mercoledì 20 gennaio 2021

Beatrice Pediconi - Nude


z2o Sara Zanin è lieta di presentare Nude, la terza personale in galleria di Beatrice Pediconi, a cura di Cecilia Canziani. 

Pediconi (Roma, 1972 - vive e lavora a New York) è un’artista multimediale la cui ricerca è da anni legata a una pratica interdisciplinarecheattraversa medium tradizionaliper approdare a inedite soluzioni formali ed espressive. Nella mostra Nude, che segna il suo ritorno in Italia dopo cinque anni, Pediconi presenta in anteprima un ampio corpusdi lavori che riflette sullo statuto di fotografia, a partire dalla sua decostruzione.

“Untitled agisce come il testimone di un processo di cui resta solo un’impronta, come testimonianza di una perdita: un gesto che riflette sull’assenza di memoria storica e sul distacco personale. Il disegno è dunque il risultato di una migrazione, e la sua traccia volatile e minimale resta in bianco, come l’ultimo ed unico testimone di una storia. Untitleddiventa quindi il mezzo per lasciare un segno come prova della nostra esistenza.” BP

Con Untitled, Pediconi apre la propria ricerca a un’investigazione del segno attraverso una serie di disegni su carta realizzati mediante la tecnica dell’emulsion lift, ovvero impiegando strisce di emulsioni fotografiche sottratte da lavori precedentemente realizzati. Attraverso poi l’utilizzo dei pennelli o direttamente, con le proprie mani, l’artista muove l’emulsione, che a questo punto del processo ha assunto la consistenza di un velo di seta, per posizionarla sulla carta, all’interno di una vasca piena d’acqua. 

L’acqua, come elemento primario, diviene il tramite mediante cui catturare un flusso di immagini segniche originate dal gesto fatto imprimere sulla carta. Questi stessi segni, marcatori di uno spazio vuoto, divengono la testimonianza di una traccia, memoria di un passato trasformato e sublimato, ma anche sequenza di un racconto intimo in cui il ricordo, messo a nudo, accoglie su di sé le vestigia di un’esistenza che si rivela in tutta la sua fragilità. 

Perdita, mutazione, frammento, traccia: i lavori presentati in mostra raccontano di un percorso, sia personale che collettivo, in cui l’ineffabilità del ricordo e del passato ci riporta all’essenza delle cose. Le opere, come enunciati di un gesto, descrivono, ad un tempo, il movimento e la sua inafferrabilità, sospese in un limbo imprevedibile che le riporta a chi osserva nel bagliore di un lampo. 




INFO
Beatrice Pediconi - Nude
A cura di Cecilia Canziani

apertura mostra
venerdì 5 febbraio 2021

Date mostra
5 febbraio – 27 marzo 2021

Z2O Sara Zanin Gallery
Via della Vetrina 21 – 00186 Roma

Orari di apertura
da lunedì a sabato 13-19 (o su appuntamento)

T. 06-70452261
www.z2ogalleria.it
info@z2ogalleria.it

Ufficio stampa mostra
Sara Zolla
press@sarazolla.com
T. 346-8457982

pubblica:

martedì 19 gennaio 2021

Double Fantasy. Milica Ćirović / Ola Czuba


Un letto che tra le lenzuola trattiene visioni, poster alle pareti, un vecchio televisore. Schermi come specchi. Lo spettro di un’identità multiforme abita le stanze di Casa Vuota che diventa orizzonte di delizie e tormenti, raccogliendo le testimonianze di una erratica ricerca interiore attraverso il lavoro incrociato di due artiste. Lo spazio espositivo domestico di via Maia 12 a Roma ospita dal 19 gennaio al 7 marzo 2021 la mostra Double Fantasy di Milica Ćirović (Belgrado, Serbia, 1984) e Ola Czuba (Lodz, Polonia, 1984), curata da Gaia Bobò. Un progetto unitario pensato e realizzato dalle artiste per abitare lo spazio del Quadraro in un dialogo serrato tra le opere, le poetiche e le stanze consunte dell’appartamento.

La presentazione al pubblico è prevista martedì 19 gennaio dalle ore 17 alle 21 e per partecipare è necessario prenotarsi al numero di telefono 3928918793, all’email vuotacasa@gmail.comoppure scrivendo alle pagine Instagram e Facebook di Casa Vuota. Dopo l’inaugurazione, la mostra è visitabile su appuntamento.

Double Fantasy riprende il titolo dall’album del 1980 di John Lennon e Yoko Ono e si articola in una scenografia intima e conturbante che connota l’arredo domestico come un terreno di contraddizioni e fragilità, attivato dall’indagine attorno a tematiche femministe e di genere. “Milica Ćirović e Ola Czuba restituiscono a Casa Vuota la sua qualità originaria di spazio abitato e abitabile, lavorando con sguardo prismatico sul tema della ricerca identitaria”, spiegano Sabino de Nichilo e Francesco Paolo Del Re, direttori artistici dello spazio espositivo.

Il percorso della mostra è segnato dalla giustapposizione di opere che spaziano dal video alla fotografia e all’installazione, evocando atmosfere oniriche e delicati atti di rivoluzione. Un continuo rovesciamento di ruoli e punti di vista è unaspinta propulsiva che, suggeriscono Ćirović e Czuba, si origina dai meandri più intimi del vissuto: dalla libertà sessuale all’autoerotismo, dal rifiuto della necessità di una definizione di genere alla crisi della cultura patriarcale.

“Milica Ćirović – scrive la curatrice Gaia Bobò – pone al centro della sua indagine il proprio corpo come luogo di esplorazione di diversi generi, contesti sociali e ruoli di potere. L’immagine è uno strumento in cui i confini di genere sfumano, dove l’individuo trovase stesso come propria unità di misura e siriscoprenello spazio lirico della propria pelle. Il tema della fluidità di genere, comune a entrambe le ricerche, si esplicita nella pratica di Ola Czuba attraverso il ribaltamento dei ruoli e confini tradizionali, ipotizzando una rinnovata condizione di apertura. L’artista rivela il pesodegli stigmi culturali ereditati dal passato scovandone i nascondigli, e invitando lo sguardo ad affilarsi per riconoscere le insidie di questa eredità”.


Milica Ćirović (Belgrado, Serbia, 1984) si è diplomata nel 2017 all’Accademia di Belle Arti di Roma, la città dove vive. Nella sua arte usa il suo corpo per mettere in discussione i problemi di identità, genere e sessualità attraverso l’uso della fotografia e del video. È stata vincitrice della V edizione del Premio ORA, selezionata per il Premio YICCA nel 2019 e finalista nella sezione fotografia del concorso internazionale per il Premio COMBAT nel 2014. Nel 2015 espone a Codice Italia Academy, progetto organizzato nell’ambito del programma del Padiglione Italia 2015 in occasione della 56. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, nella sezione dedicata agli artisti emergenti delle accademie italiane curata da Vincenzo Trione nello storico Palazzo Grimani. Nel 2019 ha esposto il suo lavoro all’Accademia Ungherese di Roma nell’ambito della mostra Uno, nessuno e centomila, curata da Maja Daina Titonel. Durante il suo percorso artistico è stata selezionata per laboratori dove ha lavorato con artisti come Antoni Muntadas e Antonio Biasiucci. Nel 2020 è stata invitata a fare la parte della giuria del Premio Yicca.

Ola Czuba (Lodz, Polonia, 1984), vive e lavora a Roma. È diplomata in Arti Multimediali e Tecnologiche all’Accademia di Belle Arti di Roma. Lavora con video, performance e installazione. Le principali mostre collettive a cui è stata invitata sono Silenzio per Favorecurata da Adina Pugliese alla Fondazione Aria di Pescara, Quattro artisti al castellocurata da Cecilia Casorati al Castello di Santa Severa, Paesaggi Elettronici, selezione video di Teresa Macrì, Gabriele Simongini, Lea Mattarella e Federica Pirani al Museo d’Arte Contemporanea MACRO di Roma, Control Reversalcurata da Marta Silvi e Carla Capodimonti al Palazzo Candiotti di Foligno, Mapping the Towncurata da Claudio Libero Pisano e Francesca Lilli al Museo Pietro Canonica di Roma, Ieri, Oggi, Domanicurata dall’Accademia di Belle Arti di Roma presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati, M/AAV, Manifesti: Appunti per un’Autonomia della Visionecurata da Spazio Y all’interno di Manifesta 12 presso Palazzo Savona a Palermo;TENT Academy Awards, selezione video di Pier Paolo Pancotto, Rossana Miele e Chiara Agnello, presso lo Stichting Centrum Beeldende Kunst di Rotterdam.

Gaia Bobò (Noto, 1995) è una critica d’arte e curatrice indipendente laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, con un master in Management per le Risorse Artistiche e Culturali presso l’Università IULM. Tra le mostre recentemente curate si ricordano A Word that Troublesalla Temple University di Roma, Controverso. Arte per Fraintenditoridi Lamberto Pignotti alla Galleria CONTACT artecontemporanea di Roma, Fino a quidi Daniele Spanò e Sparkling mattersdi Matteo Nasini al Museo archeologico di Formello - Art Forum Würth Capena, ICH. Intangible cultural Heritagealla HFBK Gallery di Amburgo e Prometeodi Dario Coletti al Centro Filarmonico di Savoca (ME). Scrive per exibart, Artribune e Filosofia in Movimento; ha inoltre scritto per le riviste Inside Art e Rivista Segno.

INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: Double Fantasy
ARTISTI: Milica Ćirović / Ola Czuba
A CURA DI: Gaia Bobò
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 19 gennaio al 7 marzo 2021
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: martedì 19 gennaio 2021, dalle 17 alle 21 (su prenotazione)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com| INGRESSO GRATUITO




lunedì 18 gennaio 2021

Teresa Gargiulo - Come disegnare un'isola


La galleria Tiziana Di Caro presenta la prima mostra personale nei suoi spazi di Teresa Gargiulo (Vico Equense, 1996) intitolata "Come disegnare un'isola" che inaugura sabato 16 gennaio 2021 dalle ore 11:00 alle 19:00.


La pratica di Teresa Gargiulo include il disegno, la scrittura, la scultura, la fotografia e l'installazione, ed è incentrata sul linguaggio e sulla geografia che sono il pretesto per raccontare l'identità e le relative mutazioni cui questa può essere soggetta in relazione allo spazio e al territorio.

La mostra include opere realizzate tra il 2019 e il 2020 e si apre con un grande lavoro intitolato "grafemi per le mani, fonemi per le orecchie", un'istallazione di centottanta fogli che si presenta come un grande alfabeto dove la rappresentazione dei fonemi si sostituisce a quella delle lettere, e tratta le variazioni di percezione che si possono avere ascoltando altre persone a seconda della lingua in cui si esprimono. Partendo da tale assunto Gargiulo attua una indagine sulle unità espressive di cui una lingua è composta. Ogni fonema ha una precisa connotazione che cambiando determina anche una variazione di significato nella parola a cui fa riferimento, creando un cortocircuito che coincide con la situazione di coloro che, parlando una lingua diversa dalla propria modificano, inconsciamente, il modo di pensare e comunicare e al contempo vengono percepiti anche da coloro che ascoltano in maniera differente. Questo lavoro approfondisce la relazione che esiste fra noi e gli altri, e le interferenze che un mezzo di espressione può determinare. Nella seconda sala si sviluppano serie di opere connesse al più ampio il progetto intitolato Ruenmp. Il primo nucleo è intitolato "how to draw an island - notes" e si tratta di esperimenti ottenuti con la tecnica del frottage. La base sulla quale sono stati realizzati sono i listelli di un parquet su cui sono incollati dei frammenti di giornale. É su uno di essi che l'artista legge per la prima volta "Ruenmp". Ruenmp è una parola che pur configurandosi in quanto tale non ha alcun significato ed è il pretesto per connotare una geografia irreale. Attraverso il frottage Gargiulo delinea quattro fasce, che sono come delle isole. Messe insieme formano un arcipelago, che diventa luogo di sperimentazione linguistica. Il risultato di questa sperimentazione è una lingua con un'inclinazione al gioco, ma anche mutevole e per questo potenzialmente innovativa.

Altri disegni rappresentano isole rese in modo più sintetico, utilizzando segni che rimandano a descrizioni realistiche ma che di fatto, mancano di qualsiasi aderenza con la geografia. Le isole che Teresa Gargiulo ci restituisce non sono altro che delle proiezione fantastiche, che ingannano coloro che osservano perché sono descritte attraverso un atteggiamento segnico e scientifico che però è privo di qualsiasi corrispondenza oggettiva. Un piccolo dittico unisce la sperimentazione linguistica, che deriva dal ritrovamento della parola Ruenmp e la relativa isola descritta ancora una volta attraverso un semplice perimetro, ma senza alcuna specifica fisica, politica e meno che mai antropica. Una bandiera che simboleggia un'altra isola sventola sul balcone della galleria, mettendo in relazione lo spazio esterno con quello interno, e annuncia l'approssimarsi all'arcipelago immaginifico. Nella sala successiva c'è una ulteriore sperimentazione linguistica che si configura formalmente in una installazione di palloncini all'elio che compongono la parola OLITI. Questa nasce dalla privazione della sillaba "vi" dalle parole "olivi" e "viti", seguendo lo schema enigmistico definito "lucchetto" che genera una finta composizione linguistica priva di alcuna valenza semantica, ma con una precisa connotazione segnica ed estetica fermandosi a mezz'aria e fluttuando nello spazio. Una ampia serie di finte parole, aventi tutte come iniziale la lettera O, è riportata in una installazione a parete: una sorta di dizionario senza definizioni, ma con le sole parole accumulate in una cacofonia fonetico verbale, nonché visiva. Un kit che chiude il progetto è esposto nell'ultima sala: un sacchetto a chiusura ermetica in cui sono raccolti una mappa con le istruzioni per costruire l'isola, il dizionario che racchiude l'elenco delle parole elaborate durante la sperimentazione, un gessetto per disegnare l'isola e un piccolo poster su cui si legge Il gioco è in possesso della significanza, a indicare che qualsiasi effetto di senso può essere soggetto alla speculazione.

Teresa Gargiulo è la vincitrice della tappa napoletana di Jaguart, progetto artistico innovativo nato nel 2019 dal dialogo tra Artissima e Jaguar Land Rover e dalla comune volontà di supportare l’arte emergente e di innescare sinergie vincenti e di lungo periodo tra i rispettivi interlocutori.

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ENG below

Galleria Tiziana Di Caro is pleased to host the first solo exhibition by Teresa Gargiulo (Vico Equense, 1996), called "Come disegnare un'isola" [How To Draw An Island], opening on Saturday 16 January 2021, 11:00 to 19:00.

Teresa Gargiulo's practice includes drawing, writing, sculpture, photography and installation, and is centered on language and geography which are used as a pretext to explore identity and the changes this can undergo according to space and territory.

The exhibition includes works created between 2019 and 2020, and opens with a large piece called "grafemi per le mani, fonemi per le orecchie" [Graphemes For The Hands, Phonemes For The Ears], an installation involving one hundred and eighty sheets and which resembles a giant alphabet where phonemes replace letters: the piece addresses the variations in perception that usually take place when listening to people expressing themselves in different languages. Starting from this assumption, Gargiulo carries out an investigation on the expressive elements that belong to a language. Each phoneme has a specific connotation which if changed produces a variation of meaning in the word which it is part of, creating a short circuit that reflects the situation of those who, speaking a language other than their own, unconsciously alter their usual way of thinking and thus communicating, and at the same time are also perceived differently by those who are listening. This work probes the relationship that exists between us and the others, and the interference that a means of expression can cause. In the second room, we find series of works related to a larger project called Ruenmp. The first series is called "How To Draw An Island - Notes" and consists of experimental works involving the frottage technique. These works use parquet strips as a basis onto which newspaper cutouts have been glued. It is on one of these that the artist reads ‘Ruenmp' for the first time. Ruenmp is a sequence of letters that looks like a word but has no actual meaning, and is used as a pretext to map out a fake geography. Through frottage, Gargiulo outlines four bands akin to islands. Together they form an archipelago that becomes a place for linguistic experimentation, the result of which is a playful language with a penchant for change and thus potentially innovative.

Other drawings portray islands represented more synthetically, using signs that refer to realistic descriptions but which in actual fact lack any connection with real geography. The islands that Teresa Gargiulo gives us are nothing more than fantastic projections that deceive those who observe them, because they are described using a plausible scientific setting which, however, lacks any actual grounding. A small diptych combines linguistic experimentation, which derives from the discovery of the word Ruenmp and the related island described once again through a simple perimeter, but without any physical, political or anthropic feature. A flag symbolizing another island flutters on the balcony of the gallery, linking the space outside to the one inside, and announcing the approach to the imaginary archipelago. In the next room there is another linguistic experimentation expressed in the form of an installation involving helium balloons forming the word OLITI. This comes from omitting the syllable "vi" from the words "olivi" [olive trees] and "viti" [grapevines], the remaining fragments then attached together, according to the puzzle game called "lucchetto" [padlock] and generating a fake word without any semantic value, but with precise visual and aesthetic features and which hangs floating midair. A large series of fake words, all starting with the letter O, is featured in a wall installation: a sort of dictionary without definitions, but only consisting of words amassed in a phonetic-verbal and visual cacophony. The project closes by featuring a kit in the last room: an airtight bag containing a map with the instructions for building the island, a dictionary containing the list of words created during the experimentation, a piece of chalk for drawing the island and a small poster that reads "Il gioco è in possesso della significanza" [The Game Holds The Significance], suggesting that any meaning upshot can undergo speculation.

Teresa Gargiulo is the winner of the Neapolitan stage of Jaguart, an innovative artistic project born in 2019 of the dialogue between Artissima and Jaguar Land Rover, in a common aim to support emerging art and promote positive and long-lasting synergies among their respective users.


Galleria Tiziana Di Caro
Piazzetta Nilo, 7
80134 Napoli - IT
ph. +39 081 552 5526


Galleria Continua - A new exhibition space in France


Galleria Continua è lieta di annunciare l’apertura di un nuovo spazio espositivo in Francia: a 15 anni dall’apertura di Galleria Continua Les Moulins nella campagna parigina, apre un’ulteriore sede, questa volta nel cuore della capitale francese, nel Marais. 

Galleria Continua Paris – 800 metri quadri dislocati su due piani, con un’infilata di finestre e vetrine che corrono all’angolo tra Rue du Temple e Rue Michel-le-Comte, a due passi dal Centre Pompidou - si proporrà come una situazione un po’ fuori dagli schemi, aperta alla sperimentazione, incline a vivere lo spazio al di là dei consueti canoni allestitivi; in corso d’opera si doterà di un caffe, uno store e una sala dedicata a incontri e talk. “Il progetto nasce dall’idea di creare uno spazio accogliente, un luogo conviviale, flessibile, inclusivo, accessibile a tutti, architettonicamente non omologato ai canoni del white cube; un’officina di linguaggi contemporanei che coniughi arte, socialità e cultura. Un ambiente aperto alla multiculturalità dove persone con storie, risorse e interessi differenti possano incontrarsi anche semplicemente per leggere una rivista o per scambiare impressioni, esperienze, progettualità”, affermano Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, soci fondatori di Galleria Continua. 

“Truc à faire”, il titolo dell’evento che dà il via a questo nuovo progetto, esprime l’esigenza dei tre galleristi di rispondere a un richiamo contingente e imprescindibile: “una cosa da fare”. 

A curare la prima mostra sarà un artista, JR, con una mostra evento che in modo inaspettato si approprierà dei locali che fino a poco tempo fa ospitavano una rivendita all’ingrosso di articoli in pelle. Le opere scelte da JR s’insinueranno in ogni anfratto, conquistando le centinaia di scaffalature che ne occupano le pareti, con la dichiarata volontà di non modificare la struttura originaria ma piuttosto di svelarne la storia prima di una straordinaria nuova metamorfosi: “uno spazio dove si vendono opere d’arte, a metà tra una cattedrale e un supermercato, è un luogo dove ci si avvicina all’infinito e dove si acquistano oggetti di consumo. Sono abituato a lavorare con gallerie d’arte e anche a stare in strada e parlare con i passanti. Per questo nuovo spazio, ho voluto unire i due universi, creare un luogo abitato dall’arte dove veniamo a camminare, dove torniamo qualche settimana dopo per scoprire un nuovo universo, dove incontriamo opere di artisti di generazioni diverse, provenienti dai cinque continenti: da Ai Weiwei, a Daniel Buren, Anish Kapoor, Michelangelo Pistoletto e Pascale Martine Tayou, solo per fare alcuni nomi. Vorrei che fosse uno spazio di discussione, incontro, sorprese, dove compriamo un libro che scopriamo se è firmato dal suo autore una volta aperto, dove possiamo prendere un buon caffè italiano in un ambiente in movimento, dove ci immergiamo nelle opere presenti” (JR).A distanza di alcune settimane dall’inaugurazione in collaborazione con MBL architectes lo spazio sarà portato a nudo: rimosse le strutture di stoccaggio e le controsoffittature mostrerà ‘la pelle’, con tutte le sue cicatrici e i segni del recente passato. A quel punto sarà pronto ad ospitare una seconda mostra. 

Attenti a conservare la patina del tempo e le peculiarità dei locali, i successivi interventi di ristrutturazione procederanno di pari passo con l’attività della galleria segnando un continuum tra arte e vita. 

GALLERIA CONTINUA 
Galleria Continua ha aperto a San Gimignano nel 1990, su iniziativa di tre amici: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo. Trovando sede negli spazi di un ex cinema, Galleria Continua si è affermata e ha prosperato in una posizione del tutto inaspettata, lontano dalle grandi città e dai centri urbani ultramoderni, in un borgo - San Gimignano - ricco di storia, senza tempo. Questa scelta del luogo ha permesso di sviluppare nuove forme di dialogo e simbiosi tra geografie inaspettate: rurali e industriali, locali e globali, arte del passato e arte di oggi, artisti famosi e emergenti. Rimanendo fedele a uno spirito di evoluzione perpetua e impegnato a interessare il più vasto pubblico possibile nell’arte contemporanea, Galleria Continua ha costruito una forte identità attraverso i suoi legami e le sue esperienze. Questa identità è fondata su due valori: generosità e altruismo, che si trovano al centro di tutti i rapporti con gli artisti, il pubblico in generale e il suo sviluppo nel suo complesso. Galleria Continua è stata la prima galleria straniera con un programma internazionale ad aprire in Cina nel 2004 e tre anni dopo, nel 2007, ha inaugurato un nuovo sito particolare per le creazioni di grandi dimensioni - Les Moulins - nella campagna parigina. Nel 2015 la galleria ha intrapreso nuovi percorsi, aprendo uno spazio a L’Avana, a Cuba, dedicato a progetti culturali volti a superare ogni frontiera. Galleria Continua è un desiderio di continuità tra i secoli, l’aspirazione ad avere una parte nella scrittura della storia del presente, una storia sensibile alle pratiche creative contemporanee e che custodisce il legame tra passato e futuro, e tra individui e geografie diverse e inusuali. Nel 2020 ha inaugurato una nuova sede espositiva a Roma all’interno del The St. Regis Rome e una in Brasile, Galleria Continua São Paulo, all’interno del complesso sportivo di Pacaembu.

Avant-première della nuova sede della galleria mercoledì 20 gennaio 13.00 – 17.00 

Per il giorno del 20 gennaio si consiglia la prenotazione della visita a reservation@galleriacontinua.fr 21 gennaio 2021 a 20 febbraio 2021 dal martedì al sabato 10.00 - 17.00 

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Galleria Continua is pleased to announce the opening of a new exhibition space in France: 15 years after the opening of Galleria Continua Les Moulins in the Parisian countryside, another space opens, this time in the heart of the French capital in Le Marais.

Galleria Continua Paris – 800 square metres on two floors, with a string of windows that run around the corner between Rue du Temple and Rue Michel-le-Comte, a stone’s throw from the Centre Pompidou – an unconventional situation, open to experimentation, it encourages a living of the space that is beyond the usual standards of set-up; throughout the course of its construction, it will be equipped with a café, a store and a room dedicated to meetings and talks. “The project comes from the idea of creating a welcoming space, a convivial place, that is flexible, inclusive, accessible to all and does not architecturally adhere to the canons of the white cube; a workshop of contemporary languages that brings together art, sociality and culture. An environment open to multiculturality where people with stories, resources and different interests can meet even just to read a magazine or to exchange thoughts, experiences and plans”, state Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi and Maurizio Rigillo, Galleria Continua’s founders.

“Truc à faire”, the title of the event that kicks off this new project, expresses the need of the three gallerists to respond to an incidental and inescapable call: “one thing to do”.

JR curates the first exhibition, an exhibition event that will occupy, in an unexpected way, this location that previously housed a wholesale resale leather goods activity. The works chosen by JR will creep into every nook and cranny, conquering the hundreds of shelves that inhabit the walls, with the declared desire not to modify the original structure but rather to reveal its history before then undergoing an extraordinary metamorphosis: “a space where art works are sold, halfway between a cathedral and a supermarket, it’s a place where we get closer to infinity and where we can buy consumer objects. For this new space, I wanted to bring together two universes, create a place that is lived by art, where we come to walk, where we encounter works by artists of many different generations, coming from 5 continents: from Ai Weiwei, to Daniel Buren, Anish Kapoor, Michelangelo Pistoletto and Pascale Marthine Tayou, to name a few. I would like it to be a space for discussion, meetings, surprises, where we buy a book and when we open it, we discover it’s signed by the author, where we can have an Italian coffee in a dynamic environment, where we immerse ourselves in the works that are present” (JR)

Shortly after the opening, MBL architects will strip back the space: removing the internal structures will show the bones of the building, including the signs of its past. It will then be ready to host a second exhibition.While preserving the patina of time and the unique features of the premises, the subsequent renovations - again by the group of French architects - will proceed hand in hand with the activity of the gallery, marking a continuum between art and life.

GALLERIA CONTINUA
Galleria Continua opened in San Gimignano in 1990, on the initiative of three friends: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi and Maurizio Rigillo. Determining its headquarters in the spaces of a former cinema, Galleria Continua has established itself and thrived in a completely unexpected position, far from big cities and ultramodern urban centres, in a village - San Gimignano - a timeless place that’s rich in history. This choice of location has allowed the development of new forms of dialogue and symbiosis between unexpected geographies: rural and industrial, local and global, the art of the past and the art of today, famous and emerging artists. Staying true to a spirit of perpetual evolution and committed to engaging the widest possible audience in contemporary art, Galleria Continua has built a strong identity through its connections and experiences. This identity is founded on two values: generosity and altruism, which are at the centre of all relationships with artists, the general public and its development as a whole. Galleria Continua was the first foreign gallery with an international program to open in China in 2004 and three years later, in 2007, it inaugurated a new special site for large interventions - Les Moulins, in the Parisian countryside. In 2015 the gallery embarked on new paths, opening a space in Havana, Cuba, dedicated to cultural projects aimed at overcoming all frontiers. Galleria Continua represents a desire for continuity between the centuries, the aspiration to have a part in the writing of the history of the present, a history that is sensitive to contemporary creative practices and which preserves the link between past and future, and between different and unusual individuals and geographies. In 2020 it inaugurated a new exhibition venue in Rome inside The St. Regis Rome and one in Brazil, Galleria Continua São Paulo, situated inside the Pacaembu sports complex.

For further information about the show and photographic material:
Silvia Pichini, Press Office: press@galleriacontinua.com, cell. +39 347 45 36 136 

Preview of the gallery’s new location, Wednesday 20 January 2021 1pm – 5pm 
For 20 January, booking is recommended at reservation@galleriacontinua.fr 
21 January – 20 February 2021, Tuesday – Saturday 10am – 5pm

Galleria Continua
A new exhibition space in France
7 Rue du Temple, Paris, France
tel. +33 6 87021401 | paris@galleriacontinua.fr | www.galleriacontinua.com

mercoledì 13 gennaio 2021

Simone Cametti - Primitivo


Sabato 16 gennaio dalle ore 11.00 la Shazar Gallery presenta primitivo la nuova personale di Simone Cametti a cura di Valentina Muzi. La mostra è il primo intervento del progetto più ampio “Bivacchi”, quei rifugi abbandonati e “incastonati in un’atmosfera silenziosa, incorniciati da una natura incontaminata” che l’artista ha individuato quali luoghi da attivare.

“L’azione messa in atto da Cametti (e riportata in mostra) ha voluto dare nuova vita, o meglio, nuova luce a questi siti – ormai dismessi-, entrando in relazione in primis con il luogo e poi con il sentiero, tracciandone uno nuovo.” Negli spazi di via P. Scura, fotografie, video e una installazione di 4 m definiscono il rapporto instaurato tra l’artista romano (vincitore del Premio Terna), il rifugio Delle Serre (1500 m di altitudine tra Abruzzo e Lazio) e la natura esplorata. La ricerca di Cametti sulla luce, sul bianco e sulla perdita di punti di riferimento si esplica in un complesso procedimento artistico che parte da interventi diretti sul luogo abbandonato, come la sua illuminazione data dall’installazione, la definizione di un nuovo percorso tra i boschi, una passeggiata solitaria notturna, o l’arrampicarsi sulla cima di una montagna durante una tempesta di neve. 

“Subito dopo l’accensione dello spazio- Cametti ha deciso di invitare due artisti per una breve residenza nel rifugio, ovvero le giovani Chiara Fantaccione e Francesca Cornacchini.” Quest’ultime hanno vissuto e ridefinito lo spazio producendo opere che dialogheranno con quelle di Cametti in mostra.

Lo stesso giorno e negli stessi orari inaugura a Napoli alla galleria Tiziana Di Caro la mostra personale di Teresa Gargiulo "Come disegnare un'isola". 




Simone Cametti - primitivo
a cura di Valentina Muzi
Opening: sabato 16 gennaio dalle ore dalle 11,00 alle 19,00
Dal 16 gennaio al 13 marzo 2021
dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30
La prenotazione obbligatoria è possibile su tutti i canali ufficiali della Shazar Gallery

Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli Tel. 081 1812 6773 www.shazargallery.com – info@shazargallery.com
Instagram: shazargallery – FB: shazargallery

ICEBREAKERS


Un progetto pensato per collegare le industrie creative, a partire dal mondo della moda, tramite piattaforme aperte e digitali dove inventare il futuro, ideato e a cura di Linda Loppa, prodotto da NAM – Not a Museum.
 
NAM - Not a Museum, il programma di arte contemporanea di Manifattura Tabacchi conferma la sua vocazione alla ricerca, la sperimentazione artistica e la contaminazione tra discipline e linguaggi, lasciando aperto il dibattito sui temi più urgenti della società contemporanea.

ICEBREAKERS, una nuova serie di conversazioni che mette in connessione voci da tutto il mondo: dalla Cina agli Stati Uniti, dall’India all’Australia, dall’Europa al Giappone,

11 containers, 11 temi, 11 coppie di personalità note, attive negli ambiti della moda, del design, della scienza letteratura, in un dialogo unico, reso possibile dalla tecnologia. “L’11 ha un significato simbolico molto, dell’arte e della importante, rappresenta infatti la forza interiore che ognuno di noi trova per affrontare i momenti di crisi”, commenta Linda Loppa.

ICEBREAKERS si inserisce nella cornice di Living Room, il salotto della cultura contemporanea di Manifattura Tabacchi, nato nel 2019 per accogliere conversazioni tra personalità competenti nel proprio settore di appartenenza. Nel 2020, Living Room ha ripreso vita in un formato digitale, evolvendosi nella forma di un vero e proprio programma interdisciplinare composto da progetti culturali realizzati ex-novo secondo delle coordinate tematiche.

Ogni settimana a partire da giovedì 14 gennaio 2021 dalle ore 11.00,sul sito e sul canale Youtube di Manifattura Tabacchi e sulla IGTV di NAM – Not a Museum, 11 dialoghi inediti guidati da Linda Loppa.

In un momento di crisi e ridefinizione degli assetti sociali, culturali, economici e politici, quale ruolo riveste la produzione culturale? Questo e altri interrogativi saranno al centro delle conversazioni in cui i protagonisti offriranno il proprio vissuto e le proprie conoscenze, mostrando come la comunicazione e la connessione tra universi apparentemente distanti possano fornire soluzioni innovative.

Ciascun container rappresenta uno spazio concettuale all’interno del quale avviene un confronto tra i due protagonisti, senza porre limiti alla provocazione del pensiero: ICEBREAKERS attiva attraverso i suoi dialoghi connessioni tra esperienze e background diversi per trasformare i nuovi spazi digitali in luoghi dove stimolare idee e soluzioni fuori dagli schemi abitualmente consentiti.

14 gennaio - THE CRITICAL CONTAINER in cui Angelo Flaccavento, critico di moda, scrittore e poeta, e Anna Yudina, autrice nei campi dell’architettura, del design, dell’urbanistica e del pensiero cross-disciplinare, discutono il ruolo della critica come strumento di comprensione dell’altro e di riconciliazione tra l’interno e l’esterno del sistema.

21 gennaio - THE EXHIBITION CONTAINER, una conversazione tra Dobrila Denegri, curatrice indipendente e direttrice per molti anni del Museo di Arte Contemporanea di Torun in Polonia, eMarlo Saalmink, fondatore dell’omonimo Atelier con il quale si concentra su curatela, sviluppo strategico, editoria e direzione creativa di brand di moda a Vikeland, in Norvegia, che riflettono sulle pratiche curatoriali come una modalità per accogliere la multidisciplinarietà della produzione e delle fruizione nei settori della moda e dell’arte contemporanea.

28 gennaio - THE SPEAKERS CORNER, Anne Timerman, co-fondatrice di TM/R, studio creativo a New York, e Sam Cotton, creative consultant, creative director, designer e consulente per l'innovazione della moda con sede a Londra, conversano sull’uso della tecnologia in relazione ai processi di ideazione e produzione dei brand.

4 febbraio - THE DIGITAL CONTAINER, Karchun Leung, art director, designer coach e fashion consultant in Cina, e Valerio Mannucci, co-founder della casa editrice italiana Nero a Roma, si interrogano sul ruolo dell’editoria, della scrittura e del linguaggio nella società contemporanea, a fronte dei radicali cambiamenti generati dalla pervasività del web.

11 febbraio - THE NOW CONTAINER, Ting Ting Zhang, ideatrice di Cloud HAT e Gianfranco Villegas, fondatore del brand SelfMade, danno una lettura intima ed estremamente lucida dell’industria della moda contemporanea, illustrando come le nuove generazioni si muovano tra campi anche distanti tra loro per cercare delle soluzioni, combinando le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. 

18 febbraio – THE LITTLE HISTORY CONTAINER, Stefan Siegel, fondatore di NotJustALabel, NJAL, a Los Angeles e Alessio de’Navasques, co-creatore del progetto Artisanal Intelligence, curatore e scrittore di base a Roma, si prendono cura dell’artigianalità e del tempo, dando valore e importanza alle creatività che emergono fuori dai tradizionali centri della moda e del business.

25 febbraio – THE PATTERN CONTAINER, Minna Palmqvist, fashion designer con base a Stoccolma, e Adele Varcoe, artista e designer a Melbourne, ripercorrono gli schemi e le tessiture della moda e dell’arte cercando di tracciarne i confini.

4 marzo – THE SCIENCE CONTAINER, Suket Dhir, Fashion Designer di base a New Delhi e Armando Chant, artista, curatore e accademico con background nell’industria della moda, di Sidney, Australia, sono legati l’uno all’altro dai tessuti, un medium che entrambi usano come espressione identitaria e strumento di indagine culturale e sociale. Insieme, ripensano il sistema produttivo della moda in maniera più sostenibile, nella ricerca di un equilibrio tra produzione e consumo.

11 marzo – THE SURPRISE CONTAINER, Kristofer Kongshaug, executive creative director di Boon Paris, e Geert Bruloot, curatore e art director con base ad Anversa, intrecciano le rispettive conoscenze ed esperienze legate al retail, al design, all’arredamento e alla moda, lasciandosi andare a un dialogo volto alla ricerca dell’innovazione e di nuove visioni per il futuro.

18 marzo – THE BRAIN CONTAINER - Fabien Beckers, fondatore di Invention Factory a San Francisco e Sissel Tolaas, Smell Researcher e artista di base a Berlino, si trasforma in un confronto tra esperienze tanto diverse quanto complementari, poiché partono entrambe da un presupposto: una profonda curiosità per il mondo circostante e il desiderio di mettere a frutto le conoscenze acquisite per cambiarlo in meglio.

25 marzo – THE DINING CONTAINER - Hirofumi Kurino, co-founder e oggi senior advisor del gruppo retail giapponese United Arrows e Linda Loppa regalano al pubblico un momento di convivialità ideale e virtuale nel quale si affrontano trasversalmente tutti i container del progetto ICEBREAKERS e si tirano le somme per preparare il terreno alle connessioni future.

ICEBREAKERS è parte di The New Fashion Container, progetto ideato e a cura di Linda Loppa, pensato per collegare le industrie creative che lavorano nel mondo della moda con un approccio meno formale, tramite piattaforme aperte che creano spazi dove inventare il futuro. “The NFContainer nasce come reazione e alternativa all’eccesso di tempo e risorse che rendono insostenibile il sistema produttivo globale, a partire dall’esempio del sistema della moda. I «container» sono padiglioni, stanze o gallerie dove le persone possono pensare insieme un mondo migliore. È un progetto di gruppo, un approccio unico per una piattaforma globale che possa connettere persone, idee, invenzioni e innovazioni, stimolando progetti locali che possono diventare globali grazie al digitale”, afferma la curatrice. 



MANIFATTURE TABACCHI
via delle Cascine 35
50144 - Firenze
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NAM – Not A Museum
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Ufficio Stampa Manifattura Tabacchi
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Eleonora Molesti: eleonora.molesti@noesis.net; tel. 389 9853152 
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martedì 12 gennaio 2021

ALEXIS PESKINE. RESIDENZA D'ARTISTA

  


© October Gallery London | Alexis Peskine, Shrine, 2016

ALEXIS PESKINE. RESIDENZA D'ARTISTA

Dal 04 Gennaio 2021 al 04 Febbraio 2021

FIRENZE

LUOGO: Murate Art District

INDIRIZZO: Piazza delle Murate

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 055 247 6873

E-MAIL INFO: info.mad@muse.comune.fi.it

SITO UFFICIALE: http://www.murateartdistrict.it



Murate Art District comincia il nuovo anno all’insegna dell’ottimismo e della fattività, offrendo la possibilità al giovane artista franco-russo-afro-brasiliano Alexis Peskine di usufruire per un mese di uno studio all’interno dell’ex carcere fiorentino, dove darà vita ai suoi lavori.

Dal 4 gennaio al 4 febbraio 2021, Peskine  - che vive a Parigi – si stabilirà a Firenze e lavorerà alla creazione di una nuova serie di opere in dialogo con la storia afroitaliana che verranno esposte negli spazi di Villa Romana, in occasione della sesta edizione di Black History Month Florence, la manifestazione che promuove un calendario di iniziative dedicate alla cultura black.

La residenza e la mostra di Alexis Peskine sono organizzate da BHMF e Murate Art District in collaborazione con Numeroventi, Villa Romana, October Gallery e Black History Month Bologna.
 
Le opere più emblematiche di Alexis Peskine sono ritratti monumentali a tecnica mista, della diaspora africana, resi attraverso il martellamento di chiodi di diversa misura, con precisione millimetrica, su legno macchiato di caffè e fango. Applicando la foglia d'oro ai chiodi, l’artista crea immagini composite. Ritrae figure di forza e perseveranza la cui energia ricorda le "figure di potere" di Minkisi del bacino del Congo, con la loro carica spirituale.
 
Alexis Peskine
Dopo una mostra nel 2016 alla 1-54 Contemporary African Art Fair di Londra, Peskine ha tenuto la sua prima mostra personale alla October Gallery nel 2017 e ha partecipato a fiere d'arte internazionali negli anni successivi. Parallelamente, nel 2016, l'Institut Francais di Dakar, Senegal ha ospitato Raft of Medusa: Le retour de la vague, una mostra personale delle opere di Peskine. Nel 2018, i suoi lavori sono stati presentati nella mostra In Their Own Form al Museum of Contemporary Photography, Chicago e nella mostra Second Generation dell'Africa House a New York. Ha ricevuto numerosi premi prestigiosi, tra cui una borsa di studio Fulbright e il premio Hennessy Black Masters Art Competition. Negli ultimi dieci anni, Peskine ha lavorato con i giovani dei centri urbani in Francia, Senegal e Brasile per creare una serie di pezzi monumentali, il più grande dei quali è stato prodotto in Francia nel 2012. Musei e collezionisti importanti tra cui Peggy Cooper Cafritz; Laurence Graff OBE; il New Britain Museum of American Art, New Britain, USA; The Harvard Art Fogg Museum, Cambridge, USA; Collezione Pizzuti del Columbus Museum of Art, Columbus, USA; e il Museum of Contemporary Photography (MoCP), Chicago, USA, hanno acquisito le opere di Peskine.