martedì 30 ottobre 2012

Il giorno dei morti per celebrare la Vita







Per il secondo anno consecutivo, l’Associazione ArtSOB di Lara Carbonara e Lucrezia Naglieri presenta ‘Il giorno dei morti per celebrare la Vita’, un’opera site specific dell’artista messicana Yanira Delgado.
L’intervento artistico nasce dalla necessità della celebrazione del rituale intimo della memoria e della commemorazione. L’artista messicana Yanira Delgado allestirà, presso gli spazi del Torrione Angioino, gli altari del ‘dia de los muertos’ per celebrare la vita ricordando il rito della morte.
In Mes
sico la Festività dei Morti rappresenta una commemorazione in cui concorrono in ugual maniera la tradizione precolombiana e la religione cattolica. La festa è tutta per i morti e le loro anime che tornano; ed è proprio l’incontro delle culture Italia-Messico che il Torrione Angioino intende celebrare il 3 novembre.
La preparazione al distacco, l’esorcismo della paura, la beffa del destino, la parodia della morte. Una festa avvolgente, satura, esplosiva, senza sbavature, carnale nella spiritualità, irriverente nella solennità. Una vitalità che scongiura la tristezza e rompe i margini dell’ascetismo cristiano. L’altare che unisce il ricordo della perdita alla gioia del ritrovamento in un rituale furiosamente dolorifico e furiosamente ardente di vita. I messicani hanno nel sangue una capacità di sopravvivenza al dolore che li fa vivere costantemente in una cerniera tra la luce e l’oscurità, costantemente pronti ad onorare la morte per cantare la vita.
Nel 2003 il Giorno dei Morti celebrato in Messico è stato dichiarato dall’UNESCO “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità”. Nel corso dell’inaugurazione che si terrà il 3 novembre alle ore 19,00 presso il Torrione Angioino, la cantante Chiara Scarpone interpreterà dei brani della cantante messicana Chavela Vergas, scomparsa lo scorso 5 agosto, le ballerine Rosanna D’Abramo e Palmiriana Sibilia si esibiranno in performance di danza.
La manifestazione vanta il patrocinio del Comune di Bitonto, la collaborazione della Biblioteca pubblica Una teca per tutti e de La Vineria, e ha come Main Sponsor l’Azienda CE.R.IN s.r.l.
L’installazione sarà visitabile fino al 7 novembre. 
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Amalia Di Lanno

Contropiani Mediterranei





Mostra "Contropiani Mediterranei"
a cura del critico d’arte Maurizio Vitiello

Opere di: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola.


Fortino di Sant’Antonio, Bari
11-21 novembre 2012
Orario: 8.30-13.00 / 17.00-21.00

Domenica 11 novembre 2012, alle ore 18.30, al Fortino di Sant’Antonio di Bari, inserita nell'ambito del progetto "Agorà dell'arte" e organizzata dall’associazione “Agorà mediterranea”, sarà inaugurata la mostra “Contropiani Mediterranei”, a cura del critico d’arte Maurizio Vitiello, con opere recenti degli artisti: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola.
Organizzazione: Agorà mediterranea; 
Patrocini: Comune di Bari, FAI Delegazione di Bari, Federitalia Puglia; 
Media partners: ArteCulturaOK e il sito dell’arte, Storm Communication Group Srl; 
Sponsor: La edilnova, Saicaf
Alle ore 20.00 ci sarà la performance vocale di En sabir: Teresa Barbieri, Stefano De Dominicis, Silvana De Palma, Vito Giammarelli
Disponibile catalogo.

La mostra resterà aperta sino a mercoledì 21 novembre 2012.
Orario:8.30-13.00 / 17.00-21.00

Scheda della mostra, a cura di Maurizio Vitiello
La mostra “Contropiani Mediterranei”, allestita nell’interessante spazio del Fortino di Sant’Antonio di Bari, inserita nell'ambito del progetto "Agorà dell'arte", desidera rispondere all'esigenza di reperire nuovi spazi in cui promuovere efficacemente la creatività degli artisti locali in rapporto alle tendenze culturali del territorio nazionale e delle proiezioni mediterranee. “Contropiani Mediterranei” rilancia un segnale, seppur minimo, di verifica dello stato dell'arte in Italia; è un incontro tra artisti di diverse aree geografiche italiane. Sono presenti: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola. Questa rassegna d’arte contemporanea, che vede insieme dodici presenze artistiche con relative recenti opere d’arte realizzate con diversi codici linguistici, vuole essere un ulteriore contributo di verifica dello stato dell’arte italiano. L’esposizione incapsula “sensi mediterranei" di artisti di varie località italiane e con all’attivo tante personali, molte collettive e diverse rassegne, di grande importanza, da “ La Quadriennale ” di Roma sino a “ La Biennale ” di Venezia. Istanze, aperture, tensioni, lieviti, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono nelle loro opere l’urgenza e la necessità di confrontarsi. Questi artisti di tono e di qualità, da molti anni sulla scena artistica nazionale, e non solo, differenti per caratteri, offrono un serio ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico contemporaneo. Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata ricognizione. Questi artisti con lavori di ricerca, seriamente conosciuti e ampiamente riconosciuti, sostengono un contemporaneo visivo di temperamento euro-mediterraneo e attivano, così, oggi, una prova espositiva per alimentare, in fondo, una resistente apertura futura. Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita e i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti. La filosofia di quest'incontro, improntato al confronto di stili, permette al territorio barese di poter recepire un momento squisitamente visivo-culturale, mentre all'orizzonte si tratteggiano ulteriori spunti per scambi aggreganti di nuovi progetti. In questa mostra s’incontrano vari vissuti; nelle opere si riflettono attraversamenti memoriali; difatti, nelle cognizioni artistiche che s’inoltrano la memoria è recepita come fondo d’avvio, mentre passaggi diaristici rafforzano un campo di profili evocativi, aggettanti, risonanti. Alza il livello qualitativo la metabolizzazione di estremi, quelli epocali e quelli intimistici, quelli sociali e quelli domestici; ogni artista delimita un proprio ambito di ricerca, finitimo agli altri; le rispondenze estetiche squillano e si specchiano, movimenti e intrecci rafforzano congetture e rimandi. L’incontrarsi è vivificare la comunicazione, rinvigorire il sentire comune. Fermare la memoria per assicurarla come testimonianza del vissuto e sommare anche la pronuncia diaristica permette di regolare passato e presente per graffiare il futuro; e sembrano scattare altri possibili incontri. Quest’esposizione è un meeting di paralleli segni incisi e di espressioni raccolte sul “fil rouge” del ricordo, associato e spinto dalla voglia di andare oltre le leggi dell’uomo per avvicinarsi, invece, a quelle sagge della natura e questa doppia declinazione del motivo del ricordo si pone come un’interpretazione più liberale per captare movimenti e gesti, ciò che ci circonda o ciò che ci abbraccia.

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Amalia Di Lanno



BIo di Elisa Cella (finalista premio celeste 2007) a cura di Alessia Locatelli
quando inaugurazione: 28 novembre 2012
                                  dal 28.11.2012 al 15.12.2012

dove Spazio City Art
via Dolomiti 11 -20127- Milano 
http://www.cityart.it/
info@cityart.it
ph. 0287167065



personale di Elisa Cella
a cura di Alessia Locatelli
La biologia è lo studio di organismi complessi che sembrano essere stati disegnati per uno scopo preciso. (Richard
Dawkins). L'Arte è traghettatrice di immagini e catalizzatrice di archetipi. Elisa Cella è entrambe le cose.
Un connubio riuscito tra Arte e Scienza nella mostra personale di Elisa Cella, artista genovese, presentata a Milano il 28 novembre presso lo spazio City Art.
Elisa Cella concepisce una rielaborazione pittorica di questo complesso rapporto, creando un dialogo tra categorie scientifiche ed estetiche. Nei lavori esposti, eseguiti lasciando inalterato il bianco fondo della tela - come in un campo d’indagine sterilizzato - appaiono elementi biologici, cellule che fioriscono, si aprono liberando componenti molecolari in dialogo con lo spazio bianco, creando suggestivi paesaggi che, per similitudine, richiamano il lavoro pittorico di Wassily Kandinskij all’inizio del secolo scorso, non appena la scoperta del microscopio permise di sondare mondi prima impensabili. (…) Un lavoro eseguito con la perizia di uno scienziato, elementi composti ripetendo il segno grafico del cerchio - in differenti dimensioni - fino ad ottenere la Forma finale dell’immagine nella sua completezza. (…) Un’opera complessa, un rimando costante tra gli schemi della ragione e quelli del pensiero, a ricordarci che la vita abbandona vettori di previsione e controllo per declinarsi in modelli inaspettati, sfuggendo improvvisamente ad ogni categoria e metodo. Alessia Locatelli
Info:
Bio - Elisa Cella
a cura di Alessia Locatelli
Vernissage 28 Novembre 2012
Presso: City Art
Via Dolomiti 11 –Milano
T: 02.87167065
info@cityart.it
http://www.cityart.it/
Elisa Cella
Ha studiato Matematica alla facoltà di Scienze Mm. Ff. Nn. dell’Università Statale di Milano
Mostre Personali (selezione)
2012"BIo", Spazio City Art, Milano, a cura di A.Locatelli, catalogo (dal 18 novembre)
2008“Molteplice”, My Personal Gallery, Torino, a cura di Davide Pesce e R. Gaia
“Bio-Astrazioni”, Galleria Andrea Ciani, Genova, a cura di A. Trabucco, catalogo
Collettive(selezione)
2012 "TAKE ON ME!", presso vari luoghi di Milano, volutamente non comunicati, a cura di N. Shabnam
Bonetti e Laboratorio Alchemico
"Profile", En Plein Air Arte Contemporanea, Pinerolo (To), a cura di E.Privitera e M.Filippa, catalogo
"Déjà vu", Amy-d Arte Spazio & LoolaPaloosa, Milano, a cura di A. D'Ambrosio
2008: “Cristalli di Rocca”, Galleria Civica di Palazzo Borgatta, Rocca Grimalda (AL), a cura di C. Lio, catalogo
2007: “Premio Celeste”, finalista nella sezione pittura, ISA, Istituto Superiore Antincendi, Roma, a cura di
Gianluca Marziani, selezione pittura a cura di Ivan Quaroni, catalogo
“Allarmi – Nuovo Contingente”, Caserma De Cristoforis, Como, a cura di C.Antolini, I.Quaroni, A.Trabucco
ed A.Zanchetta, catalogo
Alessia Locatelli (Milano, 1977)
è critica e curatrice indipendente con un piede nell'arte contemporanea e l'altro nella fotografia. Si laurea
a Barcellona , con una tesi su Macba, e ama viaggiare più di ogni altra cosa. Scrive per alcune riviste,
cartacee e on-line e segue ciò che è sperimentale e fuori dall'ordinario, compresa la passione per la danza
egiziana.
Ricevo e pubblico:
Massimo Nardi

“Lo spazio il corpo la città”.


Galleria "Arianna Sartori"
Indirizzo: Mantova - via Ippolito Nievo, 10 - tel. 0376.324260
Mostra: Maria Micozzi
Date: dal 3 al 15 novembre 2012
Inaugurazione: Sabato 3 novembre, ore 17.30
Presentazione in Galleria di FLORIANO DE SANTI
Orario di apertura:     10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi


La Galleria “Arianna Sartori - Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Ippolito Nievo 10, dal 3 al 15 novembre 2012, presenta la mostra personale dell’artista Maria Micozzi, dal titolo “Lo spazio il corpo la città”.
La mostra, si inaugurerà Sabato 3 novembre alle ore 17,30, con presentazione di Floriano De Santi, alla presenza dell’artista.
“LO SPAZIO IL CORPO LA CITTÀ” 
 La città tutta attorno ti circonda le spalle e non sa dire lo spazio vuoto dell’astrazione, la ragione delle sue geometrie- Nel ventre della madre antica l’infinito si è fatto luogo nella stessa carne nasce l’altro, il desiderio, le parole che danno nome. Rimosso l’abbraccio le strade della città si tagliano creando luoghi confusi ostili. I corpi tentano spazi fallici, ma fragili, impauriti tornano al chiuso …e poi, di nuovo, scappano …lungo gli asfalti notturni cercano …passi desideranti suonano a richiamo, voglie migrano spiando il gioco delle porte schiuse bocche segrete carni scosciate, cariche di dolore e di vuoto, …desideri di accoglienza sentimenti di esclusione si confondono nel traffico. I corpi aspettano incontri Maria Micozzi



 Maria Micozzi nasce a Tolentino nelle Marche. Compie studi sia di formazione classica che scientifica con molteplici interessi culturali dall’antropologia alla psicoanalisi e in ambito filosofi-co all’epistemologia nella concezione “relazionale” di Gregory Bateson. Si dedica totalmente all’attività artistica dal 1985 fondendo una qualità pittorica esemplare sulla grande tradizione del rinascimento da Leonardo a Michelangelo con la sperimentazione di inedite soluzioni tecnico-formali (ideazione di nuovi supporti come i quadri-oggetto, opere bifacciali, assemblaggi di più tele e cornici, con utilizzo di materiali poveri come fili di ferro e spago), affine allo spirito delle avanguardie di indirizzo concettuale. Questa sua ‘eretica’ ed eterodossa configurazione artistica viene notata e seguita con interesse dal critico Pierre Restany, teorico del movimento artistico ‘Noveau Realisme’, che nel 1986 presenta a Milano una mostra di Maria Micozzi. Dal 1987 l’artista marchigiana inizia un’intensa attività espositiva con mostre a Monaco, Stoccarda, Bayreut in Germania dove la sua ricerca ottiene numerosi consensi sia di critica che di pubblico. Partecipa alla rassegna di Arte Fantastica curata dal prof. Renzo Margonari a Palazzo Roncale a Rovigo (1987), nello stesso anno è presente all’Expò di New York. Nel 1988 è invitata in Spagna ad una rassegna di artisti internazionali per iniziativa del Ministero della Cultura di Madrid. Nella sua opera orientata ad una visione sistemica del mondo, la dimensione fantastica scaturisce dalla complessità labirintica delle infinite relazioni possibili, geometrico-matematche, mestiche o simboliche tra gli elementi di un tutto che, nella visione organicistica di Maria Micozzi, si traduce nel mito femminino della grande madre cosmica attraverso la forza sinuosa ed erotica dei suoi acefali corpi femminili. In questo suo anelito alla ricomposizione formale della totalità attraverso la compresenza e la ‘ricucitura’ nelle sue opere di frammenti di linguaggi plurimi vengono meno le rigide e schematiche contrapposizioni tra figurazione e astrazione, tra razionale e non raziona-le, tra mente e corpo delineando così nuove possibili connessioni e relazioni tra contesti e realtà irrelate. Negli anni novanta sono da menzionare le mostre a Francoforte, a Miami in U.S.A. e a New York presso l’Istituto Italiano di Cultura, nonché le personali itineranti a tema come “La sedu-zione - ossessione e paura nei trattati degli Inquisitori”, “La disperatissima sete - 8 pièses per Giacomo Leopardi” con il Patrocinio della Regione Marche e i complimenti di Federico Zeri, “Maria Micozzi o il mistero del corpo” per la Fondazione Umberto Mastroianni. Nel 2005 a Bo-logna presso la Galleria Castiglione Arte presenta “La domanda e l’utopia” ispirata a “Le città in-visibili di Italo Calvino. Si ricordano, poi, le personali “Il cerchio e le secanti” presso la Miniaci Art Gallery nella sede di via Brera a Milano e in quella di Positano, “Metafore del grano Saraceno - geometrie, luoghi e riti” a Palazzo Besta de’ Gatti a Teglio, “Don’t rape Lilith - il nome e il branco” agli Archivi di Stato a Milano e infine la partecipazione, sia come autrice del manifesto che come relatrice (sul tema dello stupro ‘Ammutolire la preda’), al Convegno “Le figure della violenza” organizzato da Oikos-bios Centro filosofico di psicoanalisi, presso l’Università di Padova. Nell’inverno 2010, ancora a Padova, ha allestito la personale “L’ossessione della carne” in con-temporanea al convegno, che oltre a vederla relatrice trae il titolo da un suo scritto “La paura dell’impotenza e lo stupro - metafore per l’indicibile”, convegno organizzato da Oikos-Bios e tenutosi presso la facoltà di Sociologia. Tra le ultime rassegne è da ricordare la mostra internazionale “Llilith - l’aspetto femminile della creazione a cura di M.L. Trevisan con la partecipazione a catalogo di Rita Levi Montalcini, tenu-tasi a Frascati presso le scuderie Altobrandini, nel 2004; ultimamente ha partecipato, invitata dal curatore Floriano De Santi, alla Rassegna “Le costellazioni” tenuta a Viareggio, presso la Villa Borbone; è stata presente, per la seconda volta, al ‘Premio Vasto’, ad una rassegna internazionale presso Villa Panphili, a Roma, organizzata dalla Galleria ‘Il narciso’ di Roma e alla Galleria Civica di Enna. È artista invitata alla Biennale dell’Incisione Città di Campobasso. Nell’anno in corso ha messo in scena, a Padova, una sua commedia “Le femmine - Lisistrata e le altre” di cui ha curato la scenografia. (Biografia artistica di Giuseppe Vannucci – Arte Filia).
Ricevo e pubblico:
Massimo Nardi

ABERRATIO ICTUS_Margherita Ragno






Mostra personale di Margherita Ragno

A cura di Alexander Larrarte

con note critiche di Giuliana Schiavone e Lorenzo Madaro


La magrezza è più nuda, più indecente della grassezza.
Charles Baudedalire

Derivata dal campo del diritto penale, la locuzione latina "aberratio ictus" indica la seguente fattispecie di reato: "offesa di persona diversa da quella a cui l'offesa era riferita".
Nella dimensione comunicativa artistica, che implica costantemente la partecipazione percettiva di più parti, l'azione del soggetto che crea, diretta sul medium artistico può generare personaggi che attivano nello sguardo di chi guarda una reazione di coinvolgimento emotivo diretto, di slittamento critico o della colpa. Si tratta di un fenomeno in cui l'osservatore si sente direttamente coinvolto, leso nella morale abitudinaria e condivisa, o in qualche modo chiamato in causa dalle stesse figure, tanto cariche di realismo da sfiorare la soglia dell'offesa, che non rifuggono dal pubblico ma l'osservano, scrutano, traboccanti di tutti i loro difetti, colpe e fisicità, sino a farlo sentire quasi colpevole di "normalità".
La selezione delle opere in mostra prevede lavori editi e inediti con l'intento di scandagliare le passioni delle umane genti con “nuda realtà dei corpi” lì dove la resa realistica provoca un cortocircuito e l'immagine, il corpo, il “grasso” non è più celato ma si svela agli occhi dell'osservatore.

Alexander Larrarte
 
Segnala:
Amalia Di Lanno
 
 
 

Silence is golden di Max Papeschi


Marsiglione Arts gallery
presenta

Silence is golden
Mostra personale di Max Papeschi
A cura di Igor Zanti

Dal 23 novembre 2012 al 5 gennaio 2013

Opening 22 novembre ore 18:30
Dj Set: Fabio Orefice + Finger Up


Orari : martedì - sabato 10 | 19:30
in altri giorni e orari su appuntamento

Marisglione Arts gallery
Via Vitani 31
22100, Como
Tel: 3287521463
info@marsiglioneartsgallery.com

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Silence is golden
testo critico di Igor Zanti

Il silenzio è d’oro, la parola d’argento
Proverbio italiano

Meglio che gli uomini chiedano perché non ho una statua, piuttosto che chiedano perché ne ho una
Marco Procio Catone



Talvolta, in alcuni particolari casi, si raccomanda il silenzio: un silenzio che è assenso, un silenzio che è, al tempo stesso, volontà di non rispondere, o meglio- parafrasando il gergo legale- facoltà di non rispondere.
Parlare ha minor valore di tacere?
Se dovessimo rifarci alla tradizione popolare forse sì, anche se, far passare sotto silenzio molto di quello che accade intorno a noi, è una forma di negazione della realtà, di censura e, storicamente, la censura ha fatto proprio del silenzio la sua arma più pericolosa.
Se non c’è racconto non c’è memoria. La memoria e il ricordo sono le uniche vie che ci permettono di poter evitare di perseverare nuovamente negli stessi sbagli del passato, che ci invitano a ragionare e riflettere su quello che è stato, dandoci la possibilità, qualora fosse necessario di condannare quello che non dovrebbe essere mai accaduto. pur avendo, la miopia del presente, fatto in modo che permettessimo che accadesse.
Max Papeschi non ama tacere, è un logorroico intellettuale con una vena seriale, vuole ed esige uno spazio per dire la sua.
Max Papeschi è un guitto, un implacabile e attento osservatore dei suoi tempi che non ammette la codardia di un silenzio assenso, ma indaga la sua realtà, e quello che gli sta intorno, in modo critico, con un taglio profondamente ironico che è una sorta di non dichiarata firma stilistica
Il suo lavorare per serie ha un che di retorico nell’accezione classica del termine, che prevede tanto ed in egual maniera l’inventio, la dispositivo e l’elocutio, quanto la memoria e l’actio.
Con una costanza sorprendente e vibrante affronta argomenti scottanti, usando il richiamo mediatico come una parte integrante della sua ricerca, e come un mezzo irrinunciabile per catalizzare l’attenzione del suo pubblico sui nodi cruciali che sono alla base dello sviluppo della nostra storia degli ultimi settant’anni.
Dai suoi colorati e iconici personaggi, che mettono alla berlina, sia in ambito politico che culturale,. l’ottusa e miope tendenza dittatoriale, fino alla recentissima serie dedicata ai bambini, passando per i raffinati bianco e neri che dialogano con la storia della fotografia e del reportage, vi è in Max Papeschi la volontà di non tacere, ma, piuttosto, di gridare al mondo intero quanto sia stato e sia insensato quelle che avviene, quanto, talvolta, crudelmente puerile sia l’atteggiamento dell’essere umano.
Immagini forti ed ironiche che sono periodi sintattici di un discorso, di una riuscita composizione retorica, di un surreale comizio, di un plateale svelamento dei molti e reiterati vizi della nostra società.
Non si creda però che Papeschi voglia indossare le vesti di Marco Procio Catone, perché, questo, sarebbe lontano dal suo modo di agire, dal suo modo di pensare. Non vi è, infatti, una volontà di togliersi dal gruppo e di erigersi a giudice, ma piuttosto il desiderio di raccontare con altro occhio, con voce priva dei tentennamenti della convenienza, la sua realtà, quasi fosse un terapeutico modo per ricostruire e per comprendere appieno i perché del presente cercando le risposte nel passato.
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Amalia Di Lanno

LETIZIA BATTAGLIA - FRANCESCA WOODMAN

 Sopra: Polka Dots Lunares, Providence, Rhode Island, 1975-78, gelatine silver estate print

Sotto: Letizia Battaglia - Rielaborazione 2003, 40x50 cm




Galleria Massimo Minini

Via Apollonio 68 – 25128 Brescia

tel. 030.383034 – fax 030.304638


www.galleriaminini.it



LETIZIA BATTAGLIA

FRANCESCA WOODMAN


Inaugurazione sabato 22 settembre ore 18, fino al 10 novembre 2012



"LETIZIA ha un nome di BATTAGLIA, e di fatto è una lottatrice. L’ho chiamata un giorno, poco tempo fa, per passare a conoscerla. Un mito della fotografia, Letizia, ma non pensavo di cacciarmi nel cratere di un vulcano. Un vulcano siciliano, come si conviene, tra Etna e Stromboli; una fotografa di delitti, di morti, di madri disperate e guardie del corpo con magnum e il colpo in canna, di giudici riversi sui sedili, di galline e gatti sui tavoli. Letizia respira per pochi momenti ogni giorno, per il resto fuma una sigaretta dietro l’altra. È stata assessore alla cultura a Palermo con Leoluca Orlando, ma i poeti non devono fare politica. È furba, svelta, delicata, tranchant, abituata a vedere la morte in faccia, cosa volete che gliene importi delle menate del mondo dell’arte e della fotografia? Ho capito che lei non è una fotografa: è un essere umano incazzato di vivere in un mondo così sporco." MM
 
Letizia Battaglia (Palermo, 1935) inizia la sua carriera di giornalista nel 1969 lavorando per il giornale palermitano L'Ora. Nel 1970 si trasferisce a Milano dove collabora come fotografa con varie testate. Nel 1974 ritorna a Palermo e crea, con Franco Zecchin, l'agenzia Informazione fotografica. Nel 1974 documenta gli Anni di Piombo che sconvolgono la sua città natia, immortalando i delitti commessi dalla mafia, con la volontà di comunicare l’atrocità di quei gesti, sensibilizzando la coscienza umana. Diviene una fotoreporter di fama internazionale. Ma Letizia Battaglia non è solo "la fotografa della mafia". Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985 il Premio Eugene Smith a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Un altro premio, il Mother Johnson Achievement for Life, le è stato tributato nel 1999. Ha esposto in Italia, nei Paesi dell'Est, Francia, Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada. Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella monografia delle edizioni Motta: Passione, giustizia e libertà.


"Non ho potuto conoscere FRANCESCA WOODMAN, eppure ha abitato in Italia, a Roma, per pochi mesi, tra ‘77 e ‘78. Andavo a Roma spesso per incontrare artisti, amici, critici. Frequentavo il mondo dell’arte che allora mi sorprendeva, visto attraverso gli occhi di colleghi che vivevano nel mio stesso sistema. Giuseppe Casetti, ad esempio, o Ugo Ferranti  che  le hanno dato le sue prime mostre e Giuseppe Gallo, Sabina Mirri. Ma so anche che se l’avessi incontrata forse non avrei saputo riconoscerla. Incontriamo, noi galleristi (allora ero un gallerista rampante), molti giovani che ci propongono di guardare le loro opere. Di solito le osserviamo distrattamente, anche con un po’ di sufficienza. Un artista che cerca di farsi notare viene abitualmente guardato con sospetto. La domanda che fa l’artista (giovane) è: “ma allora come possiamo fare?”. Domanda quasi senza risposta." MM

Francesca Woodman (Denver, 1958New York, 1981) nasce il 3 aprile del 1958 a Denver, nel Colorado. Suo padre è un pittore, sua madre Betty una ceramista. Nel 1973 sceglie di iscriversi all’Abbot Academy di Andover, nel Massachusetts, una scuola privata per sole donne, tra i pochi licei americani con corsi d’arte. A partire da settembre del 1976 frequenta a Providence un’Accademia di belle Arti: la Rhode Island School of Design (RISD). Nel 1978 è in Italia con l’amica Sloan Rankin per seguire i corsi europei della Rhode Island School of Design che a sede a palazzo Cenci, nel centro storico di Roma. 

Segnala:
Amalia Di Lanno