mercoledì 20 maggio 2020

#RICOMINCIODAUNAFOTO | Al fianco delle famiglie più fragili

Fulvio Ambrosio

LAB\ per un Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci supporta l’Associazione Pianoterra Onlus per essere al fianco delle famiglie più fragili nell’affrontare le conseguenze dell’emergenza Covid-19 con la campagna di raccolta fondi Ricomincio da una foto in collaborazione con il Madre – museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, nell’ambito del progetto Madre per il Sociale 2020. L’iniziativa si avvale anche del sostegno di Photolux Festival, Magazzini Fotografici, Fineart lab. 

L’iniziativa durerà fino al 30 giugno 2020. 90 fotografie di 30 autori, che negli anni hanno partecipato a una delle edizioni del Laboratorio Irregolare, sono state messe a disposizione per la raccolta fondi che andrà a supportare gli interventi di Pianoterra in questo periodo di emergenza. Gli artisti che hanno preso parte all’iniziativa hanno donato 3 fotografie in una speciale edizione di cinque, che saranno stampate da Fineart Lab di Luigi Fedullo in diversi formati (su foglio 20x30cm o 24x30cm) e firmate dagli autori.

“Presentiamo una piattaforma contenente foto tratte da quattro edizioni del Laboratorio irregolare che vanno dal 2012 al 2020. Tre foto per ogni autore affinchè venga minimamente restituito il senso della loro ricerca. – spiega Antonio Biasiucci – Il laboratorio dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l'empatia verso l'altro sono una premessa fondamentale affinchè ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell'altro. Il risultato è un gruppo che si autoalimenta. Date queste premesse, il desiderio da parte di noi tutti di stare al fianco delle famiglie più bisognose, in questo particolare momento storico, è una naturale e sentita necessità. Lo facciamo adesso, sostenendo Pianoterra, quando i disastri provocati dalla pandemia stanno recando forti disagi a numerose famiglie, negando loro i beni di prima necessità. E lo facciamo collaborando con il Museo Madre che ha accolto la nostra iniziativa con grande entusiasmo tra i progetti di inclusione di Madre per il sociale.”  
Antonio Biasiucci


Claire Power

   
Ilaria Abbiento                                                       Chiara Arturo
  
         
Giuliana Calomino                            Francesca Esse                                  Peppe Vitale

           
Autori delle fotografie: Ilaria Abbiento, Fulvio Ambrosio, Chiara Arturo, Ciro Battiloro, Giuliana Calomino, Vincenzo Capaldo, Anna Castellone, Paolo Covino, Cristina Cusani, Valentina De Rosa, Francesco Nicolis Di Robilant / Distonia, Assunta D'Urzo, Maurizio Esposito, Francesca Esse, Ivana Fabbricino, Alessandro Gattuso, Gaetano Ippolito, Valeria Laureano, Claudia Mozzillo, Laura Nemes-Jeles, Vincenzo Pagliuca, Claire Power, Valentino Petrosino, Chiara Pirollo, Valerio Polici, Ilaria Sagaria, Serena Schettino, Mattia Tarantino, Peppe Vitale, Tommaso 
Vitiello.

È possibile partecipare alla raccolta fondi accedendo alla piattaforma on line della campagna
RICOMINCIO DA UNA FOTO sul sito www.laboratorioirregolare.net
Effettuando una donazione all’Associazione Pianoterra Onlus a partire da un importo minimo di 100€ si potrà scegliere in cambio una delle fotografie.
La donazione potrà essere effettuata tramite bonifico su conto corrente a
Associazione Pianoterra Onlus
IBAN: IT56 T030 6909 6061 0000 0155 125
Causale: Devoluzione liberale Covid-19 – Lab - NUMEROFOTO
oppure con PayPal, tramite un link presente sul sito della raccolta fondi.

Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili su: 

L’iniziativa si avvale della collaborazione di Magazzini Fotografici, Fineart lab e Photolux Festival di Lucca che ospiterà nel 2021 la terza edizione del Laboratorio irregolare.

La campagna di raccolta fondi è accompagnata da un video coprodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / museo Madre e realizzato da LAB\ per un Laboratorio Irregolare con la consulenza musicale di Luca Iavarone.








sabato 16 maggio 2020

L’ALBERO DI PITLO di Eugenio Giliberti


Intragallery è lieta di partecipare alla cordata di riapertura delle Gallerie di Napoli nel Contemporaneo il 18 maggio 2020, con l’esposizione L’albero di Pitlo di Eugenio Giliberti, dalle 11.00 alle 13.30 e dalle 17.00 alle 19.30, per una visita privata in presenza dell’artista, esclusivamente su appuntamento.


Si riparte dagli alberi, in particolare da quelli di mele, testimoni del progetto di arte partecipata Orto Civile, di Eugenio Giliberti, focalizzato intorno ai rapporti tra cura della terra e alimentazione, città e campagna, tradizione “moderna” e “riscoperte innovative”Da circa 10 anni questi alberi, situati nella Masseria Varco di Rotondi, sono catalogati da Giliberti attraverso fotografie, e poi studiati attraverso disegni o dipinti.


Di ciascuno di essi l’artista raccoglie la storia nei suoi data base. 

Quest’ultima serie, presentata in galleria, è una variante del progetto.

Le piante del meleto non sono rappresentate con il disegno o la pittura ma con le fotografie, che sono la base dei cicli di data base, ritoccate manualmente con l’ausilio di una tavoletta digitale, una sorta (e così li chiameremmo d’ora i poi) di foto – disegni digitalidove il paesaggio è scomparso e gli alberi, come nei disegni, si stagliano spogli sul fondo bianco. 

Alla fine di un lungo lavoro ne verranno fuori tre serie di immagini: una prima serie con le foto così come sono, rapidamente riprese in campagna e poi scontornate digitalmente, una seconda con l’immagine solarizzata, una terza dove per ogni pianta Giliberti ingrandisce un dettaglio del groviglio dei rami. Si realizzano così per ogni pianta del meleto un trittico di immagini del database 2019/2020. Nella galleria sarà possibile trovare i primi 9 trittici, per un totale di 27 foto - disegni digitali, editati nel numero di 100 copie, firmate e numerate*. Sarà possibile acquistare ciascun foto-disegno al prezzo politicodi 50,00 euro, per diffondere, in particolare in questo difficile momento, quel pensiero di cura sotteso al lavoro di Eugenio Giliberti, e che potrebbe essere anche uno spunto per intraprendere una collezione di arte contemporanea su questo tema, offrendo a tutti la possibilità di acquisire il lavoro di un artista istituzionalmente riconosciuto. Ma da una delle immagini “vecchie” del database, il disegno a matita di un albero caduto nella stagione 2018/2019, deriva una suggestione, il titolo della mostra e una ricerca in cui Giliberti coinvolge in questa occasione anche il pubblico della galleria.

“L’albero caduto, dipinto di scorcio da Gabriele Smargiassi, aveva attirato la mia attenzione. Mi sembrò di riconoscervi un particolare di un quadro di Pitloo, “monaci nel bosco di Sant’Efremo”, un quadro che ho molto frequentato fin dall’infanzia. Smargiassi, l’allievo. Cerco notizie di quel quadro da diversi anni, prima di tutto per confermare la mia intuizione, poi per riprodurre l’albero di Smargiassi che lì è il solo oggetto dell’immagine, come lo sono ì miei meli del “database”. Come il mio n. 5, caduto nella scorsa stagione. Nell’ipotetica, per ora, mia grande mostra che si chiamerà “Orto Civile” e racchiuderà, tra l’altro, tutta l’esperienza della mia vita in campagna, questo quadro non potrà mancare. Un cerchio che si chiude in una singolare coincidenza: Anton Pitlo, che al suo cognome aggiunse una o per non perdere il vantaggio dell’essere straniero, ché il semplice Pitlo aveva sonorità troppo italiana, muore nel giugno del 1837, un altro forestiero la aveva preceduto solo di otto giorni, era il mio dirimpettaio Giacomo Leopardi. Tutti e due, oggi, miei fratelli minori”.


La galleria aprirà il 18 maggio nella giornata intera, e resterà aperta nei giorni a seguire esclusivamente su appuntamento, onde evitare assembramenti dentro o fuori la galleria, nel rispetto delle norme di sicurezza previste dalla legge.

Si potrà accedere alla sala nel numero massimo di 2 persone alla volta, se conviventi.
L’uso delle protezioni di sicurezza individuali sarà obbligatorio.

Per appuntamenti tramite mail:
info@intragallery.it
direzioneartistica@intragallery.it

* una serie speciale di 50, è riservata a un progetto di diffusione i cui contorni saranno resi pubblici alla fine dell’intero ciclo del data base2019/2020.




giovedì 14 maggio 2020

Ipercorpo :: tempo reale – Festival internazionale delle arti dal vivo

Il trattamento delle onde | Socìetas parte del progetto Summa Mora
Ipercorpo 2019
ph. Gianluca Naphtalina Camporesi 


Ipercorpo annuncia le date della XVII edizioneLa prima parte del festival si svolgerà nell’autunno 2020 negli spazi all’aperto di EXATR, la seconda parte nella primavera 2021

anteprima 25-27 settembre 2020
Ipercorpo – prima parte – 1-4 ottobre 2020
Ipercorpo – seconda parte – maggio 2021

La XVII edizione di Ipercorpo :: tempo reale – Festival internazionale delle arti dal vivo sarà strutturata in due parti: la prima si terrà dal 25 al27 settembre e dal1 al 4 ottobre 2020 negli spazi all’aperto di EXATR, la seconda nella primavera 2021. Claudio Angelini, presidente di Città di Ebla, esprime la volontà di non sottrarsi ai segni del tempo, ovvero le profonde trasformazioni emerse a causa della pandemia di Covid-19. Il festival, il cui tema di quest’anno è il tempo reale, vivrà il cambiamento come un’opportunità per produrre e veicolare nuovi format e significati. 

“Il proposito di Città di Ebla è quello di dar vita alla prima parte di Ipercorpo, XVII edizione, negli spazi all’aperto di EXATR a Forlì. Il festival che avevamo immaginato non potrà avere luogo nell’estensione prevista e dunque si è deciso di dilatarlo, creando un ponte che dall’autunno 2020 ci porterà nella primavera 2021, nella quale auspichiamo di poter confermare tutte le presenze internazionali che realisticamente non potranno essere con noi in autunno. I consueti Simposi, nella loro abituale collocazione nei mesi di ottobre e novembre, si svolgeranno al Diagonal – interamente orientati a riflessioni sul “tempo reale” – e saranno pensati come una cerniera fra i due momenti di Ipercorpo. Il nome che diamo alle cose ha genesi diverse e il tempo rafforza o indebolisce le parole scelte in origine. Dopo quindici anni e diciassette edizioni, Ipercorpo è un nome che si arricchisce di senso. I soggetti che lo crearono su impulso di Santansagre a Roma nel 2006 – gruppo nanou, Offouro / Alessandro Carboni, Cosmesi, Città di Ebla, più avanti Muta Imago e Pathosformel – volevano esprimere un’idea di massa biologica in trasformazione. Ipercorpo venne pensato come un sistema aperto in grado di accogliere nuove istanze e spostarsi nel tempo e nello spazio. Questa gemmazione è avvenuta attraverso lo sviluppo delle sue sezioni: teatro e danza, musica, arte contemporanea, Italian Performance Platform, Masterclass Internazionale Scena Europa e i workshop. In questo momento tutto il gruppo di lavoro, formato da me, Mara Serina, Valentina Bravetti, Davide Fabbri, Elisa Gandini, Davide Ferri per la parte curatoriale ed Elisa Nicosanti, Neera Pieri, Sara Zolla, Alberto Marchesani per la parte organizzativa e promozionale sta lavorando per rimodellare la nuova proposta dovendo immaginare dei possibili futuri – non uno solo – che Luca Giovagnoli in qualità di capomastro tecnico dovrà rendere possibili, e Gianluca Camporesi immortalare attraverso il suo sguardo fotografico. Un antico frammento gnostico dice: “chi non danza non sa cosa succede”. Per estensione possiamo dirlo anche per chi non suona, non dipinge, non scolpisce. Dunque può la lettura di questo tempo essere efficace in questo “adesso”? Io credo di no. Gli strumenti di comprensione, anche emotiva, di ciò che stiamo vivendo vanno cercati nel passato, oppure immaginati nel futuro. Non ora. Il “qui e ora” risulta insufficiente e limitante se il segno attualmente assente è quello degli artisti dal vivo. Loro ci hanno guidato e ci guideranno nella comprensione e nell’esperienza del reale. Il loro attuale silenzio forzato lascia un vuoto enorme che potremo colmare solo quando il corpo sociale, assieme a loro, recupererà una sua coesione. Così Ipercorpo potrà aver luogo solo grazie ad artisti e pubblico, solo attraverso di loro potrà tentare di rispondere ad alcune domande in stretta connessione con il suo nome, con la sua origine e con il suo tempo attuale. Questo è ciò che desideriamo ed è ciò per cui stiamo lavorando. Per “l'aver luogo” in questo tempo.”

Claudio Angelini


Ufficio stampa
Sara Zolla | press@sarazolla.com| T. 346.8457982
Alberto Marchesani | alberto@tuco.info| T. 348.7646934

Informazioni: T. 320.8019226
http://www.ipercorpo.it | FB. facebook.com/ipercorpo | IG. instragram.com/ipercorpo






martedì 12 maggio 2020

SILENT GAME: diario poetico di una quarantena

Laura Oceli

Valentina Rippa, curatrice d'arte indipendente, ha creato su Instagram silentglobalgame, con il contributo di amici-artisti,  una mostra virtuale che racconta, in forma diaristica, memorie poetiche della clausura da Covid19. Una condivisione corale che unisce grandi metropoli e piccoli centri. Tutti uniti nel silenzio globale. Un diario fatto dall'eloquente silenzio dell'arte che si struttura come insieme di fotografie, versi poetici, dipinti, gesti, sculture, ma anche un haiku scritto apposta per il silent global game da Rachel Spence poetessa inglese.

Le forme del silenzio sono infinite, il silenzio in fondo è un linguaggio universale, eloquente più di tante parole inefficaci. Ma il silenzio è anche un gioco; da qui Silent Game, mostra virtuale, collage emozionale, cosmologia personale del sentire ideata da Valentina Rippa, insieme ad amici-artisti provenienti da più parti del mondo, in una condivisione corale che unisce le grandi metropoli e i piccoli centri in un silenzio globale. Succede tutto su una pagina instagram concepita come la pagina di un diario, il diario di una quarantena. Fotografie, versi poetici, dipinti, gesti, sculture, persino un haiku scritto apposta per il silent global game da Rachel Spence poetessa inglese. Ciascun artista esprime a suo modo il suo silenzio e le emozioni che ne derivano, tra immagini attuali, scattate in queste giornate e altre di archivio (perché in fondo il silenzio e la solitudine sono stati d’animo sempre presenti nel repertorio degli artisti) resterà almeno un ricordo poetico della pandemia. Gli artisti coinvolti fino ad oggi in questa azione in punta di piedi si trovano attualmente in città diverse sparse nel globo.


Rachel Spence

Di seguito un elenco degli artisti che hanno condiviso il silenzio da ogni parte dalle città in cui abitano attualmente: Barcellona (Paola de Grenet), New York (Gail Albert Halaban, Laura Ocelli), Berlino (Luigi De Simone), Parigi (Marisa Albanese), Londra (Rachel Spence, Rachel Schwalm, Michael Rosas Cobian , Adam Lawrence, Amy Querin), Milano (Giovanni Ricciardi), Roma (Stefano Cerio, Valentina Vannicola), Los Angeles (Joel Otterson), Rio de Janeiro (Salvino Campos), Venezia (Francesco Candeloro), Milano (Letizia Cariello, Givanni Ricciardi, Tine Fehr), Torino (Maura Banfo, Pier de Felice), Toulon (Tatiana Chafcouloff), Siracusa (Davide Bramante), Brindisi (Giuseppe Ciraci’);

da Napoli: Ilaria Abbiento, Riccardo Albanese, Marco Adinolfi, Marisa Albanese, Melania Acanfora, Betty Bee, Valeria Borrelli, Bianco Valente, Ludovico Brancaccio, Ambra Caminito, Mary Cinque, Cristina Cusani, Adelaide Di Nunzio, Debora Di Lorenzo, Maurizio Elettrico, Sergio Fermariello, Barbara Fiorillo, Marialuisa Firpo, Anna Fusco, Pierpaolo Lista, Mario Laporta, Pietro Montone, Giulia Morrica, Titti Rinaldi, Sisi Palmer, Carlo Procope, Luciano Romano, Sergio Riccio, Emmanuele Stanziano, Gianni Valentino, Carla Viparelli.


 
Cristina Cusani                                        Emmanuele Stanziano

 
Ilaria Abbiento                                           Giuseppe Ciracì



Il gioco continua……
il silenzio del cielo stellato\silence of a starry sky
il silenzio degli abissi \silence of oceans
il silenzio dell’attesa \silence of waiting
il silenzio delle cattedrali \silence of temples
il silenzio della solitudine \silence of solitude
il silenzio del timido \silence of the shy
il silenzio della rivolta \ silence of the activist
il silenzio dell’anima\silence of the soul
il silenzio delle idee \ silence of ideas
il silenzio della pace \silence of peace
il silenzio degli amanti \silence of lovers
il silenzio delle sirene \silence of mermaids
il silenzio è un rifugio\silence is a sanctuary
il silenzio è paura\ silence is fair
il silenzio è una gabbia \silence is a cage
il silenzio è una scelta\silence is a choice
il silenzio è necessario\silence is necessity
il silenzio è ascolto\silence is listening
il silenzio è universale\silence is global
il silenzio è assordante \silence is deafening
il silenzio è d’oro\ silence is gold




mercoledì 6 maggio 2020

THE SKY INSIDE US di 8ki



Quelle che seguono sono le prime righe del comunicato stampa della mostra di 8ki che Spazio NEA era pronto a inaugurare il 3 aprile scorso:

Venerdì 3 aprile alle ore 19:00 Spazio NEA presenta the sky inside us, personale di 8ki (alias Gianfranco De Angelis), a cura di Marco Izzolino. Il progetto espositivo ideato per la galleria napoletana di Lugi Solito sarà visitabile fino al 31 maggio. 

Poi l’8 marzo l’Italia intera si è fermata e nessuna mostra ha più potuto essere visitata. 

La chiusura forzata così ci ha obbligati a un totale ripensamento della mostra, ma ci ha fatto anche realizzare quanto profetico sia stato il progetto espositivo. The sky inside us era – ma continua a essere – anche un invito a riflettere su quanto la nostra vita sia influenzata da tutti gli agenti naturali e artificiali che sono presenti nell’aria che respiriamo: un invito a comprendere l’intima e delicata connessione che c’è tra il cielo fuori e dentro di noi. Abbiamo pensato che per la sua capacità visionaria il progetto di 8ki vada comunque raccontato, e – soprattutto – raccontato in questo momento in cui tutto il mondo sta ancora vivendo gli effetti di un virus pandemico che circola nell’aria. Sicché la nostra idea è di aprirla e renderla fruibile già dal primo giorno in cui saremo ufficialmente fuori dalla quarantena forzata. Ma il ripensare questa mostra ha significato anche per noi rimodulare completamente il meccanismo della fruizione espositiva; per ragioni contingenti, ma anche per poter amplificare i possibili effetti sui visitatori dei contenuti che the sky inside us tenta di trasmettere. Il frutto di questo lavoro di ripensamento ha generato un ulteriore livello di significazione. Da una prima idea di mostra intesa in senso tradizionale ne è scaturito un progetto in cui il concept, lo spazio espositivo, lo studio degli effetti sul pubblico e i supporti editoriali si integrano e si completano l’un l’altro per generare un unicum che non è più soltanto una mostra. Abbiamo colto l’opportunità di avere una relazione diretta e personale con l’opera d’arte trasformando la galleria in un vero e proprio “gabinetto delle arti”, un ambiente dedicato alla fruizione personale ed esclusiva.

A partire dalla data di apertura così tutti avranno l’opportunità di:
- trascorrere 5-7 minuti da soli all’interno dell’installazione; 
- avere a disposizione dei materiali editoriali in cui saranno fornite le parole chiave per comprendere i diversi livelli di significazione dell’opera e poter così averne una lettura personale;
- l’opportunità di incontrare una o tutte le parti coinvolte nella realizzazione del progetto (artista, curatore, gallerista, editore) in un’area separata rispetto a quella in cui si trova l’installazione.

Abbiamo dunque trasformato l’opening in un enclosing, cioè un momento in cui invece di aprire la mostra al pubblico, sarà il pubblico ad avere l’opportunità di fruire in forma privata e diretta della mostra. The sky inside us sarà così anche un’occasione per riflettere su nuovi e vecchi meccanismi di fruizione dell’arte e proporre una modalità sperimentale di visione unita alla consultazione di apparati d’approfondimento per trasformare la visita alla mostra in una intima e straordinaria esperienza conoscitiva.

E in questo “spazio” si inserisce anche la volontà da parte nostra di immaginare nuovi scenari, di pensare a “cosa” vorremmo fare alla riapertura? e soprattutto come? da dove iniziare?

Ci siamo dati una risposta, una risposta che corrisponde a una parola specifica: RICEVERE.


 

 

Ricevere chiunque, uno alla volta allo Spazio NEA, per parlare d’arte contemporanea, per parlare di editoria, per parlare del futuro... Insomma quello che abbiamo sempre fatto, ma vis à vis. Riceviamo chiunque – e vi consiglio di farlo – perché da oggi ciascuno di noi dovrà incontrare tutti i giorni persone e dedicargli del tempo, soprattutto a chi non ne abbiamo dedicato prima. Per questo abbiamo previsto dei tavoli tematici, dei desk dove sedersi e scambiare opinioni. Intorno avremo una nuova mostra, l’istallazione the sky inside us dell’artista 8ki: il primo opening al chiuso, senza folla, senza glamour. Un’installazione che già in origine voleva essere presentata “sottovoce”, una mostra che avrebbe avuto la durata del “lockdown”, lo stesso confinamento che è nella natura dell’istallazione. Proprio per questo abbiamo deciso di riproporla “chiusa”, facendone acquisire così un significato diverso attraverso una fruizione essenziale, destinata al singolo, per una lettura senza filtri. Una mostra che si pensava di posticipare in autunno, ma poi abbiamo capito che è proprio questa la sua natura: esistere in questo periodo, essere visitata in semi isolamento. 
La fortuna, inoltre, di aver trovato nella persona di Marco Izzolino, curatore, studioso e scrittore attento, un alleato nell’immaginare il progetto e una figura chiave per il suo sviluppo. Insieme, il curatore, l’artista, Marco Polito e io saremo dall’altra parte dei desk ad aspettarvi.

Un’esposizione senza esporsi, un enclosing, un cielo dentro. 

Luigi Solito
Spazio NEA



artista: 8ki (alias Gianfranco De Angelis)
titolo: the sky inside us
a cura di: Marco Izzolino
durata: 18 maggio - 18 giugno 2020
dove: Spazio NEA, via Costantinopoli 53 - Napoli
orario: lunedì - domenica dalle 10.00 alle 19.00
ingresso: libero
info e contatti: +39 329 56 48 758 (solo WhatsApp) | 081 45 13 58 | info@spazionea.it


Per le modalità di fruizione dell’istallazione the sky inside us di 8ki si precisa che:
- l’ingresso è consentito a 1 persona (massimo 2) per volta 
- la durata massima della visita è di 5-7 minuti
- l’ingresso (via Costantinopoli) e l’uscita (piazza Bellini) sono separati 
- alla fine del percorso di uscita, e quindi in un’area separata dalla galleria, è possibile soffermarsi per incontri di confronto ai desk tematici presenti (artista, curatore, gallerista, editore)
- all’ingresso sarà presente un dispenser con gel igienizzante (come previsto dalle vigenti norme sanitarie) e sarà distribuito un pamphlet informativo realizzato dall’artista come testimonianza tangibile di questo momento storico.






lunedì 4 maggio 2020

ART WORKERS ITALIA: un manifesto per tutelare il lavoro dell'arte



[ART WORKERS ITALIA] è un gruppo informale di lavoratrici e lavoratori delle arti contemporanee nato durante l’attuale emergenza sanitaria di Covid-19. Il gruppo riunisce tutte quelle figure che operano nella ricerca, produzione, esposizione e mediazione dell’arte contemporanea, alcune delle quali purtroppo non presentano ad oggi una chiara definizione giuridica. Tra gli obiettivi di AWI c’è quello di costruire, attraverso una pratica di ricerca collettiva, proposte concrete per il riconoscimento e la tutela di queste figure, agendo sia nell’immediato che nel lungo termine.




ART WORKERS ITALIA

MANIFESTO

INDICE

Chi è AWI
“Art Workers Italia”
Perché nasce AWI
Cosa fa AWI
Principi Etici di AWI
Obiettivi di AWI
Richieste relative all’emergenza Covid-19
Obiettivi a lungo termine
Conclusione



Chi è AWI

Art Workers Italia è un gruppo informale, autonomo e apartitico, di lavoratrici e lavoratori delle arti contemporanee, formatosi su base partecipativa nel contesto dell’attuale crisi dovuta alla pandemia di Covid-19. AWI include tutte quelle figure che operano all’interno di enti e istituzioni pubbliche e private per l’arte contemporanea – come musei, fondazioni, associazioni culturali, accademie, spazi indipendenti, gallerie – e/o che svolgono una libera professione in collaborazione con esse.[1]In questa sede ci riuniamo per veicolare le nostre istanze con voce indipendente. Siamo art workers: artiste[2], performer, curatrici, assistenti curatori, ricercatrici, educatori museali e mediatrici culturali d’arte, allestitori, producer, tecnici dell’illuminotecnica e del suono, registrar, videomaker, critiche d'arte, art writer, storici dell'arte, guardasala, trasportatrici, assistenti di galleria, project manager, consulenti, coordinatrici, restauratori, grafici, illustratrici, fotografe, animatori, assistenti di studio, comunicatrici, social media manager e addetti ufficio stampa.



“Art Workers Italia”

Il nome “Art Workers Italia”[3]sottolinea la convergenza tra prospettiva transnazionale e localecon cui operiamo: l’analisi della nostra condizione professionale avviene in dialogo con la comunità internazionale di lavoratrici e lavoratori dell’arte contemporanea, mentre la definizione di istanze e interlocutori si radica nel contesto storico e politico nazionale, in coordinamento trans-categoriale con le altre iniziative del lavoro culturale precarioin Italia.



Perché nasce AWI

Art Workers Italia nasce contestualmente alla crisi sociale ed economica causata dalla pandemia di Covid-19. La crisi ha determinato, per molti di noi, la sospensione e/o la perdita di impieghi e progetti. Inoltre, la stessa configurazione dei nostri rapporti di lavoro è stata motivo di esclusione, nella maggior parte dei casi, da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale, oltre che dai meccanismi di tutela previsti dal governo nel decreto “Cura Italia”, come la cassa integrazione in deroga o il bonus una tantum erogato dall’INPS. La criticità della situazione, unitamente all’aumento della richiesta di contenuti digitali non retribuiti durante la quarantena da parte di enti pubblici e privati, ha fatto emergere con chiarezza alcune problematiche strutturali del settore. Il nostro lavoro è prevalentemente contraddistinto da modalità contrattuali atipiche e intermittenti, e da una diffusa parcellizzazionee discontinuitàdell’impiego che spesso degenera in precariato. La mancanza di enti di tutela specifici indebolisce altresì il nostro potere contrattuale e, unitamente a compensi spesso non adeguati agli orari e alla qualità del lavoro svolto, nonché al grado di formazione e all’esperienza richiesta, rende la nostra condizione lavorativa estremamente vulnerabile. Questo accade in un settore in cui convivono meccanismi e standard propri dell’industria del lusso e salari poco al di sopra della soglia di povertà, intollerabili percentuali di lavoro sommerso e alti livelli di istruzione. È in tale scenario che si impongono forme di “retribuzione” alternative al compenso in denaro, legate alla visibilità, all’incremento dei nostri contatti e alla reputazione in vista di un futuro (ma incerto) posizionamento. Ne consegue l’affermazione di unsistema elitario[4], l’ implicito incoraggiamento a regimi di auto-sfruttamentoe a dinamiche di competizione non favorevoli a un ambiente lavorativo sano e basato sul rispetto delle competenze, della formazione, dell’esperienza e della collaborazione.



Cosa fa AWI

Art Workers Italiaaccoglie e dà voce aurgenze e prospettive molteplici, attraverso modalità di ricerca collaborative e autoformative, facendo massa critica e lottando per il diritto incomprimibile al riconoscimento del nostro stato di lavoratrici e lavoratori. Il gruppo è strutturato in differenti tavoli, divisi per aree di indagine e d’ intervento, al fine di articolare proposte concrete sia nel contesto dell’emergenza in corso che nel lungo periodo. L’attività di AWI è volta a definire, sviluppare e mettere a regime strumenti di tipo etico, politico, giuridico e contrattuale. Nella fattispecie, gli ambiti di intervento riguardano: il rafforzamento e lo sviluppo di misure definitori e e di tutela; lo studio delle specificità del settore no profit; la ricerca storica delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori dell’arte in Italia; l’analisi comparata delle buone pratiche già sperimentate in altri paesi UE ed extra-UE; l’identificazione di e il coordinamento con le altre iniziative nazionali e internazionali sulla tutela del lavoro cognitivo. 



Principi etici di AWI


Art Workers Italiaassume i principi di inclusività e sostenibilitàcome presupposti fondamentali del proprio operato: non possiamo e non vogliamo prescindere dalla relazione solidale con tutti i lavoratori e le lavoratrici sottopagate e sfruttate. Operiamo altresì in direzione di un cambiamento profondo che metta a valore l'obiettivo di un orizzonte egualitario per tutte le soggettività marginalizzatein rapporto al genere, all'etnia, alla classe sociale, alla disabilità, all'orientamento sessuale, alla religione, all'età, alla nazionalità. AWI non è un progetto artistico o curatoriale ed è caratterizzato da una vocazione collettiva e non autoriale. 


Gli obiettivi di AWI

Il riconoscimento delle specificità delle professioni che operano nell’arte contemporanea, la regolamentazione dei rapporti di lavoro, la redistribuzione delle risorse, la riforma e il ripensamento delle logiche dell’intero settore costituiscono la nostra imprescindibile prospettiva strategica, nel breve e nel lungo periodo. In continuità con quanto è stato già intrapreso in passato, Art Workers Italia sta lavorando alacremente in dialogo con enti di ricerca, università, fondazioni e cooperative per: condurre indagini finalizzate alla descrizione quantitativa e qualitativa della condizione delle figure professionali dell'arte contemporanea in Italia; avviare attività formative rivolte alle professioniste e ai professionisti del settore; elaborare un codice di condotta eticospecificoper il lavoro culturale, ma anche relativo alle operazioni finanziarie e di estrazione del valore ad esso legate.

Richieste relative all’emergenza Covid-19
In linea con le istanze già presentate da altre categorie sociali, AWI chiede al Governo Italiano:

● l’introduzione di forme di sostegno economico di base che siano congrue alla gravità della situazione;
● l’estensione delle misure già previste dal decreto “Cura Italia” a coloro che non godono ancora di alcun ammortizzatoresociale, condizione che interessa la maggior parte delle persone che operano nel settore in quanto soggette a contratti di lavoro intermittente, di prestazione occasionale o che difficilmente raggiungono il numero minimo di giornate contributive necessarie;
● la conferma degli stanziamenti previsti dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo a beneficio diprogetti ed eventila cui realizzazione era prevista per il 2020/2021 e, laddove necessario, la riallocazione per attività di ricerca e produzione, rivedendo i termini e le condizioni che potrebbero confliggere con la necessità di contenimento della pandemia;
● il riconoscimento di sgravi fiscali e contributivi quali la proroga del saldo 2019 dell’imposta dell’anno in corso, la sospensione dell’acconto contributi "Gestione Separata” per le forme di lavoro autonomo sia in regime forfettario che ordinario, la sospensione degli indici sintetici di affidabilità ISA, nonché la calmierazione degli affitti – tramite credito d’imposta – per associazioni no profit e i locali a destinazione produttiva (ad esempio gli studi d’artista);
● la regolamentazione della politica dei compensirelativa alla produzione di contenuti digitali e on-line. 

Obiettivi a lungo termine

Gli obiettivi a lungo termine su cui AWI lavorerà con enti e istituzioni riguardano diverse macro-aree legate alle tutele, all’istituzione di fondi speciali e al ripensamento del sistema dei bandi e della formazione artistica, agendo come un organismo in grado di connettere una costellazione di individui e associazioni, rappresentandone necessità e istanze nellasfera pubblica. Intendiamo nello specifico:

● elaborare unacarta delle professionidell’arte contemporanea sul modello della Carta nazionale delle professioni museali;
● per quanto concerne illavoro subordinato, individuare nella normativa vigente le criticità relative alle nostre posizioni contrattuali; mettere a punto forme più coerenti con le nostre modalità lavorative, nell’ottica di proporre una o più bozze per future tipologie di contratto nazionale adatte alle diverse casistiche; 
● per quanto concerne il lavoro autonomo, proporre la creazione di nuovi codici ATECO o la riformulazione di quelli già esistenti allo scopo di renderli più adeguati alle nostre specifiche professionalità e aprire alla possibilità di beneficiare di tutele come l’indennità di disoccupazione, i permessi per la malattia, la maternità e i congedi parentali;
● sviluppare delle proposte di equa retribuzione per le prestazioni in cui sono coinvolti artisti, artiste e le altre figure professionali (attività espositive, performance, conferenze pubbliche, workshop, proiezioni, riproduzioni ad uso commerciale / non commerciale, contributi per installazione e curatela di mostre) nonché promuoverne l’applicazione e il monitoraggio;
● chiedere l’adesione del governo italiano a raccomandazioni come lo Statuto sociale degli artisti - Risoluzione del Parlamento europeo del 7 giugno 2007 sullo statuto sociale degli artisti (2006/2249(INI), e il loro aggiornamento in una prospettiva consona alle attuali esigenze del settore;
● implementare le procedure d'accesso, a livello nazionale e regionale, aifondi specialieuropei dedicati alla produzione, all’acquisizione di progetti e opere, alla formazione artistica e ad altre prestazioni professionali di ricerca e sviluppo;
● suggerire la costituzione di un fondo per gli artisti visivi anche attraverso l’implementazione e la valorizzazione del già esistente Fondo per artisti dell’INPS PSMSAD;
● proporre una ristrutturazione delsistema di bandi e dei premi per rendere l’accesso ai finanziamenti più trasparente, inclusivo e aderente ai reali processi di produzione culturale, così come della normativa sulla formazione artistica in Italia. Subordinare la ricezione dei finanziamenti pubblici all’equa remunerazione degli artisti e dei professionisti dell’arte coinvolti nel progetto;
● proporre l'ampliamento della platea degli enti che possono accedere a forme di mecenatismo- come l’Art Bonus- e delle attività che può sostenere, unitamente a ulteriori agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali a sostegno dell’arte contemporanea;
● facilitare le forme di sponsorizzazionein arte contemporanea colmando il gap informativo esistente fra possibili sponsor e sponsee;
● rafforzare le azioni intese a promuovere la formazioneprofessionale degli artisti, la ricerca artistica e il ruolo dell’educazione all’arte contemporanea nel sistema formativo italiano. 

Conclusione 

Le lavoratrici e i lavoratori dell’arte contemporanea sono presenti in maniera capillare e stratificata a tutti i livelli della produzione culturale nazionale e internazionale, con un impatto significativo sulla coesione sociale, la crescita intellettuale e civica delle comunità e con importanti ricadute economiche sui territori. Con questo manifesto[5]AWI compie un primo fondamentale passo per uscire da una condizione di invisibilità ingiustificata e inaccettabile, nella direzione di un pieno riconoscimento civile e politico delle specificità e del ruolo fondamentale svolto dalle professioniste e dai professionisti dell’arte contemporanea all’interno delle dinamiche locali e globali della produzione culturale.



[1]Per la concordanza degli aggettivi abbiamo scelto di seguire le "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana". Cfr “Il sessismo nella lingua italiana” a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna, 1987. https://bit.ly/3cVHuCD
[2]Abbiamo deciso di applicare la metodologia, poco comune in Italia ma talvolta impiegata in ambiti accademici internazionali, di sostituire la forma neutrale del “maschile inclusivo” con un’alternanza della forma femminile e maschile di professionalità e pronomi, ove fosse impossibile mantenere una forma neutra.
[3]Il rimando all'esperienza storica dell’Art Workers Coalition (1969) non ha motivato la scelta del nome in prima battuta, ma fa sicuramente parte dei riferimenti culturali condivisi dal gruppo.
[4]Le possibilità di realizzarsi professionalmente nel settore dell'arte contemporanea sono spesso direttamente proporzionali al capitale di cui si può disporre in partenza. Abbiamo scelto di utilizzare il termine “elitario” anziché “classista” perché il capitale che costituisce il vantaggio originario può essere anche di natura sociale o culturale.
[5]Il manifesto programmatico con cui AWI ha deciso di presentare pubblicamente i propri principi e obiettivi è da considerarsi strumento esclusivamente politico. Tale manifesto è infatti un’emanazione diretta dello spirito di urgenza che sta alla base della formazione spontanea del gruppo e costituisce il miglior modo per veicolarla in diversi contesti pubblici come, ad esempio, il corteo virtuale indetto in occasione del Primo Maggio Cittadino di Torino del 2020, in occasione del quale è stata annunciata per la prima volta pubblicamente la fondazione di AWI.
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Solve et Coagula di Nora Lux


courtesy Nora Lux

Nei giorni 7 e 21 maggio 2020, Canova 22 presenta il progetto Solve et Coagula di Nora Lux, accompagnato dai testi critici di Plinio Perilli e Franz Prati. 

Quindici anni di ininterrotto lavoro nelle cavità e nelle profondità della terra per narrare la storia del femminile nella nostra anima: il percorso artistico di Nora Lux inizia con opere in bianco nero in pelllicola e prosegue con immagini di se stessa come Dea Madre nelle vie sacre e negli ipogei degli etruschi. Il lavoro evolve successivamente in azioni performative che, nell’approccio dell'autrice, rappresentano il naturale sviluppo degli autoscatti. L'originalità di queste "Azioni" consiste nell'essere veri e propri rituali di sintonizzazione con le energie dei luoghi, riti che possiedono la funzione di immergere l'artista nell'inconscio collettivo e nel consentirle di conquistare e trasmettere al pubblico frammenti di una nuova conoscenza. Proprio nel corso di una di queste “azioni”, infatti, mentre assumeva la ieratica posizione della potente Dea Madre, l'artista ha trovato il riferimento Totemico: un corvo, simbolo dello stato iniziale dell'opus chiamato "Nigredo". Da questa dimensione di oscurità, Nora Lux ha integrato nuove figure di comunicazione spirituale tra la terra e il cielo, come il pavone (Albedo) e l'aquila (Rubedo), simboli di trasformazione presenti nel suo Vitriolum (2017-2019). 

Il progetto Solve et Coagula nasce come evoluzione di questo lungo processo e vive nella galleria Canova 22, dove il grande scultore Antonio Canova infornava le sue terrecotte: il luogo ideale, l'athanor ermetico dove lavorare con il fuoco dell’arte, il forno neolitico a forma di ventre gravido della Dea Madre, che tutto trasforma. Tramite il forno, la materia grezza, sia che si tratti di un impasto, di un feto o di un cadavere, viene trasformata in uno stato diverso e riemerge "neonata" in forma di cibo, di un bambino o di un'anima. Il forno esemplifica uno dei misteri femminili in cui la natura trasformata diventa civiltà umana (Neumann). Dal 7 maggio 2020 Nora Lux presenterà alcune immagini dell’ultimo lavoro fotografico - Solve et coagula - e due "Azioni" differenti - Mutaforma - che si svolgeranno il 7 e il 21 maggio alle ore 20.00 in streaming e in diretta Facebook, orario che coincide con quello dei telegiornali che imperversano soprattutto in questi giorni di isolamento, e che sono in linea con il messaggio che caratterizza il suo lavoro degli ultimi anni, nel rapporto con l’ANIMAle, il Gufo. E come nelle Metamorfosi di Apuleio Panfile si trasforma in gufo per volare dall’uomo che ama, così ora il Gufo riversa il suo significato sul nostro presente, per volare verso tutti noi, in modalità contemporanea, in streaming. 

Mutaforma è composto di 2 momenti distinti ma connessi tra loro, che generano, sostengono e trasformano le "Azioni" nel cambiamento perpetuo in cui ogni cosa si muove continuamente nell'altra attraverso il suono. Ad accompagnare il primo momento performativo del 7 maggio, il suono di un rombo preistorico, strumento sciamanico da lei stessa suonato e registrato; nel secondo momento performativo del 21 maggio, un brano inedito, realizzato attraverso uno studio sulla risonanza attuato in due modalità differenti. L'architettura della fornace dialoga con il suono, come avveniva nei templi di Malta, 7000 anni fa. 

Nelle recenti fotografie della Lux si stagliano scenari che delineano un cambiamento, un evoluzione dell’opera: le grotte vulcaniche prendono il posto dei ciclopici percorsi sacri delle necropoli etrusche legate al sottosuolo terrestre, per esplorare quello marino di Ustum, la perla nera, da alcuni ritenuta la dimora della maga Circe. La performance del 7 maggio è sponsorizzata dalla nota società Zoo Grunwald di Pasquale e Edoardo Martino che lavora in ambito cinematografico dal 1968 e con la quale l'artista ha instaurato un rapporto di lavoro e di fiducia. 

“Da quindici anni Nora Lux s'immerge nella Terra, si veste, si cosparge, si denuda di terra, diventa terra – e s'interra d'anima, atterra l'anima quasi ad entrare davvero nel tempio del corpo, fare del corpo un tempio e un rito. Un po' per estro espressivo, un po' per fato esistenziale, come certe antiche Dèe, che s'immergevano in un mare di scogli e flutti, o nella pietra di tiepidi antri arcaici, dentro il poroso simbolo degli ipogei etruschi... Dèe, o bellezze umane, fanciulle comuni, che erano vogliose, rapite, o più spesso costrette, a lasciarsi amare da Zeus, da un intero pantheon virile di imperterrite divinità – e soprattutto a sedurre, o farsi invaghire, di volta in volta, da tutti e quattro gli elementi basilari (fuoco, acqua, aria, terra), perché lo Spirito poi le rifecondasse, le ingloriasse o costellasse verso il Cielo. (...) Le foto che Nora ha scattato l'estate scorsa (e insieme, prima ancora, soprattutto vissuto) ad Ustica, nella Grotta Segreta, sono di per se stesse perle nere, cupe e felici ma di una catena rocciosa, scogliosa d'Inconscio. Baluginanti tra la luce e il buio. Nere, queste perle, perché devote, accucciate nell'ombra – reginelle d'ombra. A cornice e scenografia naturale di quel sottosuolo marino, incoronato di grotte vulcaniche, perdute stalattiti o incrostate lacrime di stelle. (...) Salvatico è ciò che salva, scriveva Leonardo tra le sue profezie. "Salvatico", cioè selvatico – figlio di quella selva dove anche Dante si perde, per potersi salvare. Anche Nora chiede alla Natura, e alla Comoedìa della Storia di potersi salvare; vuole "narrare la storia del femminile nella nostra anima”... Qui, per la prima volta, c'è una Beatrice ardita, accanita, che senza Dante, aedi o menestrelli poeti, ma col piglio d'un falconiere in vacanza e in esilio in un Eden inopinato, segreto come l'antro d'un vulcano, fa poesia con la sua anima in corpo: e trova, scova pertugi di luce e grotte indicibili, dove migliaia di anni o solo pochi attimi fa, migliaia di sguardi e baci, trovano ancora quei pochi, decisivi colori primari, le terre rosse e il fango nero, cauterizzato della Creazione. Giunge l'acqua poi languida a lambirle le gambe, i piedi. I suoi piedi, ora, archetipicamente "belli" – poetava Quasimodo – "di dieci conchiglie”.” (dal testo critico di Plinio Perilli)

“In un brano cruciale di “Eupalinos” di Paul Valery, Socrate dialogando platonicamente dal “pallido mondo dell’Ade” con il giovane discepolo Fedro, racconta come un giorno lungo la riva del mare si sia imbattuto nell’“oggetto più ambiguo del mondo”. Ai suoi piedi, sul bagnasciuga, si stagliava una forma indefinita dai profili mutevoli “bianca come una pietra levigata dall’acqua”. La doppia interpretazione della forma, ambiguamente approdata sul limitare del dominio tra acqua e terra, poneva la questione se si trattasse di un oggetto restituito dalla naturale forma originaria generata nelle fluidità marine o, viceversa, fosse stato concepito dall’uomo e poi reso astratto dall’azione dilavante delle onde. Per bocca di Socrate e alla luce di questa illuminante metafora, Valery pone qui, con chiarezza definitiva e premonitrice, la questione del rapporto tra natura e artificio. In “Mutaforma”, ultima espressione di quella reiterata ricerca di Nora Lux intorno all’allegoria dell’autoritratto metamorfico, il corpo dell’artista occultato nelle grotte marine di Ustica riaccende quella “reiterata vertigine” che avvolge il filosofo davanti all’ambigua indefinitezza della forma ostentata. Dalle cavità delle grotte allo spazio evocativo della Fornace dove Canova plasmava nella terracotta i primi tratti dei suoi capolavori, Nora Lux accentua il carattere simbolico del suo lavoro intorno all’iconografia del femminino mutevole, coniugando temi primordiali e arcaici con l’opera di Khnopff e di Moreau fino alle sperimentazioni più avanzate dell’arte fotografica di Man Ray, convinta con Nietzsche che Dio è morto: ma considerando lo stato in cui si trova la specie umana, forse ancora per un millennio ci saranno grotte in cui si mostrerà la sua ombra.” (testo critico di Franz Prati) 


Le performance saranno in streaming e in diretta Facebook sul profilo di Nora Lux sulla pagina di Canova 22: 



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INFO

Nora Lux
Solve et coagula 
Con i testi critici di Plinio Perilli e Franz Prati

7 maggio 2020 ore 20.00 performance in streaming e diretta Fb
21 maggio 2020 ore 20.00 performance in streaming e diretta Fb


Canova 22
Via Antonio Canova 22 - Roma