sabato 5 settembre 2020

Back to Nature a Villa Borghese

Mimmo Paladino, Senza titolo, Bandiera per Villa Borghese, 2020


Installazioni di arte contemporanea esposte all’aperto nel verde in particolari zone di Villa Borghese: Parco dei Daini, Loggia dei Vini, area antistante Casina della Meridiana, Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica.

Dal 15 settembre al 13 dicembre 2020 il parco di Villa Borghese ospita il progetto espositivo all’aperto, a ingresso completamente gratuito, Back to Nature. Arte Contemporanea a Villa Borghese, a cura di Costantino D’Orazio.

Uno dei parchi storici più famosi e amati di Roma accoglie un nucleo di installazioni all’aperto tra gli alberi, progettate o appositamente reinventate per l’occasione da artisti di fama internazionale come Andreco, Mario Merz, Mimmo Paladino, Benedetto Pietromarchi, Davide Rivalta, Grazia Toderi, Edoardo Tresoldi, Nico Vascellari.
Accanto a queste grandi opere artistiche nel verde, in dialogo armonioso con la natura, si svolgono performance musicali e interventi di street artist. L’iniziativa è promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura. È realizzata con i partner Acea, Sport e Salute con FISE e Inbetweenartfilm e con la collaborazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dell’Azienda Speciale Palaexpo e del Conservatorio di Musica Santa Cecilia.
L’esposizione fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale.


Dal 15 Settembre 2020 al 13 Dicembre 2020
Villa Borghese - parco di Villa Borghese - Roma
a cura di Costantino D’Orazio

ENTI PROMOTORI:
Roma Capitale
Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

ingresso gratuito
T. +39 060608

pubblica: 



giovedì 3 settembre 2020

Sandra Tomboloni - La fragilità degli ospiti L’antispecismo come forma di sostanza e vita


La fragilità degli ospiti. L’antispecismo come forma di sostanza e vita è la mostra che raccoglie una serie di nuovi lavori di Sandra Tomboloni (Pelago,1961), tra gli artisti più radicali e interessanti della sua generazione. La mostra a cura di Serena Becagli è visibile negli spazi della Galleria Vannucci di Pistoia dal 20 settembre al 15 novembre.

Già nel titolo Sandra Tomboloni inserisce una delle parole chiave della sua poetica, la fragilità. In un mondo in cui la parola d’ordine è forza, l’artista mette per prima la fragilità, la debolezza. Nella vita dimostrare debolezza è quasi un tabù ma Sandra Tomboloni è un’outsider anche in questo, come ha sempre dimostrato nel suo lavoro, coerente con le sue idee e il suo mondo.

L’aver utilizzato già dagli esordi un materiale come il pongo ha rischiato di far etichettare il suo lavoro come qualcosa legato al mondo infantile, ma forse è quel materiale che più di tutti incarna l’idea di precarietà, di qualcosa in continuo divenire e al quale torna sempre, nonostante l’uso e la sperimentazione di altri materiali come la ceramica, la stoffa, la cera e persino, come in alcune ultimissime opere il bronzo, accanto, come sempre, al disegno.

I temi che tratta l’artista fiorentina sono in realtà attuali e drammatici come la diversità, l’accoglienza, la casa, lo scarto, il rispetto per l’ambiente, lo stare insieme. Tutti siamo alla ricerca di un posto, un posto dove stare, ma il posto c’è per tutti. E Sandra Tomboloni il posto speciale lo lascia sempre a disposizione degli ultimi, degli scartati che in questo caso sono gli animali, da sempre sfruttati dall’uomo. Ecco infatti che oggi, con La fragilità degli ospiti, l’artista fa il punto su un tema a lei caro: la specie animale è un soggetto da sempre presente nel suo lavoro come nell’installazione Le Maialine del 2001, opera esposta al Centro Pecci in occasione di Continuità: arte in Toscana 1990-2000 e collezionismo del contemporaneo in Toscana, a cura di Jean-Christophe Ammann ma anche nella Storia di un pulcino o due, una serie di pannelli autobiografici del 1997.

Nei grandi pannelli monocromi de La fragilità degli ospiti,i protagonisti sono loro: il cane, il gatto, la scimmia e il maiale, realizzati tutti con colori primari. Il pongo permette di usare il colore puro, di non mischiare, ma di usare direttamente la materia-colore. Disubbidire al padre è un dittico nero con un chiaro riferimento alla fedeltà del cane, mentre il dittico azzurro, Intelligenza primaria, è dedicato all’astuzia del gatto; un grande pannello rosso è dedicato alla scimmia e si intitola Involuzione del primato, mentre la coppia di bassorilievi bianchi, Purezza, sono popolati da figure con il corpo umano e la testa di maiale.Tutti questi bassorilievi sono una specie di bestiario con figure che hanno il corpo umano e la testa di animale e vogliono dimostrare la superiorità dell’animale rispetto all’uomo, secondo l’artista. “È nella testa che gli animali sono più evoluti”, ci spiega con convinzione Sandra Tomboloni. “L’essere umano consuma e distrugge, sfrutta i suoi simili e le altre specie: gli animali in questa catena sono gli esseri più fragili e i più sfruttati, per il sollazzo e la sopravvivenza arrogante dell’uomo”. Non a caso l’artista usa la parola Purezzaproprio per il maiale, carne da macello e animale considerato impuro da molte religioni. Qui, invece, conquista la scena principale in un bassorilievo bianco candido, che evoca in qualche modo la preziosità del marmo. Si ritrovano invece diverse raffigurazioni di animali nei due pannelli, caratterizzati da grandi cornici “barocche”, Carne della tua carne. Si tratta di due bassorilievi monocromi, uno bianco e uno nero, in cui i protagonisti sono maiali, gatti, conigli e cavalli. Sia la parte centrale che le cornici laterali hanno la stessa importanza e sono realizzate con lo stesso materiale, anzi è quasi la cornice a diventare protagonista. Il pongo uniforma, e nella visione dell’artista siamo fatti tutti della stessa sostanza, siamo tutti uguali, protagonisti e comprimari, parte centrale e contorno, tutti necessari e tutti bisognosi di cura e attenzione. La cornice poi diventa così alta da dare l’impressione che queste opere siano delle scatole, e qui ci tornano in mente molti lavori di Sandra Tomboloni in cui, nella sua ricerca, ha creato rifugi e ripari per i suoi delicati protagonisti. Questo suo insistere su materiali fragili e deperibili, (ma poi fin quanto, non di più di tante altre opere di arte contemporanea) sembra sia un modo da parte di Sandra Tomboloni per metterci alla prova, per farci prendere cura di qualcosa di delicato. Come se affidasse al mondo la cura di queste creature e ci istruisse al rispetto, all’attenzione alle diversità a superare ogni pregiudizio di cui spesso anche gli animali sono vittime, perché ritenuti inferiori o addirittura tacciati di vizi o caratteristiche negative, proprie invece dell’uomo. Ne sono pieni i bestiari medievali di queste storie. L’antispecismo, infatti, movimento che l’artista volutamente omaggia nel titolo della mostra, è un “pensiero, movimento, atteggiamento che, in opposizione allo specismo, si oppone alla convinzione, ritenuta pregiudiziale, secondo cui la specie umana sarebbe superiore alle altre specie animali e sostiene che l'essere umano non può disporre della vita e della libertà di esseri appartenenti a un’altra specie” (Treccani).

Le opere della Tomboloni hanno parlato di questo negli anni, e si sono incrociate con la sua vicenda personale. L’arte per lei è un’urgenza, e lei all’arte si dedica con tutta se stessa, corpo e spirito. Un corpo che si logora, un corpo che in un periodo della sua vita scappa di casa e vive per strada. Un corpo da scartare, un corpo privato spesso del cibo, che va a convivere con l'anoressia. Uno spirito che si rianima costantemente grazie all’urgenza di creare, di avere sempre tra le mani pongo, creta e persino cera da modellare, mani che in un letto di ospedale si muovono rapide su fogli e colorano con quello che hanno a disposizione diventando tramite diretto con la mente e l’anima. Sandra per l’arte ha sempre messo a disposizione tutta se stessa. Ne è testimonianza una recente pubblicazione, a cura di Stefania Gori ed edita da Gli Ori, che ripercorre tutta la carriera dell'artista e che evidenzia il costante incrociarsi della vicenda artistica con la biografia. Nel ripercorrere il lavoro di Sandra, Stefania Gori nota che non si possono individuare fasi temporali, ma piuttosto dei temi: la casa, le mani che pensano, gli oggetti abbandonati, lavorare davanti al pubblico. Anche perché il concetto di tempo con Sandra Tomboloni sembra perdere senso, in un continuo crearsi e distruggersi per poi ricrearsi, di cui l’uso del pongo è emblematico: “lavorare con il pongo è un po’ come creare una fenice, che si disfà e rinasce continuamente”.

“In modo diverso, ripetendomi da anni, dico sempre le stesse cose, come un mantra che nel suo ripetersi prende forza. Dobbiamo liberarci dal pregiudizio e prenderci cura di quello che abbiamo intorno finché siamo in tempo”.

Un mantra che si ripete e va a toccare nuovi temi e nuove cose, e via via si appoggia su altri oggetti e nuovi materiali. Ecco che il mantra di Sandra Tomboloni si estende adesso alla cera con la quale ha creato una serie di piccole sculture, anche queste con corpo di uomo e testa di animale, che formano quasi una danza. Forse sono loro, che danzando al ritmo di un nuovo mantra, riusciranno a sollevarci e ad aprirci gli occhi su tutto quello che stiamo rovinando.E da qui inizia anche la sperimentazione della fusione in bronzo, intanto conpiccoli bassorilievi in cui ciascun protagonista è alla ricerca, come sempre, di un suo posto, di una sua collocazione. Ogni essere vivente che rispetta il prossimo, e che soprattutto rispetta i più deboli e i più fragili, è il benvenuto e trova il suo posto nel mondo di Sandra Tomboloni. Tornano anche in questa mostra come protagoniste le sedie, che sono un elemento costante nella produzione dell’artista toscana. Spesso salvate dalle discariche, a volte mezze rotte o azzoppate, ma ridate a nuova vita dalle mani generatrici dell’artista, su cui fa nascere fiori, casine o paesaggi. La sedia, simbolo di accoglienza, oggetto che si offre all’ospite, oggetto su cui si appoggiano le membra stanche, su cui si accoccolano gatti, su cui a volte ci si addormenta per sognare.


INFORMAZIONI

Sandra Tomboloni
La fragilità degli ospiti
L’antispecismo come forma di sostanza e vita
A cura di Serena Becagli
dal 20 settembre al 15 novembre 2020

MEVANNUCCI
Via Gorizia 122 - 51100 Pistoia 
+39 057320066 3356745185
www.vannucciartecontemporanea.com
fb:Galleria Vannucci
istagram:mevannucci.art

La galleria è aperta dal mercoledì al sabato, dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30, oppure su appuntamento (tel. +39 057320066 – 3356745185 mail info@vannucciartecontemporanea.com

La mostra La fragilità degli ospitidi Sandra Tomboloni sarà inaugurata il 20 settembre 2020, a partire dalle ore 10 del mattino fino alle ore 20,00 della sera. Sarà obbligatorio l'uso della mascherina, le caratteristiche dell’edificio e gli spazi esterni, grandi e spaziosi, renderanno semplice il distanziamento fisico e la gestione del flusso di visitatori che sarà comunque limitato a 30 persone per volta all'interno.

martedì 1 settembre 2020

A Roma Short Theatre 2020 - XV edizione


Short Theatre 2020 giunge alla sua 15esima edizione e lo fa in uno dei momenti più complessi della storia recente.

Il festival dedicato ai linguaggi contemporanei del teatro, della danza, della musica e della performance, ideato e realizzato da AREA06 – conferma l’edizione 2020 che si svolgerà dal 4 al 13 settembre in luoghi ormai consueti come WeGil, La Pelanda del Mattatoio di Roma, il Teatro Argentina e il Teatro India, nell’ambito della solida rete di collaborazioni istituzionali cittadine, regionali e nazionali che sostiene il festival.

Tempo, spazio, presenza, relazione, trasmissione e trasformazione saranno le parole chiave di Short Theatre 2020.


Sarà un festival plasmato dalla stratificazione delle esperienze, dal riverbero delle cose vicine e lontane, raccontato dalla molteplicità di voci che rendono Short Theatre una comunità presente, sebbene sparsa nel tempo e nello spazio. Un festival per cercare di tenere insieme il presente di quanto sta avvenendo, e che avverrà dal vivo, la traccia lasciata in questi quindici anni, e l’immagine di ciò che si sta già trasformando nel suo futuro.

Attraverseremo lo spazio pubblico e abiteremo in modo diverso quello della Pelanda, attivando altre relazioni tra i corpi con spettacoli, performance e installazioni. Percorrendo le sale di WeGil, torneremo a mettere in discussione il nostro sguardo attraverso le pratiche di decolonizzazione, e interrogheremo l’idea di ospitalità grazie alla co-abitazione con il festival Materiais Diversos e con il cantiere creativo di Panorama Roma. Sarà ancora l’atmosfera luminosa di Controra ad attrarci nelle ore notturne mentre, durante il giorno, gli incontri a Little Fun Palace e i workshop della sezione Tempo Libero faranno risuonare i pensieri e le idee disseminate nella programmazione.

Il programma vede la supervisione artistica di coloro che lo hanno diretto in questi ultimi anni: Fabrizio Arcuri, che insieme ad Accademia degli Artefatti, lo ha ideato e diretto dalla prima edizione nel 2006; e Francesca Corona, poi subentrata nel coordinamento e nella direzione. Ma è già in atto un percorso che nei prossimi mesi proseguirà con l’individuazione di una nuova direzione artistica che possa rilanciare le direzioni intraprese fin qui.

La XV edizione, un traguardo importante che arriva in uno dei momenti più critici della Storia recente, sarà un’edizione speciale, di trasformazione: il consueto impianto del festival sarà mantenuto ma ripensato in una dimensione più intima e unplugged, in continuità con il lavoro di reinvenzione dei formati e di relazione con lo spazio e con il territorio, da sempre centrale nel progetto di Short Theatre. Spettacoli nello spazio pubblico, performance e installazioni, live musicali, incontri e workshop svilupperanno le tematiche che caratterizzano l’identità del festival: la decolonizzazione delle arti, la rappresentazione di storie in grado di ridefinire lo sguardo sull’altro.

Una disseminazione nello spazio ma anche nel tempo, non soltanto perché il numero di repliche garantirà un’ampia (ma sicura) accessibilità; ma anche, e soprattutto, perché il programma si articolerà anche attraverso formati digitali e editoriali, in una serie di riverberi fra gli appuntamenti dal vivo, la traccia che ha lasciato il festival in questi 15 anni e la delineazione di nuove direzioni del futuro. “Rendere l’aria più amica, riavvicinare il dentro e il fuori, includere l’altro nel proprio sguardo costruendo uno spazio pubblico in cui la distanza possa diventare qualcosa di non violento, accogliente, disseminarsi in modo più invisibile e sostenibile nella città, sperimentando una potenzialità, fosse anche temporanea, che prima non concepivamo”.

Inoltre, proseguirà anche quest’anno l’importante percorso di risignificazione in senso decoloniale dello spazio urbano, avviato in occasione della scorsa edizione intorno a WeGil. Infine, sempre nell’ottica di riscrittura dei meccanismi di mobilità e ospitalità nelle arti performative, Short Theatre 2020 sarà il momento in cui sperimentare una forma di coabitazione con un secondo festival, il portoghese Materiais Diversos, nell’ambito dell’attività del Displacement of Festivals prevista dal progetto europeo More Than This.

Il progetto fa parte di Romarama, il palinsesto culturale di Roma Capitale.




Short Theatre 2020
4>13 settembre – Roma

La Pelanda – Mattatoio di Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4
WEGIL, Largo Ascianghi 5
Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52
Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman, 1

lunedì 31 agosto 2020

Una boccata d’Arte. 20 artisti 20 borghi 20 regioni

Marinella Senatore

Un progetto di Fondazione Elpis
in collaborazione con Galleria Continua

Una boccata d’arte è un progetto d’arte contemporanea, diffuso e corale, realizzato da Fondazione Elpis in collaborazione con Galleria Continua. Vuole essere un’iniezione di ottimismo, una scintilla di ripresa culturale, turistica ed economica basata sull’incontro tra l’arte contemporanea e la bellezza storico artistica di venti tra i borghi più belli ed evocativi d’Italia.

Con Una boccata d’arte Fondazione Elpis desidera dare un significativo contributo per il sostegno dell’arte contemporanea e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano, proprio ora che il nostro Paese attraversa un momento difficile.

I venti borghi scelti, belli e caratteristici, che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, saranno animati in settembre da venti installazioni temporanee site-specific, realizzate, per la maggior parte in esterni, da artisti italiani emergenti e affermati, invitati da Fondazione Elpis e Galleria Continua. Venti artisti per venti borghi, in tutte e venti le regioni d’Italia.

Per questa sua prima edizione, Una boccata d’arte inaugurerà le installazioni artistiche in contemporanea in tutti i borghi nel weekend del 12 e 13 settembre. Le opere rimarranno poi esposte per un mese offrendo una grande occasione di visibilità ai borghi coinvolti, favorendo gli incontri all’aria aperta, in sicurezza, per gli appassionati d’arte, i collezionisti e gli operatori del settore, e incentivando il turismo di prossimità e la curiosità di chi ama vivere il proprio territorio e le iniziative che esso propone.

Gli artisti e i borghi

 In Abruzzo nel borgo di Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila, gli artisti Antonello Ghezzi (Nadia Antonello, Cittadella, 1985 e Paolo Ghezzi, Bologna, 1980)

 In Basilicata nel borgo di Pisticci, in provincia di Matera, l’artista Sabrina Mezzaqui (Bologna, 1964)

 In Calabria nel borgo diSoverato, in provincia di Catanzaro, l’artista Matteo Nasini (Roma, 1976)

 In Campania nel borgo di Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento, gli artisti Ornaghi & Prestinari (Valentina Ornaghi, Milano, 1986 e Claudio Prestinari, Milano, 1984)

 In Emilia-Romagna nel borgo di Grizzana Morandi, in provincia di Bologna, l’artista Massimo Uberti (Brescia, 1966)

 In Friuli-Venezia Giulia nel borgo di Sutrio, in provincia di Udine, l’artista Sabrina Melis (Milano, 1986)

 In Lazio nel borgo di Ronciglione, in provincia di Viterbo, l’artista Marta Spagnoli (Verona, 1994)

 In Liguria nel borgo di Cervo, in provincia di Imperia, l’artista Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984)

 In Lombardia nel borgo di Castellaro Lagusello, in provincia di Mantova, l’artista Clarissa Baldassarri (Civitanova Marche, 1994)

 Nelle Marche nel borgo di Acquaviva Picena, in provincia di Ascoli Piceno, l’artista Matteo Fato (Pescara, 1979)

 In Molise nel borgo di Sepino, in provincia di Campobasso, l’artista Francesco Pozzato (Vicenza, 1992)

 In Piemonte nel borgo diOrta San Giulio, in provincia di Novara, l’artista Paolo Brambilla(Lecco, 1990)

 In Puglia nel borgo di Presicce - Acquarica, in provincia di Lecce, l’artista Claudia Losi (Piacenza, 1971)

 In Sardegna nel borgo diSan Pantaleo, in provincia di Sassari, l’artista Giovanni Ozzola (Firenze, 1982)

 In Sicilia nel borgo di Ferla, in provincia di Siracusa, gli artisti Marta De Pascalis (Roma, 1987) e Filippo Vogliazzo (Milano, 1987)

 In Toscana nel borgo di Volterra, in provincia di Pisa, l’artista Marinella Senatore (Cava de’ Tirreni, 1977)

 In Trentino-Alto Adige nel borgo di Mezzano, in provincia di Trento, l’artista Luca Pozzi(Milano, 1983)

 In Umbria nel borgo di Massa Martana, in provincia di Perugia, l’artista Arcangelo Sassolino (Vicenza, 1967)

 In Valle d’Aosta nel borgo di Avise, in provincia di Aosta, l’artista Alice Visentin (Ciriè, 1993)

 In Veneto a Borgo Valbelluna, in provincia di Belluno, l’artista Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994)

Fondazione Elpis è stata costituita nel 2020 dall’imprenditrice Marina Nissim, collezionista d’arte contemporanea ed entusiasta ideatrice di mostre, i cui progetti espositivi riflettono il desiderio di condividere con il pubblico degli appassionati le sue esperienze di viaggio e di conoscenza. La Fondazione ha tra le sue finalità la tutela, la valorizzazione e la promozione delle forme espressive delle arti e della creatività contemporanee, prestando particolare attenzione all’impatto educativo e all’utilità sociale. La sua azione si concentra in particolare sul sostegno di artisti giovani ed emergenti, provenienti da Paesi e culture differenti, il cui talento meriti una maggiore opportunità di visibilità e supporto. L’azione di Fondazione Elpis è dunque aperta all’internazionalità, al multiculturalismo e al rispetto della creatività nella differenza dei linguaggi artistici.

Galleria Continua è una galleria italiana d’arte contemporanea, fondata nel 1990 da Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, con l’intenzione, già evidente nel nome, di dare continuità all’arte contemporanea in un paesaggio ricco di segni dell’arte antica come quello italiano. Occupando un ex cinema, Galleria Continua è partita da una città del tutto inaspettata – San Gimignano – magnifica e ricca di storia. Nel 2004, Galleria Continua ha iniziato una nuova avventura a Pechino, in Cina, mostrando artisti occidentali contemporanei in una zona in cui erano ancora poco conosciuti. Tre anni dopo, nel 2007, Galleria Continua ha inaugurato una nuova sede peculiare per creazioni su larga scala – Les Moulins – nella campagna parigina. Nel 2015 la Galleria Continua ha intrapreso un nuovo percorso, aprendo uno spazio a La Habana, Cuba, dedicato a progetti culturali ideati per superare ogni frontiera. Nel 2020, in occasione del trentesimo anniversario della Galleria Continua, ha aperto una nuova sede espositiva a Roma, negli spazi dell’Hotel St. Regis.

Una boccata d’arte
20 artisti 20 borghi 20 regioni
Inaugurazione: 12–13 Settembre 2020 in tutte le regioni d’Italia 
12.9 – 11.10.2020
info@unaboccatadarte.it

Contatto per la stampa:
E. press@unaboccatadarte.it T. +39 340 2325268

Il sito internet dedicato al progetto Una boccata d’arte e i suoi profili social saranno online a partire dalla prima settimana di agosto.


Todi Open Doors - Todi Festival 2020

Massimo Diosono


Dopo il successo della prima edizione, riprende “Todi Open Doors” proponendo un nuovo entusiasmante viaggio nella suggestione degli affascinanti gli androni dei palazzi storici della città. Sei gli artisti coinvolti per questa edizione: Lea Contestabile, Massimo Diosono, Attilio Quintili, Silvia Ranchicchio, Nicola Renzi, Virginia Ryan coordinati dai curatori, Andrea Baffoni e Manuela De Leonardis.

L’organizzazione si deve alla Fondazione Progetti Beverly Pepper con il supporto del Todi Festival. L’inaugurazione è prevista per venerdì 4 settembre alle ore 17, in occasione del Todi Festival, mentre un secondo appuntamento si prevede per sabato 19 settembre alle ore 21.00 in occasione del Festival delle Arti.

Misteriosi e affascinanti, gli androni sono luoghi di passaggio dove la sfera pubblica si fonde con il privato. In questo caso, l’arte contemporanea consente di creare un percorso per entrare in contatto con la parte storica vivendo la contaminazione fra tradizione e attualità. Nella giornata inaugurale e in occasione dei successivi appuntamenti, i visitatori saranno accompagnati in una sorta di viaggio alla scoperta di queste temporanee aree espositive e degli artisti che in esse hanno operato. Per ognuno di essi sono state predisposte schede critiche e biografiche collocate all’ingresso degli androni così da consentire al visitatore il giusto approccio all’opera e all’artista.

Artisti e opere:
Lea Contestabile - Palazzo Benedettoni - Via A. Ciuffelli, 5
Tornando a casa, 2020. L’istante e l’eternità come estremi di una linea che chiamiamo tempo, in cui si collocano - segmento dopo segmento - storie personali e collettive. Tornando a casaè il ricongiungimento dei fili portanti della poetica di Lea Contestabile, come la trama e l’ordito di un tessuto. La casa, per l’artista abruzzese, è sempre accoglienza e appartenenza, contenitore di emozioni e tradizioni che perdurano di generazione in generazione. Nel suo lavoro, la fragilità della memoria si rafforza con la complicità della fotografia diventando un segno, non solo un’azione consapevole. 

Massimo Diosono - Palazzo Cesi – via Paolo Rolli, 3
Veglia (Palazzo Cesi, Todi, 2020). Massimo Diosono affronta il tema dell’imperscrutabile riconducendosi alla narrazione popolare. Ponte di collegamento tra visibile e invisibile, Una che metafora che prende forma, qualcosa di riconoscibile. Vaghiamo convinti di noi stessi senza accorgerci della nostra opalescenza. Similmente è l’artista: invisibile. Perché anche nel fare arte c’è bisogno di compiere un atto di fede, credere in qualcosa di celato, guardare oltre la soglia.

Attilio Quintili - Palazzo Montani Angelini - Via del Duomo, 18
Deruta-Todi, 2020.Sulle orme dell’Art-Walk degli anni ‘60, ma anche attraverso l’esperienza spirituale dei pellegrinaggi medievali del Cammino della Luce, Attilio Quintili ricerca nell’azione del camminare il momento di ricongiungimento con le forze della natura e del cosmo. La distanza di 26 Km percorsa il 4 settembre 2020 tra il suo studio a Deruta e la meta - l’androne dell’antico palazzo tuderte - è una tappa del progetto Io viaggio in Umbria, concepito dall’artista come un video/taccuino di viaggio dove «le fasi dell’infinito ciclo vitale si ripresentano sotto forma di inizio-cammino-fine.»

Silvia Ranchicchio - Residenza San Lorenzo 3 – via San Lorenzo, 3
Ātman, 2020. Con la sua opera Silvia Ranchicchio ci pone davanti alla riflessione sul tempo che è poi quello in cui siamo chiamati a imparare. Un tempo non infinito, il nostro. Quello del genere umano, dove la vita prospera originando idee, stabilendo intime connessioni, testando la capacità biologica di coesistere con la Terra. La forma circolare riconduce alle dinamiche cosmiche, mentre la luce scalda le materie stabilendo un contatto tra la natura fenomenica e quella animica. Si uniscono così i differenti stadi dell’esistere: il sopra e il sotto, in una predisposizione mandalica della forma.

Nicola Renzi - Palazzo Valenti Fedri – piazza Umberto I, 25
Una ics, in luogo della firma, 2020. Un grande segno giallo campeggia al centro dell’androne. Imponente e carico di energia. Nasconde l’incognita di un nome, una vita. Chi non sa scrivere lascia una traccia. Nicola Renzi attinge all’efficacia della sua poetica per integrarsi con l’architettura dello spazio. Una traccia che nasconde un nome, nella cui definizione plastica troviamo i connotati di una volumetria. Rimarca così la dualità dell’essere dove esterno e interno coesistono in una costante battaglia di valori e responsabilità.. 


Virginia Ryan - Palazzo Morghetti - Via del Duomo, 8
Personal Diffractions, 2016-2020. Partiamo dalla forma: uno “scudo” circolare da cui, come onde vibrazionali, si propagano storie che giungono da culture diverse, libere dalle costrizioni anguste degli stereotipi occidentali. Il carattere dinamico dell’installazione Personal Diffractions, dove ogni singolo pezzo vive in maniera autonoma ma complementare agli altri, a cui è profondamente legato nella ricerca di una dimensione corale - manifesto della sua energia più autentica - è sottolineato proprio dal dialogo e dall’interazione di materie (in parte objects trouvé) e tecniche differenti. 




TODI OPEN DOORS 
Todi Festival 2020
androni del centro storico di Todi

Lea Contestabile, Massimo Diosono, Attilio Quintili, Silvia Ranchicchio, Nicola Renzi, Virginia Ryan

II edizione a cura di 
Andrea Baffoni e Manuela De Leonardis
Dal 4 al 20 settembre 2020

inaugurazione venerdì 4 settembre - ore 17
Info: 3471829384

venerdì 28 agosto 2020

Franco Guerzoni. L’immagine sottratta

Antropologie, 1976-1978, pigmenti e stucco su coccio e stampa cromogenica, cm 20x20

Il Museo del Novecento riapre la stagione espositiva con la mostra Franco Guerzoni. L’immagine sottratta, a cura di Martina Corgnati, un affondo nell’opera dell’artista modenese in programma dal 9 settembre 2020 al 14 febbraio 2021.

La mostra segna il ritorno di Franco Guerzoni nella città dove hanno avuto luogo alcune delle sue principali esposizioni, e prosegue l’indagine condotta dal museo sui protagonisti e i movimenti che hanno contrassegnato il panorama artistico italiano nella seconda metà del Novecento.

L’artista dichiara: “Con un’espressione della curatrice Martina Corgnati, che faccio mia, l’esposizione dovrà essere “intima” come intimo è lo spazio che la riceve al Museo del Novecento: la grande sala della Lanterna e lo spazio dell’Archivio. Non inseguirà l’ambizione di narrare una biografia, quanto piuttosto accettare la frammentarietà di alcune stagioni di ricerca che qui cercano di incontrarsi in una distanza temporale significativa. Saranno esposti lavori dei primi anni Settanta che come ninfe volanti cercano un contatto con ricerche attuali e ne costituiscono credo, ancora, la spinta propulsiva, un ricordo mai sfumato del passato. Così le piccole edicole in gesso recanti una foto di case sventrate dal titolo “Affreschi” sembrano essere ancora oggi la suggestione che sussurra ai dipinti attuali, di grande formato, il fascino che mi suscita la pittura opaca, la parete dimenticata e il fatto diaccudirne i frammenti: tutteidee che mi accompagnano fino alle stratificazioni delle grandi tavole di “Archeologie senza restauro” o i “Paesaggi in polvere” che ne sono gli esiti più recenti. L’occasione consentirà inoltre di presentare piccoli inediti, stanze in miniatura da percepire attraverso uno sguardo sghembo che costringe lo spettatore in un movimento rotatorio del capo a cercarne l’enigma celato; “Intravedere” ne è il titolo. Le grandi teche di vetro che circoscrivono l’archivio consentono l’esposizione di quel “Museo Ideale” costituito da gessi colorati che corteggiano il bassorilievo, vere pareti da sfogliare, un’archeologia del quotidiano nel quale anche il piccolo frammento di ieri dialoga con forme del remoto. Uno spazio timido e sorridente appare quello dedicato all’esposizione di carte, foto e documenti che s’incaricano di narrare l’origine del lavoro tra euforie e sconfitte: sonoquegli “Irrisolti” che desiderano essere guardati con l’indulgenza di chi vuole assistere al teatro creativogermogliato tra le tante influenze e contaminazioni assimilate dalla fine degli anni Sessanta fino ai primi Settanta, quel cercare il “nuovo” a tutti i costi tra i fuochi delle avanguardie e l’antagonismo politico. Eludendo un’antologia vera e propria che mi avrebbe costrettoa congiungere in un percorso rettilineo il mio lavoro,hopreferito il labirinto offerto dai suoi mille frammenti. È inoltre per me piacevole rivedere alla luce fredda dei grandi tavoli luminosi dell’Archivio tutta la mia produzione di libri-opera, accompagnati da testi di amici scrittori, critici e storici dell’arte. Queste particolari realizzazioni sono certamente la parte più pensosa del mio lavoro. Libri da agire editi in pochi esemplari accompagnati dalle parole affettuose di Sebastiano Vassalli, Adriano Spatola, Emilio Mattioli, Paolo Fossati, Henry Martin soltanto per citarne alcuni. Le immagini che compaiono nei volumi sono spesso collaborazioni fotografiche con Luigi Ghirri e Franco Vaccari. In realtà se l’esposizione dei dipinti ha rifuggito l’idea antologica, i libri-opera rappresentano invece una vera e propria antologia. (Franco Guerzoni)


LA MOSTRA NEL DETTAGLIO
Al quarto piano del Museo del Novecento sarannno esposte soprattutto opere realizzate dall’artista nell’ultimo decennio: un itinerario intorno alla parete, un toposper Guerzoni. Pareti vecchie e scrostate, ricche di intonaci e rigonfiamenti, precarie per crepe, graffi, affioramenti, muffe e salnitri, sono protagoniste prima, agli esordi, di scatti fotografici utilizzati come supporto del suo lavoro; poi saranno evocate sulla tela: pareti-palinsesto dai molteplici, evocativi affioramenti sulle quali si è articolata tutta la sofisticata archeologia personale dell’artista modenese. Le immagini, rovine vere o più frequentemente simulate e suggestivamente ricostruite attraverso la pittura, saranno poste in dialogo con lavori dei primissimi anni Settanta nati dalla collaborazione con gli amici fotografi Luigi Ghirri e Franco Vaccari. La mostra continuerà conl’ultima ricerca di Franco Guerzoni intitolataIntravedere: piccole stanze di materiale gessoso che galleggiano come libri aperti, ma la cui immagine è nascosta, appunto “sottratta” allo sguardo dell’osservatore.

Accompagneranno questi lavorii libri-opera che dagli anni Settanta punteggiano l’itinerario di Guerzoni: dal Libro dei sognidel 2009 al Museo ideale del 2013. Libri non solo da guardare ma da “agire”, preziosi nella loro rarità, che contengono le riflessioni dei tanti poeti, critici e letterati, amici che da sempre seguono il percorso dell’artista. Nel percorso espositivo, una bacheca è riservata a un labirinto di sequenze fotografiche, spesso inedite, che raccontano progetti e aspirazioni risalenti alle sue origini inquiete che l’artista chiama Irrisolti frutto acerbo e tenero del suo ingresso nella ricerca artistica.

Infine un video, realizzato appositamente per l’occasione da Eva Marisaldi ed Enrico Serotti, racconterà per tappe esemplari e con ironia, affetto e rigore, l’opera di Guerzoni nel suo complesso, compresa quella parte che non potrà essere rappresentata in mostra. 

Arricchirà la personale un ricco volume, edito da Skira, con le immagini delle opere esposte, testi della curatrice Martina Corgnati e di Adele Ghirri e materiali utili ad approfondire il lavoro dell’artista con una ricostruzione del decennale e importante rapporto da lui intrattenuto con Milano, sede di mostre, gallerie importanti nella storia di Guerzoni, così come anche di avventure e incontri decisivi.

Franco Guerzoni. L’immagine sottratta,a cura di Martina Corgnati, è parte del palinsesto del Comune di Milano “Aria di Cultura”, il programma di iniziative culturali che accompagnerà l’estate milanese.

Biografia
Franco Guerzoni è nato nel 1948 a Modena, dove vive e lavora. Nel 1970 intraprende diverse, non tradizionali e spesso effimere pratiche di produzione artistica, molto sperimentali e vicine alla fotografia; il contesto è di forte influenza concettuale e intenso scambio con altri giovani artisti, Franco Vaccari, Claudio Parmiggiani, Giuliano Della Casa, Carlo Cremaschi, Luigi Ghirri. Nel 1973 tiene la prima personale alla Galleria Studio G7 di Bologna, Archeologia. In questi anni l’artista presta grande attenzione al mondo archeologico e alla memoria, elaborando anche libri-opera che affrontano i temi del viaggio, dell’immagine e della sua ambiguità. Viaggia in Turchia, Iran, Afghanistan, India e Nepal; passaggi testimoniati da mostre come Blow-Up(1976), Foto-grafia, a cura di Arturo Carlo Quintavalle nel ’77, e Il tesoro di Begram(1978) da Trisorio di Napoli. Nei primi anni ‘80 si avvicina alla pittura intesa come materializzazione e non rappresentazione della parete o “resto” dove si compie la sua personale operazione archeologica: nascono grandi carte gessose, esposte in Carte di viaggio, alla Villa Romana di Firenze, Cosa fanno oggi i concettuali?, alla Rotonda della Besana, e Scavi superficialialla Galleria Civica di Modena. Alla fine del decennio Guerzoni intraprende grandi cicli di opere quali Decorazioni e rovine, presentato alla Biennale di Venezia del 1990, e Restauri provvisori, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Un’ampia retrospettiva viene allestita nel 1996 alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, mentre è del ’99 la personale Orienti,a Palazzo Massari di Ferrara. Nel 2002 tiene una personale all’Ettersburg Schloss di Weimar, nel 2004 a Palazzo Forti di Verona e nel 2006 alla GAM di Torino. Nel 2011 il suo lavoro è incluso nel Padiglione Italia della LIV Biennale di Venezia mentre nel 2013 Palazzo Pitti organizza l’antologica La parete dimenticata. Fra le personali più recenti si annoverano soltanto Nessun luogo, da nessuna parte. Viaggi randagi con Luigi Ghirri, alla Triennale di Milano, Archeologie senza restauro al MAMbo di Bologna.


INFO
Franco Guerzoni. L’immagine sottratta
A cura di Martina Corgnati
9 settembre 2020 - 14 febbraio 2021
ingresso compreso nel biglietto di accesso al Museo (€ 5,00)

Museo del Novecento 
piazza Duomo 8, Milano 
tel. 02 88444061
c.museo900@comune.milano.it
www.museodelnovecento.org
Facebook: MuseodelNovecento
Twitter: @museodel900
Instagram: @museodel900

Orari e modalità di accesso
si prega di consultare il sito web del museo
www.museodelnovecento.org

Ufficio stampa Comune di Milano
Elena Conenna
elenamaria.conenna@comune.milano.it
tel. +39 02 88453314

Ufficio stampa Mostra 
Sara Zolla 
press@sarazolla.com
tel. +39 346 8457982

Comunicazione Museo del Novecento
Rossella Molaschi
rossella.molaschi@comune.milano.it
tel. +39 02 88448567

pubblica: 

giovedì 27 agosto 2020

Disembody di Manuel Scrima

disembodiedness 050 (Artemide) - Manuel Scrima

La galleria Fabbrica Eos è lieta di presentare la mostra fotografica dell’autore Manuel Scrima, dal titolo Disembody, primo appuntamento della rassegna New Post Human in programma per la stagione 2020/21, iniziativa che rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 Ottobre presso Fabbrica Eos – Piazzale Baiamonti 2 -20154 Milano.

L’esposizione, a cura di Chiara Canali, raccoglie un corpus di lavori inediti di grande formato (100x100 e 50x50 cm) stampati su lastre di vetro e plexiglass montate assieme, in una sovrapposizione di più livelli che ricreano la complessità dell’immagine finale.
Sarà presente, inoltre, un pavimento a mosaico di 200x200 cm, costituito da un puzzle di 400 mattonelle di pietra tagliate a mano, che riportano le stampe fotografiche con i soggetti creati dall’artista. Le mattonelle sono composte da materiali a base quarzo, prodotte da Stone Italiana, una delle aziende più all'avanguardia nella produzione di quarzo e marmo ricomposto.

Il titolo Disembody allude al processo della fotografia di Manuel Scrima che parte dallo studio del corpo umano, maschile e femminile, per arrivare a una fotografia disincarnata, incorporea, astratta, separata dal corpo di partenza.

Negli scatti di Scrima si rivela una profonda passione per la cultura classica e umanistica: la perfezione formale della scultura classica e il sensuale edonismo delle ombre dei corpi sono il punto di partenza di una fotografia che punta alla sintetizzazione formale e stilistica, in cui si fondono sagome astratte con linee geometriche attraverso un drammatico contrasto di chiari-scuri.

Manuel Scrima è interessato a una fotografia del dettaglio, ottenuta solamente grazie alla tecnica fotografica senza alcun intervento in postproduzione, dove la composizione e la simmetria delle forme non è dettata dalla duplicazione e specularità delle immagini ma dalla associazione maniacale di corrispondenze formali ed equilibri corporei. Una sorta di purismo fotograficoriconducibile agli insegnamenti del teorico e artista Jaromír Funke, perché appartengono alla sua fotografia due componenti sostanziali: “il sentimento e la composizione”.
Un sentimento adamantinoverso lo statuto dell’immagine in continua mutazione, evoluzione e trasformazione, che determina un senso di sospensione e alterità. A partire dalla frattura operata dalla Body Art, i corpi subiscono una modificazione iconica e culturale, dive­nendo dei corpi mutanti nati dalla contaminazione di pratiche espressive, mediali e tecnologiche. I corpi di Manuel Scrima, seppur mantenendo una forte carica sessuale e organica, sono ridotti a una formafondamentale. L’indiscutibile evidenza della composizione formale serve a indirizzare l’attenzione sulla bellezza e la verità del soggetto. Una composizione fotografica legata all’idea di astrazione ma che si confronta con tutta la storia dell’arte modernapiù che con la storia della fotografia.Robert Adams nel suo libro La bellezza in fotografiasuggeriva che la fotografia è nuova “perché è per natura costretta a ripetere l’antico mestiere dell’arte:sco­priree rivelare il senso della confusa materia della vita. Paradossalmente, si può capire questa novità considerando, ad esempio, che le fotogra­fie di Nick Nixon sono più vicine a Piero della Francesca che a Franz Kline, quelle di Robert Frank a Bruegel più che a Robert Motherwell, quelle di Mark Cohen più a Goya che a Frank Stella, e così via”.
Così la fotografia di Manuel Scrima rilegge preferibilmentele silhouette ritmate e astratte dei “Nudi Blu” di Henry Matissepiuttosto che i corpi scultorei di Robert Mapplethorpe; guarda allevoluttuose ed essenziali impronte blu di Kleinpiù che le rayografie di Man Ray; studia le campiture a losanghe marroni di Rothkopiuttosto che i fotogrammi astratti di Luigi Veronesi; riscopre le strutture geometrizzanti delle maschere cubiste piuttosto che le polaroid di Paolo Gioli.


RASSEGNA NEW POST HUMAN
Il periodo di emergenza sanitaria che ha investito non solo il nostro paese, ma il mondo intero, ha posto tutti in una condizione di stasi che ha provocato indubbiamente molte riflessioni, sulla condizione dell’essere umano, sul suo modo di stare al mondo e di farne esperienza, sulle relazioni. Non sappiamo se da questo scaturirà un vero e proprio cambio di paradigma ma abbiamo immaginato questo momento come una sorta di stand-by dopo il quale si deve ripartire, sapendo che nulla sarà più come prima, anche se in fondo nulla è mai stato come prima. Fabbrica Eos con questa rassegna fa un apparente passo indietro a quella che è sempre stata la sua peculiarità, la proposta di artisti sempre nuovi e spesso al loro esordio; nel corso dell’anno presenteremo una serie di mostre i cui protagonisti sono autori “nuovi” per la galleria o per il mercato dell’arte. Ma è un passo indietro per prendere la rincorsa verso il nuovo, verso quel Post-Umano che crediamo sia scaturito da questa situazione.

MANUEL SCRIMA BIOGRAFIA
Manuel Scrima è un artista e fotografo/regista nato a Cremona da padre arbëreshë e madre belga che fin dagli esordi ha lavorato su più continenti. Nel suo lavoro sono sempre riconoscibili ispirazioni classiche e neoclassiche, parte della sua educazione visiva, che spesso ama rapportare a culture distanti ed esotiche. Nel 2006 inizia il suo periodo Africano (Afrika Awakesla sua mostra più celebre ha girato gallerie e musei con 10 repliche tra Francia, Inghilterra, Irlanda, Finlandia, Italia e Kenya). Le sue immagini restituiscono dignità e bellezza a un continente distorto dai racconti dei media e per questo vengono sostenute da realtà internazionali come: UNESCO, Medici senza Frontiere, Care International. In particolare nel luglio del 2009 espone al Ramoma, Museo d'Arte Moderna di Nairobi. Nel 2010 l'UNESCO lo sceglie come artista per una personale a Parigi che celebra la cultura del Kenya. Sempre nel 2010 alcune sue foto più rappresentative sono esposte ad Art Basel Miami. In quegli anni torna a vivere a Milano e decide di mettersi alla prova con la fotografia di moda e comunicazione. Collabora con molti brand tra i quali: Levi's, Iceberg, Gucci, Les Hommes, Yamamay, Carlo Pignatelli, Romeo Gigli, Silvian Heach, Lancetti, IKEA, Malloni. Nel 2010 inizia la sua avventura asiatica e la collaborazione con l’artista e stilista Angelo Cruciani. Con lui realizza diversi progetti a cavallo tra Arte, Comunicazione e Moda, (i.e. Made in China, She’s Not A Man). Nel 2012 la sua mostra AfreakA, curata da Alessandro Turci, fa parte del Festival Fotografico Italiano. Sue sono le immagini delle recenti performance e flash mob sull'amore promosse da Angelo Cruciani (2014-2020) e diverse opere fotografiche-pittoriche esposte in LOVVISM(2015). Nel 2018 si dedica a fotografare artisti, in particolari giovani cantanti di successo. Nel 2019 esce il suo short film ICEBERG, un video musicale legato ad una breve storia ambientata in un immaginario sobborgo italiano. E' il primo video italiano ad approdare sulla piattaforma World Star Hip Hop, bibbia della musica americana. Successivamente il film è premiato a Los Angeles e ad Atlanta. Sempre nel 2019 arriva anche un premio alla regia a Milano per il fashion film WHOMANe il premio Alfa alla fotografia ad Aci Reale per la sua carriera. Nel 2020 è in corso la preparazione per Prosopon 2030: la mostra ufficiale per il cinquantesimo Giffoni Film Festival. L'artista incontra 2030 ragazzi della generazione Z e parla con loro di futuro e sostenibilità. Da questo percorso nasceranno 2030 ritratti, 2030 voci registrate, 2030 video di occhi che sognano e un collage di 2030 tessuti, ognuno con un desiderio destinato a realizzarsi in un prossimo futuro.



DISEMBODY, LA MOSTRA FOTOGRAFICA DI MANUEL SCRIMA
a cura di Chiara Canali
Inaugurazione giovedì 24 settembre dalle ore 18.30
In esposizione dal 25 settembre al 22 ottobre 2020

FABBRICA EOS Contemporary Art
Piazzale A. Baiamonti 2 - Milano
FABBRICA EOS Gallery
Viale Pasubio (angolo via Bonnet) - Milano
T. +39 02 6596532
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