mercoledì 9 settembre 2020

The Sleeping Muse. Performance di Reverie


In collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano, Reverie porta sul palco della Palazzina Liberty, sabato 12 settembre 2020, la performance The Sleeping Muse, un nuovo Sogno pensato dall’artista per la Palazzina Liberty.

Dalle 16:00 alle 20:00 Reverie si troverà sul palco.
L’artista canterà i testi dei sogni ricevuti da tutti coloro che hanno risposto alla sua sollecitazione, a partire dal gennaio 2020, compresi quelli del periodo del Covid-19, e raccolti tramite una piattaforma online dedicata sul suo sito (http://www.reverieinarte.com/coro-di-sogni/ ).
Si tratterà di un lavoro non invasivo per lo spazio ma “purista”. Gli elementi base saranno i sogni, la voce, il corpo, l'immaginazione del pubblico presente.
Come i sogni sono intangibili, anche il canto è un’esperienza effimera che però avrà nuova vita in un’opera corale che Reverie realizzerà a seguito della performance.
Il titolo si rifà non solo al capolavoro di Brancusi, sogno ricorrente nella poetica di Reverie, e all’opera stessa realizzata dalla giovane artista che rappresenta la sua personale visione (con rosa) della “Musa dormiente” (un esemplare unico in bronzo ricavato dal calco a vivo del suo volto con un innesto di rose in fusione diretta) ma anche e soprattutto alla fase notturna di verità del sogno e alla meraviglia e allo stupore che suscita il mostrare quel lato nascosto e sincero di sé.
La musa di Reverie canta mentre dorme e sogna.
Come per ogni altra sua performance, anche il materiale raccolto da questo lavoro collettivo servirà a Reverie per creare un’opera di sintesi.

Il canto di Reverie è vivo, “istintivo” e naturale e proprio per questo rappresenta uno strumento catartico collettivo. Non si tratta della perfezione del “bel canto” né di testi canonici e riconosciuti come capolavori, bensì di sogni, incubi, ricordi, luci e ombre della vita di chi vorrà partecipare: “In The Sleeping Muse Reverie lavora con la materialità della voce usata allo stato grezzo, come elemento plastico, corporeo, che mette in contatto l'esperienza fisica dell'artista con il vissuto onirico delle persone coinvolte. Scultura, performance vocale, attività onirica si fondono in un'opera concepita come processo conoscitivo collettivo” commenta Raffaella Perna.

Sogno 2: The Sleeping Muse” è un altro tassello linea con la recente pubblicazione di Reverie: “librosogni”, edito da Skira (una raccolta senza censure dei sogni dell’artista del 2019, scritti con la sua peculiare “cacografia” insieme a una raccolta di opere inedite, “sogni fisici” atemporali), nonché con altri progetti che, come questo, rientrano in un ampio ciclo di performance corali a partire da “Sogno 1: l’archetipo del sé” realizzato alla Fondazione VOLUME! di Roma lo scorso novembre.


The Sleeping Muse. Performance di Reverie
12 Settembre 2020
MILANO Palazzina Liberty
Largo Marinai d’Italia
dalle 16.00 alle 20.00

martedì 8 settembre 2020

DIVO C. Hic et Nunc – visioni future


DIVO C. Hic et Nunc – visioni future, ideato dall’architetto Monica Cecchini, promosso dall’Associazione Incinque Open Art Monti, in collaborazione con artisti e galleristi, sarà inaugurato a Roma il 10 settembre dalle ore 18.00. 
Un percorso ideale partirà dal rione Monti per attraversare diversi spazi artistici diffusi nei quartieri di Trastevere, Ludovisi, Coppedè, Monte Verde, Pigneto, Prati e Corviale a significare che l'arte può vivere in ogni luogo e che si può ricreare una geografia urbana legata non più all’accentramento di attività ma ad una serie aperta di progetti ed azioni attraverso cui recuperare tracce, produzioni culturali, creazioni artistiche e nuove energie sorgive.
DIVO C, progetto creativo si autosostiene e coinvolge 14 spazi d’arte: AntiGallery, HUB/39Art, Incinque Open Art Monti, I love ceramica, Kapocci Studio, La linea Artecontemporanea, Lupigiada, Officine Adda, Otto Gallery, Spazio Monti, Spazio Urano, Spazio Veneziano, Stamperia Ripa69 e Virus art. Le strutture espositive hanno messo a disposizione i propri spazi ospitando artisti, organizzatori, curatori per realizzare esposizioni, performance, incontri di pittura, incisione e grafica, fotografia, ceramica e gioiello contemporaneo.

Tra gli artisti invitati ad interrogarsi sul rapporto presente-futuro, tempo-spazio, sull’interazione tra il nostro universo interiore e quello esteriore, e come queste reciprocità possano cambiare l’ambiente: Corrado Veneziano, Raha Tavallali, Alessandro Arrigo, Zhanna Stankovych, Re Barbus, Giorgio de Finis, Maria Grazia Morsella, Alberto Mantegna, Daniela di Lullo, Laura Amato, Tancredi Fornasetti, Christin Bonbon, Marco Perna, Virginia Carbonelli, Fabio Mariani, Paolo Andruccioli, Luisa Raggi, Martina Vanda, Tancredi, Claudio Giuli, Mario Glover e molti altri. 
Gli autori esporranno le loro creazioni artistiche per supportare la riapertura degli spazi artistici di Roma e costruire un territorio dove gli spazi siano rigenerati, gli operatori artistici e culturali inseriti in una forma di cooperazione, dove ogni spazio possa esprimere un suo continuum creativo creando una mappa emozionale per le persone e il territorio.

PROGRAMMA

| 10 SETTEMBRE > 18:00
AntiGallery
Piazza degli Zingari 3, – 00184 Roma
ARCIPELAGHI
Mostra fotografica di
Andrea Sabatello ed Eva Tomei

a cura di Barbara Martusciello 

La mostra coinvolge due autori, diversi per generazione e formazione ma con una sensibilità simile in un dialogo che accoglie con naturalezza il tema di Divo C, ribaltamento del nome del virus che ha sconvolto il mondo, a simboleggiare un’occasione resiliente e resistente attraverso l’atto creativo. 

Incinque Open Art Monti
Via della Madonna dei Monti, 69 – 00184 Roma
HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE 

Laura Amato, Alessandro Arrigo, Daniela di Lullo, Mario Glover, Ezia Mitolo e ReBarbus 

a cura di Monica Cecchini

Incinque Open Art Monti ha condiviso durante il lockdown emozioni e progetti con alcuni artisti. Divo C nasce proprio ad aprile, insieme ad alcuni di loro, con la speranza di poter tornare ad esporre in galleria e condividere con gli altri l’amore per l’arte. Gli artisti sono stati invitati ad esporre la propria visione rispetto alla tematica di Hic et Nunc. In esposizione opere di pittura, foto-illustrazioni e collage.

Officine ADDA
Via degli Zingari, 27 – 00184 Roma

HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE

Officine Adda è un’occasione.
L’occasione di arredare la propria casa con mobili, oggetti, dedicati al vostro modo di vedere il bello. Realizziamo solo pezzi unici, su misura, costruiti recuperando vecchi mobili, disegnando e progettando con voi la vostra idea di casa.
Attraverso l’aiuto dei nostri artisti e dei nostri artigiani dedichiamo tutto il nostro tempo per farvi godere un momento di creatività puro, unico, intenso ma soprattutto accessibile. 

HUB/39Art
Via Campania, 39 - 00187 Roma
HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE

opere pittoriche di Mauro Magni e Salvatore Pupillo | fotografie fotografiche di Giorgio Benni, Aldo Feroce e Valentina Stefanelli.

L’intento è quello di mettere in comunicazione il mondo dei viaggi con le espressioni dell’arte pittorica e fotografica.
Lo spazio espositivo nasce un anno fa, nei ritmi di un’agenzia di viaggi per rappresentare l’arte nel mondo dei viaggi, e il viaggio nel mondo dell’Arte. 

Kapocci Studio
Via dei Capocci, 71 – 00184 Roma
L’INCOGNITO
di Raha Tavallali
Raha Tavallali apre le porte del suo studio per mostrare le opere realizzate durante il lockdown. “L’incognito”, nasce dalla riflessione sulla paura e sulle emozioni che hanno stravolto gli equilibri familiari in questo periodo, anche in funzione delle piccole reazioni che possono trasformare le relazioni tra i componenti della famiglia. 

La linea_artecontemporanea
Via di San Martino ai Monti, 46 – 00184 Roma
LINEA ASTRATTA

Virginia Carbonelli, Susanna Doccioli, Salvatore Giunta, Gianna Marianetti, Isabella Nurigiani, Massimo Pompeo, Mario Teleri Biason, Usama Saad, Enza Scarano, Grazia Sernia. 
La linea_artecontemporanea presenta una scelta di grafiche d’arte con la collaborazione di 10 artisti che da anni frequentano l’Associazione. “Linea Astratta” vedE protagoniste opere di medio/grande dimensione realizzate dagli artisti con tecniche differenti su supporto cartaceo. 

Lupigiada 
Via Tor de’ Conti, 15 – 00184 Roma
HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE
Mostra Fotografica

Gianpaolo Conti, Giorgio de Finis, Alessandro Gionni, Claudio Giuli, Enrico Graziani, Caterina Marchionne, Zhanna Stankovych e Piero Tauro

Lo spazio espositivo nasce dalla passione per la musica e per l’arte, ed è ubicato all'interno della residenza Maritti, una famiglia con una storia antica di oltre 300 anni, con lo scopo di promuovere ogni linguaggio artistico. Coerentemente con la propria mission ospiterà la mostra fotografica, proponendo un dialogo tra la sua storia antica e le visioni fotografiche degli autori, che esprimono le loro riflessioni sul futuro, partendo dall’immaginario presente che a volte richiama quello passato.

Otto Gallery
Piazza Mazzini, 27 - 00195 Roma

HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE

Alessandro Gionni, Roberto Manfredi, Alberto Mantegna, Graziano Panfili, Francesco Tadini e Nico Vigenti

La OTTO Gallery, un innovativo spazio espositivo, prettamente fotografico, inserito all'interno delle aree comuni di OTTO Rooms, dal 10 settembre ospiterà la collettiva fotografica che vede in mostra gli scatti artistici di 7 fotografi che hanno indagato, attraverso la loro arte, la visione futura del Hic et Nunc. 

Spazio Monti
Via della Madonna dei Monti, 27 – 00153 Roma
HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE
Collettiva artistica 

Christin Bonbon, Paola Chartroux, Arianna Cola, Paola Ramondini e Martina Vanda per la ceramica e Monica Argentino, Angela Donatelli, Tancredi Fornasetti , Fabio Giuli, Mario Glover , Lucilla Monardi, Marco Perna e Valentina Sorrentino per la pittura.

Spazio Monti presenta una collettiva di artisti nella sezione pittura e ceramica, che si sono relazionati con il tema del progetto “Hic et Nunc – Visioni Future”.

Spazio Veneziano 
Via Reno, 18/A – 00198 Roma
HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE
Collettiva artistica 
Corrado Veneziano, Tancredi Fornasetti, Ezia Mitolo, Lucilla Monardi, e Valentina Sorrentino.

L’artista, docente e scrittore Corrado Veneziano ha condiviso la visione di DIVO C, aprendo la sua Home Gallery, luogo accogliente e professionale dove scambiare arte e valori, ad una esposizione condivisa con artisti provenienti da Roma, Salerno e Taranto.
Corrado Veneziano esporrà il suo lavoro, in special modo quello realizzato per la mostra Leonardo Atlantico che s’ispira al Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, mostra realizzata in occasione delle celebrazioni del quinto centenario dalla morte del genio toscano.

| 11 SETTEMBRE >18:00

Associazione I Love Ceramica
Via Paolo Maria Martinez, 11/a - 00151 Roma RM
HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE

Maria Flora, Clementelli, Evandro Gabrieli, Manuela Lupino, Alexia Manzoni Porath, Robbie Mazzaro, Maria Grazia Morsella e Luisa Raggi
Le artiste di “I love ceramica” propongono un confronto e una condivisione, tra discipline diverse. Hanno voluto esprimere la loro visione, relativa alla tematica, dando voce alla ceramica. Gli artisti esporranno in uno spazio espositivo insolito ma innovativo: un laboratorio. 

Stamperia, Ripa69
Via di San Francesco a Ripa, 69 – 00153 Roma

HIC ET NUNC – VISIONI FUTURE

Paolo Andruccioli, Luisa Baciarlini, Marina Buening, Virginia Carbonelli, Alessia Consiglio, Susanna Doccioli, Marcello Fraietta, Valeria Gasparrini, Elio G. Mazzali, Nicholas Perra, Giorgia Pilozzi, Gianluca Tedaldi, Caterina Tedeschini e Usama Saad

La mostra “Hic et Nunc” è intesa come celebrazione del singolo momento, fotografia sincera dell'attimo presente. La forma grafica della stampa a monotipo amplifica l'espressione di questa fugacità, imprevedibilità. La tecnica di stampa a monotipo è intesa in tutte le sue possibili espressioni, interpretazioni, variabili. 

Spazio Urano 
Via Sampiero di Bastelica, 12 - 00176 Roma

ABRASIONI
Ak2deru, Fabio Mariani e Marco Affaitati
A cura di Simona Pandolfi
La collettiva Abrasioni, a cura di Simona Pandolfi, resterà aperta fino al 16 ottobre. In mostra le opere di 3 pittori che con differenti declinazioni indagano da anni, nell’ambito dell’astrazione, le potenzialità espressive dello stesso linguaggio, generando un codice personale dal quale attingere ininterrottamente e in forme sempre rinnovate. 
In occasione dell’inaugurazione, nel piano inferiore, sarà visitabile l’atelier diFrancesco Campese, titolare della sede. 

| 12 SETTEMBRE >15:00

Performance di Carlos Atoche
KhArtÀA/ Planetario Immaginario
sculture in cartapesta di Carlos Atoche

A cura di Monica Cecchini, Simona Pandolfi e Emanuela Robustelli.

Khartàa si propone come un'installazione partecipativa all'aperto, dove le sculture fluttuanti conformeranno un 'planetario immaginario'. 
La tecnica della cartapesta viene rivisitata aggiungendo all'impasto terre naturali, alla ricerca di una formula alchemica che trasformi la carta in bronzo, legno o marmo. Khaartàa si presenta come un percorso performativo, che porterà le sculture in cartapesta dalla galleria Incinque Open Art Monti, alle strade del centro storico, ripercorrendo attraverso il cammino la storia del Rione Monti e di Roma.

| 30 SETTEMBRE >17:00

VIRUS Art
Via Poggio verde, 389 – 00148 Roma
Inaugurazione apertura 
Spazio VIRUS Art- Corviale/Roma
Il gruppo si forma a Napoli nella metà degli anni 80 tra artisti di varie discipline: G. Ceraldi, C. Chierici, D. Izzo, S. Ravo, G. Savino, dal poeta visivo S. Maria Martini e dal regista A. Neiwiller.
L’obiettivo era rilanciare un’azione che rovesciasse la logica imperante, ed aprire gli studi al pubblico, agli amanti dell’arte, e ai critici, in un luogo dove l’arte si elabora e si produce. Nasceva così la manifestazione “Studi Aperti”. Alla fine degli anni ’90 una parte di quel gruppo (Ceraldi, Chierici e Savino) si ritrova a Roma e si ricompatta con altri artisti (S. De Santis, E. Grasso, C. Tedeschini, N. Spezzano) per rilanciare la stessa iniziativa. Nella sua ultima edizione 2006 l’apertura di 600 studi e la pubblicazione di una guida agli studi distribuita da “la Repubblica” 
L'apertura dello spazio a Corviale è fissata per il 30 settembre 2020, con l'esposizione degli ultimi lavori del gruppo VirusArt sul tema: Quale arte oggi?

| 1ottobre >18:00

Incinque Open Art Monti
Via della Madonna dei Monti, 69 – 00184 Roma

IL GIOIELLO CONTEMPORANEO

Il 1 ottobre, nella sede della galleria Incinque Open Art, prosegue il progetto Divo C, con l’esposizione legata alla valorizzazione del gioiello contemporaneo.


Dal 10 Settembre 2020 al 01 Ottobre 2020

ROMA
LUOGO: Sedi varie

ENTI PROMOTORI:
Associazione Incinque Open Art Monti


Flavio Favelli - Profondo Oro

Flavio Favelli, Made In Italy, 2020, acrilico su muro, cm 950x1200 (dettaglio). Ph. Serge Domingie © Flavio Favelli


Da venerdì 18 settembre 2020 a domenica 28 marzo 2021 Arte in Fabbrica, nella sede storica della Gori Tessuti e Casa di Calenzano (Firenze), ospita la mostra personale Profondo Oro di Flavio Favelli (Firenze, 1967), a cura di Pietro Gaglianò.

Il nuovo progetto di Favelli si sviluppa attraverso un dialogo intrecciato con gli spazi dell’azienda e con le sue attuali ricerche. 

Tutte le opere presentate sono inedite, concepite e realizzate per l’architettura che le accoglie: a partire dal grande dipinto su muro, che rimarrà come opera permanente su una delle facciate esterne, fino alle installazioni e alle sculture visibili negli spazi espositivi recentemente aperti al pubblico.

Il titolo della mostra, Profondo Oro, declina l’interpretazione data dall’artista di un universo sociale tutto nazionale, in gran parte consegnato alla storia ma che non smette di influenzare l’immagine che l’Italia costruisce di se stessa. Si tratta quell’aspirazione al lusso e al benessere materiale che ha caratterizzato il sogno italiano dal boom economico degli anni Cinquanta fino ai tempi più recenti, fino al vissuto dell’artista. Una temperie culturale che molto più che nello spazio pubblico si dispiega in quelli privati, nell’habitat della famiglia mononucleare incardinato sul sentimento dell’appartenenza e sull’illusione dell’apparenza. La casa, con i suoi arredi, gli accessori, le finiture, è il luogo di rappresentazione dello status sociale. Nel nido di questo micro-sistema si affresca più che l’immagine di sé il desiderio di quell’immagine: l’ottimismo di almeno due generazioni che si sono espresse nella costruzione degli scenari privati, coltivando per narcisismo un malinteso spirito di classe. 

Ecco perché l’oro del titolo non allude alla pregevolezza del metallo. La sua preziosità, lucente e fittizia, si riferisce invece ai rivestimenti e alle patine che travestono materiali meno nobili: dalla verniciature dei legni e delle leghe alle lucide confezioni. È un oro che oltre il primo strato ha altre profondità, di carattere sociologico, economico, culturale e anche politico: un oro che attraverso la dichiarazione di un lusso solo presunto descrive, più efficacemente del cinema e della letteratura, le speranze e gli inganni di una complessa compagine sociale. 

Questo è il mondo al quale in larga parte guarda Favelli, e dal quale provengono gli elementi ricorrenti della sua estetica: uno scenario che può essere sintetizzato come un ritratto di famiglia borghese in un interno le cui parti tornano a edificare uno scenario ambivalente. 

Se a prima vista si potrebbe leggere un’oscillazione fra una durezza del risveglio alla realtà odierna del sogno italiano e una specie di tenerezza nostalgica per quel mondo andato in frantumi, uno dei temi centrali delle riflessioni dell’artista e della mostra, ruota attorno ad un certo immaginario che in qualche modo Favelli considera “quasi eterno”, comunque non classificabile come “cose del passato” e “memoria”, ma segni, forme, scritte e oggetti capaci di trattenere dei tratti essenziali, dei simulacri, veri e propri modelli. Delle presenze che evocano e tramandano valori che segnano il tempo e la società.

Profondo Oro si pone quindi in linea con la ricerca estetica che caratterizza il lavoro dell’artista, con la sua attenzione per la storia degli oggetti e dei materiali che indaga, decostruisce e combina in nuove forme. Così il colore oro domina il murale all’aperto e da lì si ramifica ed emerge sul corpo delle installazioni all’interno. Le due grandi sculture sono composte con ante e pannelli per specchiere di armadi e altri mobili dismessi, provenienti da questa cultura dell’arredamento. La superficie dell’opera si rivela pittorica, già tessuta in una organizzazione di segni. Il legno porta la traccia del tempo e dell’uso, del deperimento naturale dei materiali, delle ossidazioni, delle reazioni a contatto con liquidi e di altri incidenti domestici. Gli spazi che guidano alla grande sala espositiva ospitano altri lavori, tra questi una installazione luminosa costruita con l’assemblaggio di alcune insegne al neon.

Arte in Fabbrica, con il progetto di Flavio Favelli, dopo la mostra di Vittorio Corsini, segna il secondo episodio del progetto ideato da Fabio e Paolo Gori per conciliare i ritmi dell’azienda con l’esperienza diretta dell’arte. In questa occasione, per ampliare il tempo e le possibilità di fruizione della mostra, Arte in Fabbrica si aprirà a un programma di percorsi didattici e di appuntamenti collaterali per la visione delle opere in diversi formati di fruizione.

La mostra sarà accompagnata da un volume edito dalla casa editrice Gli Ori.



Flavio Favelli
Profondo Oro
a cura di Pietro Gaglianò

progetto speciale per Arte in Fabbrica

18 settembre 2020 – 28 marzo 2021
opening venerdì 18 settembre 2020

Arte in Fabbrica – Gori Tessuti e Casa
via Vittorio Emanuele 9, Calenzano (Firenze)
Orari: da lunedì a venerdì 10-13 / 15-18
Informazioni: tel. 055 8876321 | arteinfabbrica@goritessuti.com

Press Office
Sara Zolla | Ufficio stampa e comunicazione
press@sarazolla.com| t. 346 8457982



Enrico Pantani. Un’estate noiosa


Una vecchia casa con le sue carte da parati. Caldo soffocante. Covid19. Segnali di un’apocalisse imminente. Il posto migliore e il momento migliore, insomma, in cui trascorrere un’estate noiosa. O dove progettare una mostra sulla noia.

Un’estate noiosa è il titolo della prima mostra personale romana di Enrico Pantani che si inaugura a Casa Vuota martedì 8 settembre 2020 alle ore 18:30 in via Maia 12. Curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, la mostra si può visitare su appuntamento fino all’11 ottobretelefonando al numero 3928918793.

Enrico Pantani abita lo spazio espositivo domestico del Quadraro con i piccoli personaggi che sono da sempre protagonisti della sua pittura che costruisce scene irreali con tratti veloci. L’atmosfera peculiare di Casa Vuota, con le sue stanze consunte dal tempo e le carte da parati sbiadite e strappate, è la fonte di ispirazione e il fondale per una serie di minuti dipinti a olio realizzati su tele di foggia irregolare e disegni realizzati appositamente per la mostra, una sorta di racconto autobiografico dell’estate appena trascorsa, intriso di ironia e leggerezza per esorcizzare i fantasmi passati, presenti e futuri.

“Questa serie sulla noia – racconta Pantani – è nata perché mi sono annoiato veramente, a casa, mentre ero in ferie. Ore di nulla, pensieri a duecento all’ora senza giungere a nessuna conclusione, sensazione di vuoto, spaesamento e una rabbia incredibile. La noia è stata la mia compagna fedele, tanto che mi sono imposto di lavorare manualmente per placarla, costruendo piccoli telai con i materiali che trovavo. Credo, anzi sono sicuro, che la noia estiva sia legata in qualche modo al lockdown, la sua naturale conseguenza. Se nel periodo di fermo trovavo interessante stare in casa a curare le mie passioni, leggere, dipingere, cucinare, sperimentare qualsiasi cosa, ecco invece che l’estate mi si è rivoltata contro, quasi come se avessi le gambe nel fango. I lavori che ne risultano sono essenziali, rivelatori, termometri grezzi che indicano una condizione disagiata, resa ancora più enorme dal contesto paesano in cui sono stati concepiti. Ogni giorno per scacciare la noia mi sono messo a origliare gli anziani durante l’aperitivo, ma in definitiva non ce l’ho fatta a sentirmi meglio”.

Enrico Pantani è nato a Volterra (Pisa) nel 1975 e vive a Pomarance. Laureato in Lettere presso l’Università degli studi di Firenze, si dedica alla pittura e al disegno dal 1998, rendendo pubblico il suo lavoro solo a partire dal 2008. Ha esposto allo Studio Thorimbert di Milano, a Centrale Fies a Dro, Trento, al Comicon di Napoli, alla Maison 22 di Bologna, a Firenze a La Corte Arte Contemporanea e nella factory di Patrizia Pepe, a Camerechiare a Rimini, alla Tic Edizioni di Roma, al Premio Treccani a Montichiari, Brescia, allo Spazio Meme di Carpi, Modena, a Volterra Teatro, presso Gulli Arte a Imperia e alla Galerie Mesta di Pardubice, in Repubblica Ceca. All’attività espositiva affianca quella performativa, lavorando con Armando Punzo e Massimiliano Larocca. Tra i suoi libri: Poerismi (Barometz), Er cane (Tic Edizioni), Pantani (Bel Ami) e la monografia Or not magazine.

INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: UN’ESTATE NOIOSA
AUTORE: Enrico Pantani
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dall’8 settembre all’11 ottobre 2020
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: martedì 8 settembre 2020, ore 18:30
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com | INGRESSO GRATUITO



sabato 5 settembre 2020

Back to Nature a Villa Borghese

Mimmo Paladino, Senza titolo, Bandiera per Villa Borghese, 2020


Installazioni di arte contemporanea esposte all’aperto nel verde in particolari zone di Villa Borghese: Parco dei Daini, Loggia dei Vini, area antistante Casina della Meridiana, Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica.

Dal 15 settembre al 13 dicembre 2020 il parco di Villa Borghese ospita il progetto espositivo all’aperto, a ingresso completamente gratuito, Back to Nature. Arte Contemporanea a Villa Borghese, a cura di Costantino D’Orazio.

Uno dei parchi storici più famosi e amati di Roma accoglie un nucleo di installazioni all’aperto tra gli alberi, progettate o appositamente reinventate per l’occasione da artisti di fama internazionale come Andreco, Mario Merz, Mimmo Paladino, Benedetto Pietromarchi, Davide Rivalta, Grazia Toderi, Edoardo Tresoldi, Nico Vascellari.
Accanto a queste grandi opere artistiche nel verde, in dialogo armonioso con la natura, si svolgono performance musicali e interventi di street artist. L’iniziativa è promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura. È realizzata con i partner Acea, Sport e Salute con FISE e Inbetweenartfilm e con la collaborazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dell’Azienda Speciale Palaexpo e del Conservatorio di Musica Santa Cecilia.
L’esposizione fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale.


Dal 15 Settembre 2020 al 13 Dicembre 2020
Villa Borghese - parco di Villa Borghese - Roma
a cura di Costantino D’Orazio

ENTI PROMOTORI:
Roma Capitale
Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

ingresso gratuito
T. +39 060608

pubblica: 



giovedì 3 settembre 2020

Sandra Tomboloni - La fragilità degli ospiti L’antispecismo come forma di sostanza e vita


La fragilità degli ospiti. L’antispecismo come forma di sostanza e vita è la mostra che raccoglie una serie di nuovi lavori di Sandra Tomboloni (Pelago,1961), tra gli artisti più radicali e interessanti della sua generazione. La mostra a cura di Serena Becagli è visibile negli spazi della Galleria Vannucci di Pistoia dal 20 settembre al 15 novembre.

Già nel titolo Sandra Tomboloni inserisce una delle parole chiave della sua poetica, la fragilità. In un mondo in cui la parola d’ordine è forza, l’artista mette per prima la fragilità, la debolezza. Nella vita dimostrare debolezza è quasi un tabù ma Sandra Tomboloni è un’outsider anche in questo, come ha sempre dimostrato nel suo lavoro, coerente con le sue idee e il suo mondo.

L’aver utilizzato già dagli esordi un materiale come il pongo ha rischiato di far etichettare il suo lavoro come qualcosa legato al mondo infantile, ma forse è quel materiale che più di tutti incarna l’idea di precarietà, di qualcosa in continuo divenire e al quale torna sempre, nonostante l’uso e la sperimentazione di altri materiali come la ceramica, la stoffa, la cera e persino, come in alcune ultimissime opere il bronzo, accanto, come sempre, al disegno.

I temi che tratta l’artista fiorentina sono in realtà attuali e drammatici come la diversità, l’accoglienza, la casa, lo scarto, il rispetto per l’ambiente, lo stare insieme. Tutti siamo alla ricerca di un posto, un posto dove stare, ma il posto c’è per tutti. E Sandra Tomboloni il posto speciale lo lascia sempre a disposizione degli ultimi, degli scartati che in questo caso sono gli animali, da sempre sfruttati dall’uomo. Ecco infatti che oggi, con La fragilità degli ospiti, l’artista fa il punto su un tema a lei caro: la specie animale è un soggetto da sempre presente nel suo lavoro come nell’installazione Le Maialine del 2001, opera esposta al Centro Pecci in occasione di Continuità: arte in Toscana 1990-2000 e collezionismo del contemporaneo in Toscana, a cura di Jean-Christophe Ammann ma anche nella Storia di un pulcino o due, una serie di pannelli autobiografici del 1997.

Nei grandi pannelli monocromi de La fragilità degli ospiti,i protagonisti sono loro: il cane, il gatto, la scimmia e il maiale, realizzati tutti con colori primari. Il pongo permette di usare il colore puro, di non mischiare, ma di usare direttamente la materia-colore. Disubbidire al padre è un dittico nero con un chiaro riferimento alla fedeltà del cane, mentre il dittico azzurro, Intelligenza primaria, è dedicato all’astuzia del gatto; un grande pannello rosso è dedicato alla scimmia e si intitola Involuzione del primato, mentre la coppia di bassorilievi bianchi, Purezza, sono popolati da figure con il corpo umano e la testa di maiale.Tutti questi bassorilievi sono una specie di bestiario con figure che hanno il corpo umano e la testa di animale e vogliono dimostrare la superiorità dell’animale rispetto all’uomo, secondo l’artista. “È nella testa che gli animali sono più evoluti”, ci spiega con convinzione Sandra Tomboloni. “L’essere umano consuma e distrugge, sfrutta i suoi simili e le altre specie: gli animali in questa catena sono gli esseri più fragili e i più sfruttati, per il sollazzo e la sopravvivenza arrogante dell’uomo”. Non a caso l’artista usa la parola Purezzaproprio per il maiale, carne da macello e animale considerato impuro da molte religioni. Qui, invece, conquista la scena principale in un bassorilievo bianco candido, che evoca in qualche modo la preziosità del marmo. Si ritrovano invece diverse raffigurazioni di animali nei due pannelli, caratterizzati da grandi cornici “barocche”, Carne della tua carne. Si tratta di due bassorilievi monocromi, uno bianco e uno nero, in cui i protagonisti sono maiali, gatti, conigli e cavalli. Sia la parte centrale che le cornici laterali hanno la stessa importanza e sono realizzate con lo stesso materiale, anzi è quasi la cornice a diventare protagonista. Il pongo uniforma, e nella visione dell’artista siamo fatti tutti della stessa sostanza, siamo tutti uguali, protagonisti e comprimari, parte centrale e contorno, tutti necessari e tutti bisognosi di cura e attenzione. La cornice poi diventa così alta da dare l’impressione che queste opere siano delle scatole, e qui ci tornano in mente molti lavori di Sandra Tomboloni in cui, nella sua ricerca, ha creato rifugi e ripari per i suoi delicati protagonisti. Questo suo insistere su materiali fragili e deperibili, (ma poi fin quanto, non di più di tante altre opere di arte contemporanea) sembra sia un modo da parte di Sandra Tomboloni per metterci alla prova, per farci prendere cura di qualcosa di delicato. Come se affidasse al mondo la cura di queste creature e ci istruisse al rispetto, all’attenzione alle diversità a superare ogni pregiudizio di cui spesso anche gli animali sono vittime, perché ritenuti inferiori o addirittura tacciati di vizi o caratteristiche negative, proprie invece dell’uomo. Ne sono pieni i bestiari medievali di queste storie. L’antispecismo, infatti, movimento che l’artista volutamente omaggia nel titolo della mostra, è un “pensiero, movimento, atteggiamento che, in opposizione allo specismo, si oppone alla convinzione, ritenuta pregiudiziale, secondo cui la specie umana sarebbe superiore alle altre specie animali e sostiene che l'essere umano non può disporre della vita e della libertà di esseri appartenenti a un’altra specie” (Treccani).

Le opere della Tomboloni hanno parlato di questo negli anni, e si sono incrociate con la sua vicenda personale. L’arte per lei è un’urgenza, e lei all’arte si dedica con tutta se stessa, corpo e spirito. Un corpo che si logora, un corpo che in un periodo della sua vita scappa di casa e vive per strada. Un corpo da scartare, un corpo privato spesso del cibo, che va a convivere con l'anoressia. Uno spirito che si rianima costantemente grazie all’urgenza di creare, di avere sempre tra le mani pongo, creta e persino cera da modellare, mani che in un letto di ospedale si muovono rapide su fogli e colorano con quello che hanno a disposizione diventando tramite diretto con la mente e l’anima. Sandra per l’arte ha sempre messo a disposizione tutta se stessa. Ne è testimonianza una recente pubblicazione, a cura di Stefania Gori ed edita da Gli Ori, che ripercorre tutta la carriera dell'artista e che evidenzia il costante incrociarsi della vicenda artistica con la biografia. Nel ripercorrere il lavoro di Sandra, Stefania Gori nota che non si possono individuare fasi temporali, ma piuttosto dei temi: la casa, le mani che pensano, gli oggetti abbandonati, lavorare davanti al pubblico. Anche perché il concetto di tempo con Sandra Tomboloni sembra perdere senso, in un continuo crearsi e distruggersi per poi ricrearsi, di cui l’uso del pongo è emblematico: “lavorare con il pongo è un po’ come creare una fenice, che si disfà e rinasce continuamente”.

“In modo diverso, ripetendomi da anni, dico sempre le stesse cose, come un mantra che nel suo ripetersi prende forza. Dobbiamo liberarci dal pregiudizio e prenderci cura di quello che abbiamo intorno finché siamo in tempo”.

Un mantra che si ripete e va a toccare nuovi temi e nuove cose, e via via si appoggia su altri oggetti e nuovi materiali. Ecco che il mantra di Sandra Tomboloni si estende adesso alla cera con la quale ha creato una serie di piccole sculture, anche queste con corpo di uomo e testa di animale, che formano quasi una danza. Forse sono loro, che danzando al ritmo di un nuovo mantra, riusciranno a sollevarci e ad aprirci gli occhi su tutto quello che stiamo rovinando.E da qui inizia anche la sperimentazione della fusione in bronzo, intanto conpiccoli bassorilievi in cui ciascun protagonista è alla ricerca, come sempre, di un suo posto, di una sua collocazione. Ogni essere vivente che rispetta il prossimo, e che soprattutto rispetta i più deboli e i più fragili, è il benvenuto e trova il suo posto nel mondo di Sandra Tomboloni. Tornano anche in questa mostra come protagoniste le sedie, che sono un elemento costante nella produzione dell’artista toscana. Spesso salvate dalle discariche, a volte mezze rotte o azzoppate, ma ridate a nuova vita dalle mani generatrici dell’artista, su cui fa nascere fiori, casine o paesaggi. La sedia, simbolo di accoglienza, oggetto che si offre all’ospite, oggetto su cui si appoggiano le membra stanche, su cui si accoccolano gatti, su cui a volte ci si addormenta per sognare.


INFORMAZIONI

Sandra Tomboloni
La fragilità degli ospiti
L’antispecismo come forma di sostanza e vita
A cura di Serena Becagli
dal 20 settembre al 15 novembre 2020

MEVANNUCCI
Via Gorizia 122 - 51100 Pistoia 
+39 057320066 3356745185
www.vannucciartecontemporanea.com
fb:Galleria Vannucci
istagram:mevannucci.art

La galleria è aperta dal mercoledì al sabato, dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30, oppure su appuntamento (tel. +39 057320066 – 3356745185 mail info@vannucciartecontemporanea.com

La mostra La fragilità degli ospitidi Sandra Tomboloni sarà inaugurata il 20 settembre 2020, a partire dalle ore 10 del mattino fino alle ore 20,00 della sera. Sarà obbligatorio l'uso della mascherina, le caratteristiche dell’edificio e gli spazi esterni, grandi e spaziosi, renderanno semplice il distanziamento fisico e la gestione del flusso di visitatori che sarà comunque limitato a 30 persone per volta all'interno.

martedì 1 settembre 2020

A Roma Short Theatre 2020 - XV edizione


Short Theatre 2020 giunge alla sua 15esima edizione e lo fa in uno dei momenti più complessi della storia recente.

Il festival dedicato ai linguaggi contemporanei del teatro, della danza, della musica e della performance, ideato e realizzato da AREA06 – conferma l’edizione 2020 che si svolgerà dal 4 al 13 settembre in luoghi ormai consueti come WeGil, La Pelanda del Mattatoio di Roma, il Teatro Argentina e il Teatro India, nell’ambito della solida rete di collaborazioni istituzionali cittadine, regionali e nazionali che sostiene il festival.

Tempo, spazio, presenza, relazione, trasmissione e trasformazione saranno le parole chiave di Short Theatre 2020.


Sarà un festival plasmato dalla stratificazione delle esperienze, dal riverbero delle cose vicine e lontane, raccontato dalla molteplicità di voci che rendono Short Theatre una comunità presente, sebbene sparsa nel tempo e nello spazio. Un festival per cercare di tenere insieme il presente di quanto sta avvenendo, e che avverrà dal vivo, la traccia lasciata in questi quindici anni, e l’immagine di ciò che si sta già trasformando nel suo futuro.

Attraverseremo lo spazio pubblico e abiteremo in modo diverso quello della Pelanda, attivando altre relazioni tra i corpi con spettacoli, performance e installazioni. Percorrendo le sale di WeGil, torneremo a mettere in discussione il nostro sguardo attraverso le pratiche di decolonizzazione, e interrogheremo l’idea di ospitalità grazie alla co-abitazione con il festival Materiais Diversos e con il cantiere creativo di Panorama Roma. Sarà ancora l’atmosfera luminosa di Controra ad attrarci nelle ore notturne mentre, durante il giorno, gli incontri a Little Fun Palace e i workshop della sezione Tempo Libero faranno risuonare i pensieri e le idee disseminate nella programmazione.

Il programma vede la supervisione artistica di coloro che lo hanno diretto in questi ultimi anni: Fabrizio Arcuri, che insieme ad Accademia degli Artefatti, lo ha ideato e diretto dalla prima edizione nel 2006; e Francesca Corona, poi subentrata nel coordinamento e nella direzione. Ma è già in atto un percorso che nei prossimi mesi proseguirà con l’individuazione di una nuova direzione artistica che possa rilanciare le direzioni intraprese fin qui.

La XV edizione, un traguardo importante che arriva in uno dei momenti più critici della Storia recente, sarà un’edizione speciale, di trasformazione: il consueto impianto del festival sarà mantenuto ma ripensato in una dimensione più intima e unplugged, in continuità con il lavoro di reinvenzione dei formati e di relazione con lo spazio e con il territorio, da sempre centrale nel progetto di Short Theatre. Spettacoli nello spazio pubblico, performance e installazioni, live musicali, incontri e workshop svilupperanno le tematiche che caratterizzano l’identità del festival: la decolonizzazione delle arti, la rappresentazione di storie in grado di ridefinire lo sguardo sull’altro.

Una disseminazione nello spazio ma anche nel tempo, non soltanto perché il numero di repliche garantirà un’ampia (ma sicura) accessibilità; ma anche, e soprattutto, perché il programma si articolerà anche attraverso formati digitali e editoriali, in una serie di riverberi fra gli appuntamenti dal vivo, la traccia che ha lasciato il festival in questi 15 anni e la delineazione di nuove direzioni del futuro. “Rendere l’aria più amica, riavvicinare il dentro e il fuori, includere l’altro nel proprio sguardo costruendo uno spazio pubblico in cui la distanza possa diventare qualcosa di non violento, accogliente, disseminarsi in modo più invisibile e sostenibile nella città, sperimentando una potenzialità, fosse anche temporanea, che prima non concepivamo”.

Inoltre, proseguirà anche quest’anno l’importante percorso di risignificazione in senso decoloniale dello spazio urbano, avviato in occasione della scorsa edizione intorno a WeGil. Infine, sempre nell’ottica di riscrittura dei meccanismi di mobilità e ospitalità nelle arti performative, Short Theatre 2020 sarà il momento in cui sperimentare una forma di coabitazione con un secondo festival, il portoghese Materiais Diversos, nell’ambito dell’attività del Displacement of Festivals prevista dal progetto europeo More Than This.

Il progetto fa parte di Romarama, il palinsesto culturale di Roma Capitale.




Short Theatre 2020
4>13 settembre – Roma

La Pelanda – Mattatoio di Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4
WEGIL, Largo Ascianghi 5
Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52
Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman, 1