venerdì 12 febbraio 2021

Soap operas



Soap operas, un richiamo alla precedente destinazione industriale dell'edificio che ci ospita, il saponificio Cella fondato nel 1899. Come noto il termine "soap opera" arriva nel periodo in cui questi sceneggiati erano sponsorizzati da aziende che producevano prodotti per la clientela di casalinghe, e molti di questi erano detersivi.

La tele-novella, e prima ancora la radio-novella, non sono solo una grandissima idea per la radio e la tv ma si basano su di un genere letterario, le novelle, una serie di racconti intrecciati. Senza parlare della foto-novella che ha dato un enorme contributo alla alfabetizzazione di un paese che era in gran parte di analfabeti e parlava solo in dialetto. Insieme alla RAI sono stati fortissimi mezzi di diffusione della lingua italiana. Era anche un potente mezzo politico per far vedere un mondo occidentale ricco ed opulento, far sognare una casa piena di elettrodomestici, un marito che va al lavoro in automobile, una camera tutta per i bimbi, la signora che va a fare la spesa nei negozi pieni di merce ricercata ed alla portata di tutti. Ci sono state anche le case editrici legate al partito comunista di foto- novelle con tematiche sociali come il lavoro, il disagio giovanile, la migrazione da sud a nord ma non hanno avuto successo, quel pubblico voleva sognare una vita agiata in un paese che aveva ancora le macerie della guerra nelle strade. 

Il filo conduttore sono i racconti intrecciati tra queste opere ma andiamo a vederle: La fotografia del giardino in Giappone di Alberto Moro curato come se ogni pezzo abbia un'importanza cosmologica. La fotografia della città norvegese di una miniera abbandonata di Valentina Tamborra, dove la memoria è quasi del tutto sepolta dalla dimenticanza. E Letizia Scarpello unisce queste immagini come i filamenti di gas che collegano i cluster delle galassie nell'universo con la sua installazione. 

Letizia Scarpello ancora con le sue opere che ci riportano alla cosmologia e ricordano i superammassi, strutture di miliardi di galassie scoperte di recente. Michela Cattai ci propone i suoi vetri, compatti e solidi ma nello stesso tempo sembrano leggeri per la loro forma e lucentezza, come le stelle prima di diventare supernove. 

Le sculture di Nadia Galbiati e Flavio Pellerito, due astronavi fatte più di vuoto che di materia, leggere come un pensiero, capaci di viaggiare nel cosmo della nostra immaginazione, come la curiosità dei bambini. 

Livia Sciorilli Borrelli con la textile art ha un progetto del recupero della lana per le sue opere rimandando ad un racconto di pezzi vissuti, Caterina Ruysch Voltolini con la sua bambina in altalena ed i ricordi meditativi dell'infanzia con una sorpresa, ma questo dovete vederlo. 

Il Museo Alessi espone "Comix in the Kitchen", una raccolta di illustrazioni di artisti per gli oggetti di uso casalingo. “A Home Odissey” di Massimo Giacon, “Pollo e guai non mancano mai” di Sergio Cascavilla e “Bon Apetit” di Javier Mariscal. Pezzi che riportano il buon umore quando si va in cucina avendo una valenza artistica notevole.


Installation View

Ferrini Milano

in collaborazione con
House Gallery di Laura Ricci Galleria Bianchi Zardin SLIDE
Museo Alessi

Alberto Moro - Valentina Tamborra - Letizia Scarpello Michela Cattai - Nadia Galbiati - Flavio Pellerito Livia Sciorilli Borrelli - Caterina Ruysch Voltolini Massimo Giacon - Sergio Cascavilla - Javier Mariscal

a cura di Antonio Salvador

Via Ferrini, 3 - Milano

fino al 28 febbraio su appuntamento
visite su appuntamento nel fine settimana, scrivendo ad Antonio Salvador: 
aafsalvador@gmail.com aasphoto@icloud.com

Cielo di giugno di Enrico David



Gió Marconi ha il piacere di annunciare Cielo di giugno, la prima personale di Enrico David in galleria.

Il percorso espositivo, palesando una personalissima declinazione alla leggerezza coniugata a una grande sete di orizzonte, nasce in parte a seguito dell’esperienza di Venezia, nel senso che i materiali originari, note, bozze e disegni che normalmente generano tutta l’opera di David sono stati pensati e appuntati durante il periodo di concepimento dei contributi per il Padiglione Italia della 58° Biennale. Cielo di giugno marca una soglia nella pratica di Enrico David: è la prima volta che una sua mostra si compone esclusivamente di lavori grafici, di “inizi” e di “indizi” che in altre circostanze vengono poi tramandati in media e linguaggi differenti. La loro sequenza, oscillando tra approssimazione e distanza, l’affondare e il sorvolare, sottolinea la posizione di Enrico David come pittore e ha come pretesto un’esteriorità fatta di aria e atmosfera, di pulviscolo e luce, di vento calante e primo buio. Il sole e la luna e il campo largo. L’osservare diventa un qualcosa che equivale al sedersi su una zolla di terra o su un’impossibile panca ad aspettare un resto irriducibile. Ecco allora che l’orizzonte è quell’utopia che come scriveva Edoardo Galeano è piuttosto una tensione, ci si vorrebbe avvicinare ma lei si sposta sempre più in là e in pratica serve solo a questo, a permetterci semplicemente di continuare ad andarle incontro.

La mostra si compone essenzialmente di tre nuclei di dipinti. Le opere che occupano le pareti più corte dello spazio costituiscono una sorta di parentesi e, una dirimpetto all’altra, ne racchiudono i contenuti. Il fraterno silenzio del fango (2020) e Zattera viva (2020) sono due tele di grandi dimensioni che, come in un’architettura, costituiscono la struttura portante per gli altri lavori e rappresentano i tralicci su cui il resto si inceppa. E ancora, aquiloni che si impigliano nell’aria, in una luce non più trasmettitrice di materia e con l’eterno sogno della malinconia si abbandonano alla caducità, o zattere, il cui il colore si fonde e si dissolve con la consueta intonazione riflessiva e meditativa, che tengono insieme terra e cielo, ciò che è materiale con ciò che non ha corpo e rischia di andare perduto. Le piccole tele sono invece quasi degli studi, composizioni visive che come in una sorta di acrostico esplorano le possibilità del dipingere, o meglio, del come fare della pittura nel modo meno pittorico possibile.

Bassa marea al molo, Fossa madre, Cielo trema o niente, o Punti di fiamma, Salvezza trovata in cielo tutti del 2020, come Cielo di giugno che da il titolo alla mostra, sono tele in cui l’immagine succede in un tempo più rapido, con il gesto vivo di un qualcosa che accade o che sta per accadere, momenti che girano in tondo per poi ricadere su se stessi seminando segni di sentimento. Sono immagini scultoree che fanno riferimento ad elementi di natura quali l’erba, le canne di bambù o il fango, materiali frequenti nella pratica di Enrico David. Le pareti dello spazio sono dipinte dello stesso colore naturale della tela, una modalità per cercare in maniera artificiale la materialità o l’assenza di materialità della superficie che accoglie i dipinti.

Cielo di giugno, cielo di Acrab, la “signora del blu”, al di là della scorsa primavera mai vissuta, oltre lo scontro tra la caducità umana e l’impassibile ciclicità della natura, al dì la di questo lungo inverno, l’estate non sopravvive all’estate e ciò che resta è una strana e disagiante tenerezza.

La mostra è accompagnata da un testo di Rita Selvaggio.

Enrico David (n. 1966, Ancona, Italia) vive e lavora a Londra.
Tra le sue mostre più recenti: Gradations of Slow Release, MCA, Chicago, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington (2019); 58° Biennale di Venezia, Padiglione Italia a cura di Milovan Farronato, Venezia (2019); Fault Work, Sharjah Art Foundation, Sharjah (2016); Autoparent, Lismore Castle Arts, Lismore (2016); The Hepworth Wakefield, West Yorkshire (2015); Collezione Maramotti, Reggio Emilia (2015); UCLA Hammer Museum, Los Angeles (2013); 55° Biennale di Venezia a cura di Massimiliano Gioni, Venezia (2013); Head Gas, New Museum, New York (2011); Repertorio Ornamentale, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2011); How Do You Love Dzzzzt by Mammy?, Museum für Gegenwartskunst, Basilea (2009); Bulbous Marauder, Seattle Art Museum, Seattle (2008); Ultra Paste, ICA, Londra (2007) e 50° Biennale di Venezia a cura di Francesco Bonami, Venezia (2003). 

Enrico DAVID Cielo di giugno
9 febbraio – 20 marzo 2021
martedì – sabato; 11-19 (su appuntamento)


GióMARCONI
VIA TADINO 20 20124 MILANO ITALY T +39 02 29 404 373 F +39 02 29 405 573
INFO@GIOMARCONI.COM WWW.GIOMARCONI.COM

giovedì 11 febbraio 2021

SAVINIO - Incanto e Mito

Monumento ai giocattoli

La mostra Savinio. Incanto e mito al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps creerà corti circuiti sorprendenti con le magnifiche opere della collezione di sculture di Palazzo Altemps, suggerendo nuove affinità in un gioco di corrispondenze e accordi liberi e originali.

Personaggio eclettico, erudito, dai molteplici interessi che spaziano dalla musica alla letteratura, dalla pittura al teatro, Alberto Savinio (Andrea De Chirico) – 1891-1952 – rappresenta la figura di un intellettuale dalla complessità straordinaria, capace di far dialogare e intessere le discipline umanistiche in un linguaggio visionario e all’avanguardia. 

La mostra Savinio. Incanto e mito al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps mette in luce, attraverso alcuni temi e momenti fondamentali, la particolarità di una poetica che associa e coniuga antico e moderno, estetica e ironia, memoria e fantasia in un’ottica globale oggi di grande attualità. Il gioco, le strutture e trame illusorie e chimeriche, le civiltà passate e le epoche aurorali, la decostruzione dei racconti leggendari e mitici, le caleidoscopiche immagini che spezzano l’equilibrio visivo in composizioni inattese e folgoranti, diventano gli indizi da inseguire nei labirintici spazi del Museo. 

Divisi in diverse sezioni tematiche, i dipinti sulle pareti creeranno corti circuiti sorprendenti con le magnifiche opere della collezione di sculture di Palazzo Altemps, suggerendo nuove affinità in un gioco di corrispondenze e accordi liberi e originali.


Savinio. Incanto e mito
A cura di Ester Coen 
8 Febbraio 2021 - 13 Giugno 2021

Piazza S. Apollinare, 46 
Roma, 00186 Italia

Organizzazione, comunicazione e catalogo Electa
Promosso da Museo Nazionale Romano


 

mercoledì 10 febbraio 2021

Long Distance di Azzedine Saleck


Curva Pura è lieta di inaugurare, venerdì 19 febbraio 2021 ore 18.30, la mostra site specific Long Distance, un progetto di Azzedine Saleck con le sue nuove opere realizzate a Roma, accompagnate da un poema di Audrey Gutman e una lettera di Giuseppe Armogida.

L’esposizione, con cinque grandi opere concettualizzate e realizzate per entrare in dialettica con lo Spazio Curva Pura, offre uno scorcio sulla sua attuale ricerca artistica che individua nella distanza il punto di partenza per capire i tempi attuali, le migrazioni, il senso di appartenenza e il viaggio.

Azzedine Saleck è un poeta e un artista che attualmente vive tra Parigi e Roma. Di origini mauritane e americane, cresciuto in Francia, Saleck coglie la complessità delle influenze culturali frammentate nell’intersezione tra lingua e forma. La sua ricerca si concretizza in sculture basate sul linguaggio e la progettazione di spazi che creano intimità e risposte emotive. I riferimenti dislocanti (Litany, 2016), la ricreazione di spazi e habitat immaginari di Saleck si riferiscono e inducono comportamenti ritualistici. Le sue opere site specific innescano momenti di consapevolezza e portano sovente a trasformazioni. Assurgono a testimonianze di momenti, storie soggettive e collettive. Saleck ha esposto alla Fondazione Gulbenkian, Parigi, e al Confort Moderne, Poitiers, alla galleria Southard Reid di Londra, alla galleria High Art di Parigi e allo spazio Treize di Parigi, Villa Arson a Nizza, Palais de Tokyo e Centre Pompidou a Parigi. Il suo lavoro è pubblicato su Talismans, the desert between us is only Sand, Gulbenkian Foundation, 2018, anno, 2016, Alter Zombie 2015 ).

In riferimento al lavoro di Saleck, scrive Damien Arnault :
“E cosa prende una buona parte del nostro cervello se non l'amore? Forse questo è l’argomento costantemente assente nell'arte contemporanea: non può decorare i nostri fantastici loft, e i sentimenti che scivolano dalla depressione all'estasi non sono ancora commerciabili. In qualche modo la poesia va con l'amore. E concentrato sui suoi problemi interni, Azzedine Saleck si allontana dall'idea del professionista dell'arte contemporanea: l’amore è la sua passione, l'amore per i paesaggi, gli animali, gli amici, il sesso, l'amore per l'amore e le sue montagne russe emotive. È un processo semiotico. I poeti ci dicono che amare può trasformare qualsiasi cosa in un feticcio decadente. Quindi non dovremmo vedere i poeti come caricature o dandy del XIX secolo. Non perché ci salveranno dall'ironia e dal cinismo o perché saranno loro a mostrarci un'autenticità mai raggiunta; ma più perché sono loro che portano nuovi riferimenti e nuovi schemi cognitivi nelle arti visive, e forse tutte cose visibili. È così che i testi di Azzedine Saleck contaminano la tangibilità delle sue sculture inquietanti. Ed è questo è anche il modo in cui lo faranno le sue sculture spostare ricordi di sensazioni.”


AZZEDINE SALECK
Long Distance

19 febbraio 2021 ore 18.30 


L’ingresso sarà contingentato secondo le normative vigenti.
Fino al 28 marzo 2021

Orari: su appuntamento - prenotare via mail curvapura@gmail.com o whatsapp 3314243004

Curva Pura
Via Giuseppe Acerbi, 1a - Roma curvapura@gmail.com

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice - Interno 14 next
tel 3494945612 - roberta.melasecca@gmail.com

lunedì 8 febbraio 2021

Max Coppeta | SOSPENSIONI GRAVITAZIONALI


In corso alla Amira Art Gallery la personale Sospensioni gravitazionali di Max Coppeta a cura di Cynthia Penna / ART1307

L’artista presenta negli spazi della Galleria, oltre a una raccolta di opere che fanno parte della ricerca Piogge Sintetiche, il video della performance Zero Gravity presentato ufficialmente al Teatro Circulo, in occasione della V ed. del ConFusión Festival di València e inserito nell’agenda europea per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018.

La performance Zero Gravity, nasce dall’osservazione di due sculture: ZeroGravity (2013) e Rainmaker (2016) finalista al Premio Cramum del Museo del ‘900 Milano, presenti in mostra insieme all’istallazione Strip of Wind presentata al Tokyo Metropolitan Art Museum (2016) in occasione dei 150 anni di rapporti diplomatici tra l’Italia e il Giappone, alla macchina scenica Flow, presentata insieme all’opera Free Drop alla Reggia di Caserta (2018) e a Curve di tensione presentata alla LA Artcore di Los Angeles (2019).

La gravità è la forza che anima queste opere che, per la prima volta, saranno esposte assieme dopo aver girato il mondo in questi anni. L’idea di riunirle nasce anche dalla necessità, in questo delicato momento storico, di meditare sullo stato di “sospensione” in cui è precipitato il mondo. La ricerca di Coppeta nasce da una visione ottica attenta alla deformazione della materia in cui si esplorano le capacità di manipolazione della realtà, tramite la riflessione e la rifrazione della luce sui materiali. A questi elementi di costruttivismo, arte concreta e cinetismo, l’artista fonde atmosfere teatrali e visionarie, contestualmente rigorose nella forma, che evidenziano quel senso della percezione ora distorta, mutante, irreale e ambigua, destinata a sancire un’attrazione atemporale con la sfera emozionale.

Attraverso il video-documento della performance Zero Gravity, per la prima volta visibile online in versione integrale, questi elementi emergono all’unisono coinvolgendo, chi guarda, in un vortice di equilibri e suoni sincopati in azioni sospese.

Biografia
Max Coppeta nasce a Sarno nel 1980, vive e lavora a Bellona (Ce). Nel 2002 si laurea in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con una tesi sul teatro multimediale. Lo stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dall’Istituto Superiore di Design di Torino. Nel 2006 si specializza in Arti Visive e Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Napoli. La sua attività di ricerca, in cui esplora le varie possibilità della percezione visiva, è monitorata dalla Fondazione Filiberto Menna di Salerno e dalla Fondazione D’Ars di Milano. E’ insignito di numerosissimi premi nazionali ed internazionali. Ha esposto a Houston, Los Angeles, Lancaster, Singapore, Tokyo, Caracas, València, Napoli, Milano, Torino, Venezia. Ha collaborato con l’Università di Salerno, il Politecnico di Milano e il Dams di Torino.

Sospensioni gravitazionali di Max Coppeta 
a cura di Cynthia Penna
visitabile fino al 17 marzo 2021

Ufficio stampa:
Stefania Trotta trottastefania87@gmail.com
www.maxcoppeta.it

Amira Art Gallery, via San Felice n.16, Nola (Na) / Italy 
* Ingresso su prenotazione (+39) 338.8217328

Lo spazio fluido di Maddalena Granziera


Sabato 13 febbraio 2021, presso la galleria Arte Spazio Tempo di Venezia, si terrà l’apertura della mostra “Lo spazio fluido” dell’artista Maddalena Granziera organizzata dall’associazione ATTIVA Cultural Projects e accompagnata da testo critico e presentazione di Giulia Cacciola.

L’esposizione è costruita intorno all’opera omonima Lo spazio fluido creata in esclusiva per l’ultimo numero del magazine d’artista Ŏpĕra, edito dall’Associazione Attiva Cultural Projects. Alla base della scelta espositiva, vi è la lettura di una tematica ricorrente nella produzione artistica di Maddalena, che parte dall’osservazione della realtà e trova sviluppo nella sua stessa rielaborazione. 

Le due sale della galleria accolgono il visitatore in un percorso visivo e immaginario che spazia dalla serie di opere realizzate su tela, fino ai trasferimenti fotografici su carta. 

Il percorso artistico di Maddalena è decisamente influenzato dal pensiero calviniano, tanto che alcune opere portano come titolo intere frasi dell’autore, tratte, in modo particolare, dal romanzo “Le città invisibili” e dalla raccolta di racconti “Le Cosmicomiche”. 

Attraverso le tele, Maddalena dona a chi le osserva un viaggio disconnesso dalla realtà, senza specifici riferimenti spazio-temporali: i paesaggi che immortala si dissolvono tramite solventi industriali distribuiti sull’immagine in modo del tutto casuale, ottenendo ogni volta risultati inaspettati e diversi che ritraggono qualcosa di non così riconoscibile, qualcosa che corrisponde solo lontanamente alla realtà così come siamo abituati a classificarla. 

In nessuna opera l’uomo emerge come soggetto principale ed è del tutto assente nella rappresentazione visiva, ma necessariamente presente come elemento fondamentale della trasformazione del paesaggio.

Maddalena Granziera (Treviso, 1991) frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 2017 consegue il Diploma Accademico di II˚ livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. Espone in diverse collettive tra cui la 103ma Collettiva Giovani Artisti di Fondazione Bevilacqua la Masa; la mostra dedicata ai vincitori della X Edizione del Premio Nocivelli - concorso in cui si aggiudica il Premio Coppa Luigi - e la mostra finalisti dell’ottava edizione del Premio Combat Prize. Nel 2019 Partecipa alla residenza artistica promossa dal Consorzio Brianteo di Villa Greppi a Monticello Brianza (LC) curata da Simona Bartolena, ed espone in altre collettive in Lombardia e in una personale a Padova curata dal Progetto Giovani di Padova. Dal 2019 entra a far parte di Sciame Project, progetto ideato da Miriam Montani, con cui aderisce a diverse iniziative, tra cui una collettiva a Cascia (PG). Attualmente vive e lavora a Treviso.




La mostra sarà visitabile dal 13 febbraio al 28 marzopresso la galleria Arte Spazio Tempo, Campo del Ghetto, 2877, 30121 - Venezia (VE).

Orari: dal giovedì al sabato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:30.

Nel rispetto delle norme anti-covid, l’apertura della mostra il sabato 13 febbraio 2021 avverrà previa prenotazione gratuitaalle visite guidate con l’artista e la curatrice durante l’intera giornata, nei seguenti orari: 10:00 - 13:00 e 14:00 - 18:00

Per prenotare scrivere a: attiva.art@gmail.com

UFFICIO STAMPA
Attiva Cultural Projects ETS
Via Bellucci Sessa, 23 - Portici (NA)
attiva.art@gmail.com



 

venerdì 5 febbraio 2021

Matèria apre la nuova sede a Roma con 'Carie' di Stefano Canto


Matèria, galleria nata nel 2015, apre la nuova sede in via dei Latini 27 a Roma, con una mostra personale di #StefanoCanto visitabile a partire dal 13 febbraio 2021. 

In un periodo di ripensamento delle formule abituali della fruizione dell’arte, Matèria amplia i suoi spazi per guardare al futuro e all’evoluzione del suo ruolo, sia a livello locale che internazionale. Questo cambiamento rappresenta una svolta significativa, frutto di cinque anni di attività che hanno visto tutti gli artisti rappresentati cimentarsi con una personale in galleria. Un ciclo iniziale che ha dato vita a numerosi progetti con artisti, curatori, realtà italiane e internazionali, preparando un terreno fertile per la crescita della galleria. 
Continua così il percorso iniziato in via Tiburtina 149: essenziale resta la creazione di un gruppo di artisti con i quali lavorare a un progetto comune, mettendo al centro il loro supporto culturale, economico e progettuale. «Lo stato di crisi ci mette davanti a scelte forzate - dichiara Niccolò Fano fondatore e direttore di Matèria - che una volta intraprese marcano fortemente l’andamento e il futuro di una galleria; il passo che facciamo oggi definisce in maniera radicale il nostro futuro. Cambiare spazio e cogliere un’opportunità in questo mare in tempesta ci permette di formalizzare una rinnovata linea di pensiero e d’azione, che punta fortemente sulla città, senza tralasciare una selezione di collaborazioni nazionali e internazionali che intendiamo costruire e consolidare nei prossimi anni».
Gli spazi della nuova galleria aprono al pubblico con Carie, mostra personale di Stefano Canto (Roma, 1974), a cura di Giuliana Benassi. Canto presenta un nuovo corpus di opere, frutto di una ricerca iniziata nel 2009, che riflette la spina dorsale del suo intero processo artistico. Il titolo della mostra è preso in prestito dal vocabolario della botanica e fa riferimento alla decomposizione di tessuti vegetali dovuta all’azione di parassiti fungini, detti appunto “carie”. 
L’artista ha concepito tutte le opere a partire da tronchi e pezzi di corteccia di alberi raccolti sul ciglio della città, tutti deperiti e svuotati al loro interno a causa del lavorio di putrefazione dovuto alle carie lignee. Ed è proprio da questo vuoto che nasce il processo scultoreo dell’artista, dall’avvicinamento alle masse arboree deteriorate, dall’azione di rigenerazione attraverso innesti cementizi, dal riempimento delle cavità con costruzioni architettoniche. Laddove c’è assenza, l’artista impone una presenza costruttiva. 
La vitalità del vuoto trionfa, la sua immanente presenza scultorea invade la galleria accompagnando il visitatore in un bosco di opere che ridisegna architettonicamente gli spazi espositivi come una grande installazione site-specific. Come nota Giuliana Benassi: «lo spazio espositivo sembra trasformarsi in un paesaggio, un paesaggio non idilliaco, ma cadenzato dalla costante parresia dialogica tra natura e architettura, dove l’una prende ispirazione dall’altra e viceversa».
Dopo la pubblicazione che ha accompagnato la mostra del 2019 Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento, si rinnova la collaborazione tra Stefano Canto e Fiorenza Pinna, designer e curatrice, con un nuovo volume realizzato in occasione di Carie, da cui prende il titolo. Il libro si colloca all’interno di un progetto editoriale che prevede la collaborazione a lungo termine tra Pinna e Canto, volta a esaminare e documentare il processo dell’artista durante l’arco di tre mostre personali in galleria. 

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OPENING BY APPOINTMENT ONLY
Stefano Canto
Carie
curated by Giuliana Benassi
Saturday February 13 (11am - 7pm)
For bookings and info:
contact@materiagallery.com
+39 3318336692


Matèria - founded in 2015 - opens its new headquarters in via dei Latini 27 in Rome, with a solo show by #StefanoCanto set to open on the 13th of February 2021.
In a period where our habitual forms of engagement with art are being reexamined, Matèria expands its gallery spaces to welcome the future and the evolution of its role, both locally and internationally.
This transition represents a significant turning point, the result of five years of activity that have seen all the gallery’s represented artists try their hand at a solo show. This initial cycle has given life to numerous projects involving artists, curators, Italian and international organisations, thus laying the groundwork for the development of the gallery.
The approach introduced and developed in Via Tiburtina 149 remains key; with the core of the overall project centered on the formation of a group of artists with whom to trace a long-term trajectory by focusing on project development through cultural and economic support. "The state of crisis puts us in front of forced choices - says Niccolò Fano, founder and director of Matèria - that once undertaken, strongly mark the progress and future of a gallery; the step we take today radically defines our future. Changing space and seizing an opportunity in a time of heightened turbulence allows us to formalise a renewed line of thought and action - one strongly focused on the city - without neglecting a selection of national and international collaborations that we intend to build and consolidate in the coming years ".


The gallery's new space opens to the public with Carie, a solo exhibition by Stefano Canto (Rome, 1974), curated by #GiulianaBenassi. Canto presents a new body of work, the result of a research process begun in 2009, which embodies the backbone of his entire artistic practice. The title of the exhibition is borrowed from the botanical vocabulary and refers to the decomposition of plant tissues due to the action of fungal parasites, called "Carie". The artist finds his starting point for his exhibited works from tree trunks and pieces of bark collected on the edge of the city roads. What is salvaged has decayed and hollowed out due to the rotting process procured by wood parasites - carie lignee. 
It’s precisely from this void and hollowness that the artist's sculptural process is developed; tying the deteriorated tree mass to a regeneration process enabled by the application of cement grafts and by filling the cavities with stark architectural formations. Where there is absence, the artist imposes a constructive presence.
The vitality of the void triumphs, its immanent sculptural presence invades the gallery accompanying the visitor into a forest of works that architecturally redesigns the gallery as a large scale site-specific installation. As Giuliana Benassi notes: "the exhibition space seems to transform itself into a landscape, a landscape that is not idyllic, but punctuated by the constant dialogic parrhesia between nature and architecture, where one takes inspiration from the other and vice versa".
After the publication that accompanied the 2019 exhibition Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento, the collaboration between Stefano Canto designer/curator #FiorenzaPinna is renewed with a new volume created for Carie, from which it takes its title. The publication is part of an editorial project that provides for the long-term collaboration between Pinna and Canto, aimed at examining and documenting the artist's process during the span of three solo exhibitions in the gallery. 


OPENING SU APPUNTAMENTO
Stefano Canto | Carie
a cura di Giuliana Benassi
Sabato 13 febbraio (11:00 - 19:00)

Matèria
via dei Latini 27 - Roma
Per info e prenotazioni:
contact@materiagallery.com
+39 3318336692