giovedì 20 maggio 2021

Guido Guidi. Lunario

Guido Guidi, Cesena, 1968


Nell'ambito di Fotografia Europea 2021
Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea
riaprono le mostre:

Guido Guidi. Lunario
A cura di Andrea Simi

Luca Nostri. Quattro cortili 
Project room

L’Ospitale, Rubiera (Reggio Emilia)
22 maggio - 4 luglio 2021

Lunario di Guido Guidi è un viaggio fotografico lungo trent'anni sul tema della Luna, con il suo carico di significati filosofici, letterari e mitologici. Presso l’Ospitale di Rubiera (RE), Linea di Confine presenta, arricchita da materiali inediti, la serie fotografica che compone il volume Guido Guidi. Lunario 1968-1999 (Mack, Londra 2019), una delle edizioni più recenti della sistematica opera di pubblicazione dell'archivio che il fotografo porta avanti da da anni. Guidi veste i panni dello scienziato, richiamando alla mente i procedimenti descritti nel Sidereus Nuncius da Galileo Galilei. Registra così questa serie di apparizioni lunari misurandosi con gli aspetti tecnologici del mezzo fotografico, con la sua natura meccanica e la sua vocazione all'indagine dei fenomeni ottici, fisici e naturali. È la ricerca di un rapporto diretto con la fotografia degli albori, con la sua attitudine alla verifica anche autoriflessiva, meta-fotografica: una costante in tutto il suo lavoro.

Il catalogo Guidi Guidi. Lunario 1968-1999, con testo di G. Guidi in conversazione con A. Frongia, Mack edizioni, 2019, è disponibile in mostra. 

Luca Nostri. Quattro cortili
Ingresso sala bachi. 1°piano

Negli ultimi anni Luca Nostri ha indagato alcuni fondi fotografici locali, nell'ambito di un progetto di dottorato presso la Plymouth University. La serie Anselmo, di recente pubblicata nelle edizioni Linea di Confine, è parte di una più ampia ricerca di Nostri nel territorio della Bassa Romagna, che il fotografo ha esplorato nel tempo con diversi progetti, sia artistici che curatoriali. Per rendere conto della ricerca nel suo insieme, verrà allestita in una project room la mostra Quattro cortili, che presenta quattro serie fotografiche (due curatoriali, e due autoriali) che si sviluppano a partire da alcuni cortili nel territorio di Lugo e nella campagna circostante, in diverse epoche storiche.

Il catalogo Luca Nostri. Anselmo, con testi di D. Chandler e W. Guerrieri, Linea di Confine edizioni, 2020, è disponibile in mostra. 


Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea
L’Ospitale, Rubiera, Reggio Emilia
Via Fontana 2
Rubiera (Reggio Emilia)

Date
22 maggio - 4 luglio 2021

Orari
Sabato e domenica: 10-13 / 16-19
Gli altri giorni su appuntamento

Apertura straordinaria
Mercoledì 2 Giugno 2021: 10-13 / 16-19

Ingresso 
Libero

A causa delle disposizioni anti-Covid la visita delle mostre avverrà in modalità contingentata.

Informazioni



In collaborazione con
Comune di Rubiera e Fotografia Europea






mercoledì 19 maggio 2021

Diego Miguel Mirabella - DECORATO DECOROSO DISTRATTO


Studio Sales di Norberto Ruggeri è lieto di presentare una selezione di nuove opere di Diego Miguel Mirabella. 

I lavori si inscrivono nel progetto di ricerca sul mosaico marocchino che l’artista porta avanti dal 2017 in stretta collaborazione con gli artigiani di Fez. Il mosaico tradizionale marocchino (Zellij) presenta pattern geometrici uniformi, rigorosamente aniconici, regola ferrea che nei lavori dell’artista è violata con l’inserimento di disegni, forme e frasi, pensieri, suggestioni che il più delle volte si perdono nelle trame stesse dello schema geometrico, confondendosi con esso.

La mostra e le opere - che non sono state pensate come un unico corpo espositivo ma come singoli frammenti narrativi - lasciano intravedere i caratteri di un racconto, la caratterizzazione di personaggi (Mi arrocco), stati d'animo (una segreta felicità), un'immaginaria presenza su un palco (davanti le luci le dita) e decorato decoroso distratto opera bronzea che si mostra come due gambe distese e accavallate, come a riposo, su di un piedistallo in vimini. Particolarità della scultura le suole delle scarpe, lucidate a specchio, che fungono da osservatore inoperoso alla scena della mostra.

Decorato decoroso distratto è un vero e proprio manifesto dell'artista che suggerisce tre condizioni al suo lavoro e propone una diversa riflessione - esposta nelle lucide suole consunte da un lungo camminare o, all'inverso, di un incorrotto immobilismo che si presenta sotto forma di un primo paesaggio che antecede il pensiero e distrae ogni possibile, certa, trama.



Studio SALES di Norberto Ruggeri
Piazza Dante 2 00185 Rome
telephone: +39 06 77 59 11 22
email: info@studiosales.it
Mon – Fri: from 15.00 to 19.00 and by appointment
Lun – Ven: dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e su appuntamento

DECORATO DECOROSO DISTRATTO
sarà aperta al pubblico
da Giovedì 20 Maggio a Venerdì 16 Luglio 2021
dalle 15:00 alle 19:00 e su appuntamento



Neda Shafiee Moghaddam - Alla ricerca degli spazi perduti

Alla ricerca degli spazi perduti *

“Finché ricordo, ho vissuto negli spazi staccati, spazi dove non era possibile che la forma e il contenuto divenissero un corpo unico. Nulla era al suo posto. Spazi di epoche diverse erano uno accanto all’altro, come tessere malfatte messe insieme in modo casuale. Tanto che ho sempre pensato di vivere in un mondo arido. Solo il panorama magico delle montagne e l’attrazione alle relazioni umane mi tratteneva nella vita reale “. 
Daryush Shayegan (1935- 2018) filosofo, scrittore iraniano 


Neda Shafiee Moghaddam è nata in Iran e da molti anni vive in Italia. In entrambi i paesi ha studiato scultura ma frequenta anche altre forme espressive. Spesso medita sulla poesia della metamorfosi delle forme. Proietta la trasformazione del corpo e l’esperienza vissuta negli oggetti quotidiani. In tutte le sue opere è presente una cifra autobiografica. 

Il titolo di questa mostra è ispirato dall’omonimo testo di Shayegan e appartiene ai suoi scritti sull’arte visiva e le sue peculiarità tra occidente e oriente. All’entrata si percepisce un riflesso umido sulla carta ondeggiante, un blu scuro, ogni tanto un alone più chiaro, poi una macchia gialla o un viola che sprofonda, 

Ora siamo nella stanza, 
Si sente il gorgoglio dell’acqua
Una parete blu e un disegno sopra una poltrona,
I corpi galleggiano sotto strati di plastica,
L’acqua scorre sotto una bassa luce celeste,
Lo sguardo è sottilmente capovolto.

Neda, ama disegnare e sfida dolcemente la bidimensionalità del mezzo pittorico aggiungendo volumi invisibili; qui il suono immateriale e le plastiche trasparenti. Questi disegni dal titolo “Rinascita” fanno parte delle opere realizzate durante la chiusura per l’emergenza covid-19. È in questo periodo che l’artista sente l’esigenza di aggiungere colori ai suoi disegni che erano spesso nero e ocra. Disegni che ci portano dentro un sogno di limpide acque blu dove galleggiano corpi sottili.

“Metto il colore e lo guardo spandersi in macchie, non controllo le forme, poi posiziono liberamente i corpi”, racconta l’artista. Questi momenti vivaci, in parte casuali, vengono messi sotto vacuum in buste trasparenti, come se si potesse fermare lo scorrere del tempo. Il contrasto tra il suono dell’acqua che gorgoglia e il materiale immobile tra le pieghe delle buste, crea una dicotomia tra il fluire temporale e la fissità materiale, come spesso accade nei sogni. La serie “Rinascita” racconta un tempo compresso e sospeso dai momenti incerti della pandemia, in una forma caotica-casuale, sfumata di ottimismo. Le buste vacuum, che ritroviamo in precedenti opere dell’artista, simboleggiano lo spazio-tempo. In un’altra mostra, dentro queste buste di plastica erano compressi oggetti simbolo della sua storia, della sua vita archiviata. Aveva diviso immagini e documenti personali, le sue memorie, in queste buste solitamente usate per ridurre l’ingombro delle cose ma anche per preservarle dai danni naturali. Nel ridurre lo spazio fisico, l’artista, sottolinea lo spazio psichico. Uno spazio dove i ricordi vengono condensati in frammenti. Lo spazio psichico è dominio della memoria dove il presente è fuso con il passato e il futuro sconosciuto. Tutti contenitori in questa mostra, raccontano esperienze del corpo, possono rappresentarsi in forme cubiche con messaggi concettuali, oppure avere forme organiche e sperimentali. 

Nella sala ci sono due tipi di contenitori; buste color ocra di carta della serie Autoritratti (dal 2019- in corso) e Cubi di Cemento (dal 2020- in corso). Qui, il contrasto è tra la leggerezza e la precarietà della carta e la pesantezza e la staticità del cemento. Su ogni busta troviamo, rappresentato con un selfie, il volto dell’artista e una parte del suo corpo. Sopra le buste appaiono anche le immagini di oggetti quotidiani. Immagini che Neda aveva salvato negli anni e che in modo spontaneo mette sulle buste. Come afferma, queste immagini sono evocazioni che lo spettatore può decodificare di volta in volta a sua interpretazione. L’artista ci invita a trovare il filo di storie e racconti immaginari. Per leggere le buste, dobbiamo relazionarci con un altro linguaggio. La gestualità delle mani, storie personali e l’immagine degli oggetti quotidiani, ne sono indice. Tre buste all’entrata sono aperte, leggere, quasi volanti. Altre appaiono pesanti, sono sparse per terra, rigonfie di contenuti invisibili. Dalle forme esterne e le immagini/parole che scorrono sulla superfice delle stesse, possiamo fantasticare sul loro contenuto e ciò che raccontano. Dietro le buste, sulla parete, scorre il video del panorama visto dal finestrino del treno nel deserto dell’Iran. Le buste di carta vengono usate per portar via le macerie nella ristrutturazione delle case. E i cubi in cemento, comunemente chiamati “pozzetti”, vengono normalmente usati per il deflusso delle acque nella costruzione delle case. Sono moduli prefabbricati. Diventano la struttura del palcoscenico nelle storie che ci racconta l’artista.

Come dice Shayegan, tra la dimora, vale a dire lo spazio costruito, e lo spazio della mente e il cuore, ci sono tanti inevitabili similitudini; tanto che per modificare l’uno, bisogna cambiare anche l’altro. I contenitori in cemento rappresentano il cubo esistenziale. Ci invitano a contenere la vita all’interno del loro spazio, aperto ma confinato. Nella prima opera, il cubo è visto dall’artista come simbolo di perfezione e viene amorevolmente appoggiato su di un cuscino, anch’esso di cemento. Le sue giunture e i suoi difetti vengono impreziositi/valorizzati con oro come nella pratica giapponese kintsugi. Nell’altra, un albero senza radici è diventato di ferro per potersi innalzare e cresce sopra il cemento. Non tocca nulla all’interno del cubo ma di rado sulle punte dei rami riconosciamo piccoli frutti del colore della terra rossastra all’interno. Questi contenitori non occupano solamente uno spazio ma riflettono soprattutto il tempo. Nel capolavoro di Proust, Alla ricerca del tempo perduto, il tempo scorre nel raccontare ogni dettaglio dei luoghi e “degli spazi” che l’autore ricorda e cerca di riportare qui e ora. Altrettanto, con questa mostra Neda Shafiee Moghaddam è alla ricerca dello spazio perduto e reinventa gli spazi provvisori per raccontare le forme dell’epoca del nomadismo. Con oggetti quotidiani, crea poesie visive e tramite l’instabilità delle forme racconta lo stato transitorio del contemporaneo. Come il treno che percorre, in loop sul fondo, in un viaggio senza fine. 
Helia Hamedani, Roma, marzo 2021

*Il titolo della mostra è ispirato da un omonimo articolo di Shayegan, la prima volta pubblicato in francese sulla rivista Lumiere de la ville, n.2, giugno 1990 e successivamente tradotto in Farsi nel 2013.

NEDA SHAFIEE MOGHADDAM
ALLA RICERCA DEGLI SPAZI PERDUTI
A cura di Helia Hamedani
fino al 30 Luglio 2021

EMMEOTTO ARTE Emmeotto Arte Srl a s.u.
Via di San Pantaleo, 66 00186 ROMA
ph. +39. 06.68.30.11.27 | e-mail: info@emmeotto.net| web: www.emmeotto.net
Visite su appuntamento | Chiusura: Domenica e festivi

martedì 18 maggio 2021

Franco Tripodi, In forma di scrittura


Lo Studio Masiero ospita nei propri spazi la personale di Franco Tripodi, In forma di scrittura, a cura di Luca Pietro Nicoletti. Seconda mostra presso la galleria per questo autore, che approccia le arti visive con materiali diversi, spaziando dalla pittura al disegno, dal collage alla scultura mantenendo sempre la stessa cifra stilistica.

Nella mostra Estensioni e mutamenti del 2017 sono state esposte tele e sculture dove la dimensione cromatica e l’equilibrio geometrico rappresentavano il fulcro dell’indagine artistica. In questa nuova personale viene presentata una ricerca, alla quale Tripodi lavora dal 1995, che si concentra sulla creazione e sull’utilizzo di un alfabeto inventato. Lettere e numeri sono lo strumento attraverso cui, di nuovo, lavorare con il colore e la geometria. Come descritto nel testo critico di Luca Pietro Nicoletti, “l’eleganza formale del puro segno prevale sul contenuto fonetico, ed è pronta a unirsi alla ricerca tonale delle scacchiere di Tripodi, al suo calibrato studio di accostamenti e trasparenze.”

Quindici opere di cui una ideata e creata appositamente per questo evento dove la traduzione in caratteri a noi consueti indica quasi il colophon della mostra.

In questa occasione verrà inoltre presentato il volume In forma di scrittura, con testi di Luca Pietro Nicoletti, Francesco Tedeschi, Giorgio Zanchetti e Franco Tripodi.

Le opere pubblicate nel libro fanno parte della mostra del 2014 presso la galleria Dieci2! integrate dall’ultimo corpo di lavori dipinti fra il 2019 e 2020, dove si evidenzia l’elaborazione mai finita di un tema profondamente sentito e studiato. Le testimonianze critiche e lo sviluppo della ricerca vengono così sintetizzate in un nuovo e interessante percorso dialettico, fra opere così distanti negli anni.

Franco Tripodi
Nato a Vibo Valentia, si trasferisce a Milano e frequenta l'accademia di Brera, dove consegue il diploma di pittura. Ha insegnato discipline pittoriche in diversi licei di Milano fino al 2015 alternando l'attività di insegnante con l'attività di ricerca nell'ambito delle arti visive. Usa prevalentemente il linguaggio della pittura ma sconfina a volte in ambiti spaziali reali realizzando opere tridimensionali, utilizzando il legno e il ferro. La forza e la luminosità del pensiero attraverso il segno, la scrittura e il colore, a volte evocano la dimensione poetica dei personaggi storici considerati come riferimento, il colore nelle opere e nella vita di Raffaello Sanzio, Giorgio de Chirico, Niccolò Machiavelli e altri. Come anche gli anagrammi degli stessi personaggi nella mostra Sette piccoli giganti. La pittura come mezzo per realizzare un palinsesto considerato nel corretto significato originario: stratificazioni di azioni in un arco temporale e mentale ampio, lontano e infine a conclusione dell'opera, definitivo.

Mostre personali
2021 In forma di scrittura, a cura di Luca Pietro Nicoletti, catalogo con testi di Francesco Tedeschi, Giorgio Zanchetti, Luca Pietro Nicoletti, Studio Masiero, Milano
2019 Ailleurs Galerie Christophe Gratadou, Paris
2017 Estensioni e mutamenti, a cura di Claudio Cerritelli, Studio Masiero, Milano
2014 In forma di scrittura, a cura di Mariarosa Pividori, Galleria Dieci.2! Milano
2012 Misura dell'ordine, con testi di Anna Comino e Piero Cavellini, Galleria Spaziotemporaneo, Milano 2008 Scontenitore, Studio Luca G. Righini, Milano
2006 Trittico della buona sorte, A+M Bookstore, Milano
2003 Spazio minimo, a cura di Francesco Tedeschi, Villa Pomini, Castellanza
2002 Soqquadri, a cura di Roberto Borghi, Spazio Cesare da Sesto, Sesto Calende
2001 Ritratti d'Italia, Archivio storico di Lodi, Lodi
2000 Salto di fine stagione, Studioventicinque, Milano
1998 Partitura per filo e per segno, Sala consiliare del comune di Vittuone
1995 Dantesca, Studio Venticinque, Milano; Sette piccoli giganti, Galleria Omphalos, Terlizzi
1991 3 Stanze 3 Artisti 3 grandi quadri 3 Disegni, Galleria Piero Cavellini, Brescia
1990 Attraverso lo specchio, a cura di Giulio Ciavoliello e Gian Piero Fiorillo Galleria Maria Cilena, Milano; Piccolo artefatto, Galleria porta ticinese, Milano
1988 Galleria Piero Cavellini, Brescia; Galleria Il sole, Bolzano
1986 Mediterranea, Galleria Piero Cavellini Milano

Mostre collettive
2019 YAC art fair stand Galerie Christophe Gratadou Paris; Foire d’art de Strasbourg stand Galerie Gratadou
2018 Linea continua, a cura di Roberto Borghi, Villa Borletti, Origgio
2017 Milanoscultura, Stand Studio Masiero, Fabbrica del Vapore Milano
2014 Quasi aperto, 89/A Associazione culturale, Milano
2013 Post-it friends, Piero Cavellini Home Gallery, Milano; Luci e ombre Omaggio a Mattia Preti, Museo delle arti, Cosenza-, in collaborazione con Galleria Dieci.2! Milano
2011 Artista di libro a cura di M. R. Pividori, Galleria Dieci.2! Milano; Differenze superficiali, Galleria Quintocortile, Milano
2010 La scrittura dell'arte, Biblioteca Gallaratese, Milano
2009 Alterne visualità, Studio Luca G. Righini, Milano
2008 Leggere non leggere, Galleria Derbilius, Milano; Astrattamente, Studio Luca G. Righini, Milano 2007 Oltre le parole, Corte Valenti, Garbagnate Milanese; 20-30 a cura di Roberto Borghi, Tessitura Mantero, Como
2006 Arte e pensiero 100 artisti per il centenario della CGIL, Palazzo Te, Mantova; Differenze superficiali, Palazzo del comune di Fortunago PV
2004 Lavorarte, Palazzo del comune di Corsico
2003 Figure del testo Galleria Venticorrenti, Milano; Un lavoro a regola d'arte, Società Umanitaria, Milano 2001 Un lavoro a regola d'arte, Società Umanitaria, Milano
2000 Compagni di scuola, Palazzo Municipale, Fortunago; Daegu-Milano Arts Exhibition Associazione coreana de
1997 Fotostudioventicinque, Studioventicinque, Milano
1995 La carta dell'artista, Galleria Omphalos, Belgioioso; Oltre il disegno, Galleria M. Cilena, Milano; 3 Dimensioni del segno, catalogo a cure di P. Cavellini, Galleria Arcadia nuova, Milano; ArteFiera, stand galleria Arcadia nuova,Bologna
1994 Artefiera, stand Galleria Omphalos, Bologna; ArteFiera, stand Galleria Omphalos, Bari; La materia tradita: terrecotte e ceramiche d'artista, a cura di C. Guidi, Galleria M. Cilena, Milano; Nel di.segno, Galleria Pomerio Ducale, Massa; Invito a casa, Galleria Omphalos, Terlizzi BA
1993 Pagine libri, a cura di P. Cavellini, Maderno; Internazionale, Galleria D'Ars, Milano; Arte fittile e pittura vascolare a cura di C. Guidi Galleria Pomerio Ducale, Massa
1992 Museo delle forme inconsapevoli, Genova
1990 Anteprima '90, Galleria Maria Cilena, Milano 1989 Pagine libri, Galleria Piero Cavellini, Brescia 1987 Kunstmesse, stand Galleria Piero Cavellini, Basel 1986 Kunstmesse, stand Galleria Piero Cavellini, Basel 1984 Portofranco, Studio Veder

Franco Tripodi, In forma di scrittura
a cura di Luca Pietro Nicoletti
fino al 11 giugno 2021



Studio Masiero, Milano
Via E. Villoresi, 28 – secondo cortile 20143 Milano
info@monicamasiero.it +39 335 8455470 martedì – venerdì 15.00 – 19.00
per altri giorni e orari su appuntamento


lunedì 17 maggio 2021

Lègami& Legàmi

Giuseppe Ciracì "Tra le mani custodiva le stelle" tecnica mista su tela - cm 50 x 40


Sabato 22 Maggio dalle ore 16:00 alle 21:00 a Pietrasanta ( Lu) Kyro Art Gallery presenta la mostra collettiva “Lègami&Legàmi” 

La galleria apre la stagione estiva con le opere di 5 artisti: Daniele Accossato, Giuseppe Ciracì, Luca Gil- li, Rudy Pulcinelli e Anila Rubiku. Il filo conduttore della mostra è il !legame”, inteso come mezzo di unione, congiunzione tra le persone e le cose, tra il visibile e l"invisibile, tra la natura e l"arte. 

“I legami umani” sono stati sostituiti dalle !connessioni” . Mentre i legami richiedono impegno, !connet- tere e disconnettere” è un gioco da bambini ( Zygmunt Bauman). 

Daniele Accossato, con le sue sculture ispirate ai grandi capolavori del passato, dal valore inestimabi- le, presenta figure rapite, legate, imbavagliate e rinchiuse in contenitori angusti pronte per essere stoccate e poi spedite. La chiave di lettura risiede non tanto nel soggetto scultoreo (che si riduce ad archetipo), quanto nella sua “cornice”, il contenitore.  Le sculture vengono esposte nei loro contenitori da trasporto, casse o gabbie in legno che sono allo stesso tempo prigione e protezione. Le casse, le gabbie, gli imballaggi fanno dell"opera una merce. Qualcosa che verrà spedito, trasportato, venduto e poi rivenduto e ritrasportato. 

Intrisa di legami con la natura è la pittura di Giuseppe Ciracì. Nelle sue pagine consumate dal tempo, che riproducono capolavori della storia dell"arte dai colori completamente alterati dagli agenti atmosfe- rici, l"artista indaga l"irrisolvibile legame tra arte e natura, spazio e tempo, passato e presente. Immagini che la natura colora di azzurro come nell"opera in mostra “ Tra le mani custodiva le stelle”, un omaggio a Raffaello attraverso uno dei suoi dipinti più celebri, che testimonia proprio il legame tra l"artista urbinate e la sua amata (La Fornarina) un amore senza tempo ricordato nell"arte e nella lettera- tura per l"eternità . 

Nelle opere fotografiche di Luca Gilli, sono presenti spazi interni in costruzione, abitazioni, spazi stan- dardizzati, e uffici contemporanei in fase di ristrutturazione. Spesso questi luoghi, presentano un"architettura semplice, con un"identità incerta, coniugata all"assenza di coinvolgimento affettivo, che rende questi ambienti unici e affascinanti. Nella seconda opera in mostra Gilli racconta il legame dei cavatori di marmo con la preziosa materia estratta dal Monte Altissimo, una porzione di parete appena tagliata protetta da una rete metallica, un legame tra la natura e l"uomo, tra materia prima e opera finita. 

Rudy Pulcinelli utilizzando il simbolismo delle forme e delle sagome delle lettere tratte dai 7 alfabeti più diffusi al mondo, lega il concetto di comunicazione a quello di memoria, ed insieme rivestono un ruolo centrale nel costruire le basi del suo linguaggio scultoreo - installativo, estremamente contempora- neo, una sorta di codice di comunicazione artistica tesa a sottolineare la necessità di investire sull"indivi- duo, sulla sua storia e sul suo futuro, all"insegna della tolleranza e della valorizzazione delle particolarità di ciascuno, siano esse etniche, linguistiche o culturali, perché possano essere percepite non come ostaco- li, ma come opportunità. 

Di legami platonici, legami con le città e le loro strade e di orgiastiche visioni sembra parlarci Anila Rubiku, nell"intrico dei corpi, dove, senza misure e con sfrontata libertà, cattura frenetici intrecci di strade e irriverenti amplessi amorosi, episodi intimi per riflettere sul senso più profondo dell"essere uma- no: l"unione e il legame con l"altro e con il luogo in cui vive. Attraverso le sue opere, l"artista ci trasporta in un mondo fatto di desideri, istinti primordiali, pulsioni della carne, in cui in eterno scontro e forte dicotomia, se è vero che nel divenire della vita Eros crea le- gami, Thanatos li distrugge.


Kyro Art Gallery 
Via P.E. Barsanti, 29 Pietrasanta (LU) www.kyroartgallery.com info@kyroartgallery.com Tel. +39 0584 300701 Mob. +39 3341147775 

“Lègami& Legàmi” 
Mostra collettiva 
22 Maggio - 22 Giugno 2021

Max Coppeta - L’ultima grande battaglia dal Barocco di Salvator Rosa al contemporaneo


Alterazione liquida


Il 27 maggio inaugura alla Baccaro Art Gallery (Pagani, Salerno) la mostra L’ultima grande battaglia – dal Barocco di Salvator Rosa al contemporaneo di Max Coppeta, a cura di Alessandro Demma.

Il progetto, da un’idea di Davide Caramagna (presidente dell’Ass. Culturale MM18), apre un ciclo di esposizioni che hanno il fine di mettere in dialogo l’arte di Max Coppeta con alcuni capolavori dei più celebri artisti del Barocco napoletano (F. Guarini, F. Solimena, L. Giordano, M. Pino da Siena, S. Rosa, per citarne alcuni) provenienti dalla Fondazione De Chiara De Maio, con l’eccezionale contributo critico dello storico dell’arte Sandro Barbagallo (curatore del reparto Collezioni Storiche dei Musei Vaticani).

In questa prima esposizione, tutto ruota attorno all’opera La Battaglia tra cristiani e turchi di Salvator Rosa del 1630, voluta dalla Galleria Baccaro per celebrare i suoi vent’anni di ricerca e concessa grazie alla visione e alla generosità del Presidente Diodato De Maio - Fondazione De Chiara De Maio

Lo scontro navale che ebbe luogo il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto, segnò una svolta epocale nella storia del Mar Mediterraneo e di tutti quei paesi che, fino ad allora, erano stati coinvolti nella lotta per arginare la minaccia turca. La battaglia, tema caro all’attività pittorica di Salvator Rosa, fu uno dei suoi soggetti preferiti fin dagli esordi. Coppeta percependo la volontà del maestro, di andare oltre la meraviglia visiva, sceglie di agire direttamente nella terza dimensione, deformando materiali specchianti e sottolineando il ruolo decisivo che le tensioni hanno in questo dialogo.

Ad aiutarci in questo processo di decodifica di un linguaggio che ha avuto il suo exploit nel seicento napoletano, è la ricerca “Riflessi e Deformi” dell’artista Max Coppeta, opere che esplorano la proprietà dell’acqua e dei liquidi di ingrandire oggetti immersi in essa a causa della differenza dell’indice di rifrazione. Questa indagine è una metafora sulla percezione della realtà, spesso distorta dalla fame di sopraffazione. La luce che, ne La battaglia di Lepanto, trafigge i visi dei protagonisti dei due gruppi antagonisti è reinterpretata in chiave contemporanea dall’artista, che la assimila, per rifletterla nelle sue sculture. Come in una scenografia, chi osserva, viene avvolto e catturato dalla forza attrattiva che anima le opere di Rosa e Coppeta. Questa forza, sembra fuoriuscire dalle figure per propagarsi nei rimandi di una storia che scuote il presente e torna ad essere forma nuova.

Questa condizione chiaroscurale, di uomo contro uomo, proietta nuove ombre sulla contemporaneità. Ma se ogni battaglia lascia una crepa, l’invito è di coglierne la luce.




Baccaro Art Gallery e la Fondazione De Chiara De Maio 

L’ultima grande battaglia
dal Barocco di Salvator Rosaal contemporaneo di Max Coppeta

Baccaro Art Gallery via Carmine, 66 Pagani - Salerno
vernissage 27 maggio 2021, ore 18.00
a cura di Alessandro Demma
testo critico di Sandro Barbagallo

progetto di Davide Caramagna
light design Ciro Ruggiero / Spark, allestimento Tiziana Cannavacciuolo
con il patrocinio morale del Sipbc, catalogo Gutenberg Edizioni

Baccaro Art Gallery via Carmine, 66 Pagani (SA)
* Ingresso su prenotazione (+39) 392.6931259 / 081 5150877

Ufficio stampa: Stefania Trotta
stefaniatrottapress@gmail.com

pubblica:

giovedì 13 maggio 2021

IL PORTALE Ostiense – Studio Visit

Deundulare
malta cementizia inerte, carpenteria legno pesante, frassino e smalti ad acqua


IL PORTALE – Studio Visit 
Un luogo bloccato dalla burocrazia che a causa della pandemia diventa spazio in fermento e opportunità di espressione. 

Nel quartiere Ostiense a Roma, a pochi passi dal Ponte dell’Industria, un vecchio fabbricato di mattoni rossi è sopravvissuto alla demolizione dei magazzini e del Silos del Consorzio Agrario, costruiti nel 1921. Uno spazio al quale per ora si è riusciti solo ad allacciare luce ed acqua ma che presto si trasformerà in qualcosa di nuovo, grazie all’ambizioso progetto di Chiara Moro e Federico Massimiliano Mozzano. 

Chiara Moro, nella vita Marketing Manager e Federico Massimiliano Mozzano, fotografo, si innamorano di quei mattoni rossi poco prima dell’inizio della pandemia e decidono entrambi di cambiare le loro strade lavorative per mettere le loro energie in un nuovo progetto che sancisce la rinascita personale e quella di un luogo dimenticato, che presto diventerà un contenitore, uno spazio multifunzionale, un luogo di contaminazione e di produzione artistica. Il racconto di un cambiamento, di una metamorfosi inaspettata nonostante un momento in cui la visione sul futuro è totalmente appannata. La storia di due persone che in piena pandemia decidono di credere in un nuovo futuro. 

Così, ad ottobre 2020 all’inizio della seconda ondata e con il progetto di ristrutturazione fermo nei vari uffici comunali, Federico decide di entrare al Portale e iniziare a vivere lo spazio. Senza elettricità non può scattare, scende nel piano interrato e trova due vecchie sacche di cemento ed inizia a scolpire per 4 mesi. In questo non luogo le emozioni, l’energia e la forza bloccata dal periodo pandemico vengono trasformate in un’arte a lui poco conosciuta. Inizia usando solo le mani ed il cemento, scoprendo egli stesso un’inaspettata familiarità con la materia. Poi giorno dopo giorno, si aggiungono strumenti del mestiere e nuovi materiali come il legno, il ferro.  Lo spazio e le restrizioni pandemiche danno così vita ad una nuova forma espressiva. 
La centralità del suo lavoro vede l’uomo e le sue azioni con una spiccata preferenza per quelle negative. Il suo lavoro è una sorta di autoanalisi comparativa che nel processo creativo solitamente inizia con una feroce critica verso se stesso.Prepotenza, indifferenza, disuguaglianza, falsità, arroganza e superficialità. 
La sua ricerca è sull’uomo in relazione a questi atteggiamenti. Positivo e negativo, si o no, bianco o nero, destra o sinistra. Basculante. 

L’uomo e la bandiera, le bandiere. Sotto una bandiera l’uomo si è protetto, distinto, ha combattuto, ha protestato e ha ucciso. Le opere sono una naturale conseguenza del suo pensiero: “Fare Arte è una cosa seria, molto più seria dell’arte stessa, per questo c’è arte su Marte... l’arte ha un senso, per chi la fa e non per chi la compra. L’arte è crudele e ragiona per eccessi.”  Da qui nasce lo Studio Visit, in programma il prossimo 22 Maggio, un momento di condivisione dell’espressione artistica e della necessità di vivere un presente da cogliere nel momento in cui si manifesta perché non si ripeterà. Partecipare è testimoniare e diventare parte stessa del luogo e del processo creativo nella sua unicità. Tutto quello che si potrà vedere in questo Studio Visit è un sogno con fondamenta salde, uno spazio grezzo, nudo, spoglio che presto si trasformerà in un nuovo catalizzatore di forze creative. 

L’ Artista 
Federico Massimiliano Mozzano 
Frequenta l’Istituto di Stato per la Cinematografia e Televisione R. Rossellini ed in seguito la Facoltà di Lettere e Filosofia, con indirizzo Storico-Artistico. Inizia a lavorare in contesti archeologici fin da giovanissimo, prima come assistente e successivamente come fotografo, per alcune campagne fotografiche di rilievo su incarico della Soprintendenza Archeologica di Roma. L’esperienza dello Still life e la passione per il ritratto lo portano a collaborare con diversi brand per varie campagne pubblicitarie ma senza mai abbandonare la sua visione e i suoi progetti personali tra cui, uno degli ultimi ; “Spazio e Vuoto”, realizzato all’interno dello GNAM. Fino al 2020 ha usato la fotografia come strumento prediletto per comunicare la propria visione artistica. La sua passione per la scultura e la materia grezza hanno preso forma in opere nate al Portale da autunno 2020 ad oggi.







Contatti
Michele Dell’Uomo
michele@mduconsulting.it
+39 366 6351070

Dida immagini:
Garrito Details photo credit F.M.Mozzano
Bandiera Basculante photo credit F.M.Mozzano