costumi, mai disgiunta dagli usi, dalle pratiche umane.
Così accade per la serie Wilder Mann, con cui Fréger esplora da tempo riti e tradizioni europee in cui l’abito diventa maschera, travestimento, incarnazione del mito.
Ispirate a una concezione ciclica dell’esistenza, queste mascherate tradizionali si tengono ogni anno, particolarmente in inverno, in quasi ogni angolo d’Europa. La ricerca di Fréger ha toccato così Austria, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia – Sardegna e Alto Adige in particolare –, Macedonia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Scozia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria e, più di recente, Inghilterra e Irlanda.
Nelle settanta fotografie della mostra vediamo, dunque, uomini che sono entrati nella pelle del ‘selvaggio’ – il ‘wilder mann’ è, secondo la leggenda, il frutto dell’unione tra un orso e una donna – diventando fantoccio di paglia, diavolo, mostro dalle mascelle d’acciaio.
Personaggi umani e maschere zoomorfe – capra, cervo, cinghiale e naturalmente orso – compongono una sequenza che, se da un lato colpisce per la straordinaria diversità delle trasformazioni, dall’altro vede affiorare in certi elementi ricorrenti – pelli, campane, bastoni, corna – una sorta di ineffabile trasversalità, parzialmente misteriosa e non certo riconducibile agli aspetti più recenti della cosiddetta globalizzazione.
“L’uomo selvaggio non ha mai smesso, nel corso del tempo, di sparire e riapparire. Si è deformato, trasformato, è cresciuto, rimpicciolito, ora con tanti capelli, ora calvo, è il Bene, è il Male”. Questo scrive Robert McLiam Wilson nel testo che apre il volume “Wilder Mann – O la figura del selvaggio”, edito in Italia da Peliti Associati, che raccoglie le fotografie di Fréger sul rito quasi paneuropeo del camuffamento primordiale.
Le immagini del continente selvaggio oscillano tra estetiche minacciose e figurazioni buffe, tra la cupa evocazione della paura e i territori, opposti e complementari, del carnevale e del grottesco.
Si tratta, in ciascuno dei casi, di superfici che hanno spessore e importanza. Di apparenze che non ingannano, risalendo invece dalle più recondite e ancestrali profondità.


Charles Fréger nasce a Bourges, in Francia, nel 1975. Si è laureato presso la Scuola d’arte di Rouen nel 2000. Si è dedicato alla rappresentazione poetica e antropologica di gruppi sociali come atleti, scolari, forze armate. I suoi lavori offrono una riflessione sull’immagine della gioventù contemporanea. È anche il fondatore della comunità artistica Piece of Cake e della casa editrice POC. Le sue serie dedicate agli sportivi, soldati o studenti, realizzate in Europa e nel resto del mondo, si concentrano soprattutto su quello che indossano, sulla loro uniforme. Ha scelto comunità in cui le tenute assumono le sembianze più esuberanti e prestigiose (come nelle serie Steps, Empire, Opera), così come situazioni più modeste nelle quali l’immagine collettiva simboleggia la vita in Europa (Bleus, Sihuhu) o in altri continenti (Umana, Ti du). Le sue immagini registrano gli effetti della socializzazione, riconoscibili nel costume e nell’abbigliamento, che rappresentano il livello più esteriore dell’essere. Ha pubblicato numerosi lavori ed esposto in diversi musei e gallerie in Europa, Asia e negli Stati Uniti. www.charlesfreger.com

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Davide Macchia
Ufficio stampa Galleria del Cembalo
ufficiostampa@galleriadelcembalo.it
tel. 06 83081425 | cel. 340 4906881

pubblica:
amalia di Lanno

Adventures of the Black Square. Abstract Art and Society 1915–2015

Seven_Rotations_1979_by_Dóra_Maurer_from_the_collections_of_Zsolt_Somlói_and_Katalin_Spengler

Le avventure del quadrato nero (“The Adventures of Black Square”) è la mostra allaWhitechapel Gallery di Londra.
Il “Quadrato nero” dell’artista russo Kazimir Malevich è stato esposto per la prima volta nel 1915 e da allora ha cambiato radicalmente la storia dell’arte. L’astrattismo di Kandinsky e il Suprematismo di Malevich hanno operato una rivoluzione estetica importantissima per le arti, e non solo.

La mostra di Londra fa il punto sui primi 100 anni di arte astratta attraverso 100 opere d’arte di 100 artisti attivi sul tema in tutto il mondo. I loro dipinti, le fotografie e le sculture sono il simbolo delle aspirazioni e delle rivoluzioni portate avanti dall’utopia modernista.

Attraverso le quattro sezioni Utopia, Architectonics, Communication e Everyday si avrà un’immagine completa di come la forma pura e il colore unico si siano imposti come simboli di spazi sociali, elementi grafici per la comunicazione e la propaganda ma anche come motivi per i tessuti.


“Adventures of the Black Square. Abstract Art and Society 1915–2015”
fino al 6 aprile 2015


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