mercoledì 6 giugno 2018

Francis Bacon. Mutazioni

Francis Bacon_Ritratto_1977-1992_pastello e collage su carta


La dimensione intima di uno degli artisti più discussi del Novecento

Con l’estate arriva a Bologna la mostra “Francis Bacon. Mutazioni” dedicata ad uno degli artisti più importanti e discussi del Novecento.
Dopo aver fatto tappa a Torino, l’esposizione realizzata da con-fine Art in collaborazione con la Francis Bacon Collection, è in programma dal 1 giugno al 16 settembre nella prestigiosa sede di Palazzo Belloni.
Circa 70 opere, fra disegni, pastelli e collage, realizzati da Bacon tra il 1977 e il 1992, svelano al pubblico la dimensione intima del suo lavoro nel tentativo di scoprire e dare forma alla condizione psicologica e interiore dell’uomo contemporaneo.
“Mutazioni”, a cura di Gino Fienga, è un vero e proprio viaggio intorno alla figura umana, un’indagine in cui personaggi, papi e crocifissioni non sono più solamente solitari protagonisti del proprio spazio ma diventano, altresì, una grande metafora della vita: allegoria della mutabilità delle cose, della volubilità delle emozioni, dell’incapacità delle persone di essere sempre ‘vere’.
Attraverso i suoi tratti potenti, Bacon accompagna il visitatore in un percorso visionario dove si incontrano demoni e verità, dolori e contraddizioni della coscienza che condensano in sé il disagio e l’inquietudine della società del XX secolo.
In questa folla di personaggi, forse una folla di tanti se stessi, emerge una profonda solitudine e una ricerca costante di risposte e di certezze che, probabilmente, non sono mai arrivate.

Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992), intervistato da David Silvester, suo biografo ufficiale, affermava di non avere mai fatto disegni preparatori per i suoi dipinti, ma era ugualmente vero che fin dall’inizio della sua carriera era solito disegnare e lo aveva continuato a fare, riservatamente ma sistematicamente, per tutta la vita.
Come ha scritto Edward Lucie-Smith – uno degli storici dell’arte più conosciuti e apprezzati a livello internazionale – i disegni ed i pastelli sono “opere complete”, che si inseriscono a pieno titolo nell’iconografia dell’artista anglo-irlandese, il quale, negli ultimi anni, rivisitò i temi che aveva in precedenza sperimentato, provando nuove strade formali.
L'opera di Bacon, lo affermava lui stesso, proviene direttamente dall'inconscio, da cui emergono pulsioni, grida e passioni e tra queste non mancano ardite visioni erotiche. La mostra offre un focus esclusivo su disegni poco noti in cui rivela istinti lussuriosi e la sua omosessualità, riuniti in una apposita sala vietata ai minori.
Il visitatore potrà inoltre completare e arricchire il percorso baconiano attraverso fotografie e contenuti multimediali, come l’installazione interattiva di un trittico a specchio deformante per scoprire emozioni e sensazioni suscitate dalla trasformazione e mutazione della propria immagine riflessa.

La mostra bolognese, prodotta da con-fine Art (società bolognese che dal 2016 immagina e realizza percorsi espositivi) prosegue il tour espositivo internazionale della Francis Bacon Collection di Bologna, le cui opere in dieci anni hanno viaggiato da Venezia a Zurigo, da Berlino a Parigi, da Londra a Madrid, fino a Taiwan e Santiago del Cile, ed è corredata da un catalogo realizzato da con-fine Edizioni.


FRANCIS BACON. MUTAZIONI
Palazzo Belloni, via Barberia 19 - Bologna
1 giugno - 16 settembre 2018
Orari Da martedì a domenica e festivi > h 10-14 / 15-20 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti Intero > 12 euro
Ridotto > 10 euro (over 65, studenti da 16 a 26 anni non compiuti, militari e appartenenti alle forze dell’ordine, diversamente abili, convenzioni)
Ridotto gruppi > 8 euro (minimo 15 massimo 25 pax)
Fast lane > 16 euro
I bambini fino ai 5 anni non pagano
I biglietti sono acquistabili durante i giorni e gli orari di apertura della mostra in biglietteria
Biglietti online sul sito di VivaTicket e in tutti i punti vendita affiliati
Info Palazzo Belloni T 051 583439 - info@palazzobelloni.com - www.palazzobelloni.com

Ufficio Stampa
Alessandra Zanchi M 328 2128748 - info@presszanchi.com - www.presszanchi.com
press.zanchi@gmail.com

bArt a PARATISSIMA

opera di Monica Gorini

PARATISSIMA, dopo l’edizione bolognese, approda a Milano dal 6 al 10 giugno 2018 con un focus, “Through the Black Mirror”, sulle rappresentazioni di realtà distopiche e futuristiche, proiezioni di distorsioni sociali e collettive o intime e private.


bArt partecipa a PARATISSIMA MILANO I ART E PHOTO FAIR ponendo l'accento sulla fotografia contemporanea, dove il mezzo fotografico diventa non più solo forma di linguaggio, ma strumento, reale e tangibile, al servizio della creatività espressiva e comunicativa degli artisti. Allo stand saranno in mostra quattro artisti: Jacopo Di Cera con “Fino alla fine del mare”, Daniele Rossi con “Vietnam Today”, Monica Gorini con “Le stagioni dell’anima” e Lorenzo Maria Monti con “Chiaroveggenza”.



JACOPO DI CERA
Nato a Milano nel 1981, si laurea nel 2005 in Economia Aziendale e lavora per anni come responsabile marketing in diverse aziende multinazionali approdando nel 2012 a Roma.
In questi anni studia fotografia con grandi fotografi internazionali con i quali ha modo di sperimentare e di confrontarsi.
Nel percorso formativo ha esposto i suoi lavori a Roma al Museo di Roma in Trastevere e a Palazzo Valentini con un importante progetto su Gerusalemme. Nel 2010 vince il prestigioso quarto posto al concorso del National Geographic.
“Fino alla fine del mare” è un viaggio figurativo e metaforico composto da immagini a colori dei frammenti degli scafi nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno delle barche stesse. Il viaggio racconta di Lampedusa, un’isola a sud della Sicilia simbolo di contraddizioni e di sofferenza ma anche di approdi e di speranza. Centro del Mediterraneo, Lampedusa è la terra di passaggio della contemporaneità ed è, come nel viaggio di Ulisse, il viaggio che rappresenta tutta l’Umanità. Una Umanità in continuo cambiamento, in continuo movimento. Una Umanità in cerca di una nuova, dovuta opportunità.



DANIELE ROSSI
La passione fotografica è nata quando da ragazzino ha ricevuto la macchina fotografica in eredità dal nonno. Da allora non ha più smesso di fare fotografie.
Nato a Roma, è sempre stato sensibile alla bellezza di questa città. Ama viaggiare per scoprire culture diverse, e catturare dettagli apparentemente insignificanti su cui creare i suoi reportage.
“VietnamToday” Dopo le guerre che hanno tormentato il Vietnam per molti anni, ora la nazione è in crescita. Vengono costruiti grattacieli, e si sta implementando il turismo, così come la cultura,
L’ unica cosa che non cambia e unisce il passato al presente è la gente che si sposta in modo vorticoso, presa dalla quotidianità del vivere. I numerosi motorini, i lavoratori, i turisti, i venditori, passano indifferenti davanti agli edifici storici.
Hanoi e’ una città molto popolosa dove nella parte vecchia si avverte ovunque il contatto fisico, la gente che affolla le strade anguste. Inoltre molti lavori si svolgono in strada dove barbieri, sarti, e venditori di qualsiasi merce affollano i marciapiedi, parlando, mangiando, discutendo e qualche volta, litigando.
Immaginiamoci di essere sospesi in una grossa bolla d’aria ed osservare la città senza sentire il frastuono delle moto e le chiacchiere della gente, non vedendo i volti, ma solo il movimento delle persone che passano e si alternano veloci davanti all’immobilità dei secoli passati.


MONICA GORINI
Vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, ha diviso il suo tempo tra l’insegnamento e la ricerca artistica. La sua produzione artistica negli ultimi anni si è concentrata su tematiche sociali che coinvolgono nel particolare il rispetto dei diritti umani. Lavora da diverso tempo, infatti, con persone non vedenti, creando sculture e installazioni sensoriali. Questa esperienza le ha permesso di elaborare un tipo di arte caratterizzata dall’interazione tra differenti linguaggi artistici e con una partecipazione attiva del pubblico.
Da sempre interessata all’architettura, al colore, al design ha indagato il loro impatto sulla vita quotidiana delle persone.
Attualmente fa parte della giuria di Cross Award, Premio Internazionale di Arti Performative.
“Le stagioni dell’anima” I confini, reali o percepiti, e le preoccupazioni correlate sono temi emergenti nel nostro mondo contemporaneo. I confini sono quasi universalmente evidenti, siano essi economici, politici, razziali, religiosi o legati all'identità di genere. Con una combinazione tra fotografia e pittura abbiamo già una struttura artistica-narrativa ben definita, che rispecchia anche un modo di essere artista, e cioè spaziare dalla fotografia alla pittura contemporanea e fondere insieme le due tecniche con un unico messaggio concettuale.


LORENZO MARIA MONTI
Nato a Conegliano nel 1981, si applica fin da ragazzino in creazioni di tutti i tipi: dal design, alla moda fino ad approdare alla fotografia. Nonostante abbia vissuto a Londra, Barcellona, Ibiza, Miami si sentirà sempre figlio della sua terra. Personalità eclettica come prestigiatore, giocoliere, ex professionista di poker e dj.
“Chiaroveggenza” Jökulsárlón è una laguna di origine glaciale che costeggia il Parco nazionale del Vatnajökull, nel sud-est dell'Islanda. Le sue tranquille acque blu sono punteggiate di iceberg del vicino ghiacciaio Breiðamerkurjökull, che fa parte del ghiacciaio Vatnajökull. La laguna fluisce nell'oceano Atlantico attraverso un breve canale, lasciando blocchi di ghiaccio su una spiaggia di sabbia nera. In inverno la laguna, ricca di pesci, ospita centinaia di foche.
I blocchi di ghiaccio che cadono dal fronte del ghiacciaio Vatnajökull, in particolare dalla parte chiamata Breidamerkurjokull, derivano sul lago, fino raggiungere il mare. I colori di questi piccoli iceberg vanno dal turchese al blu profondo, ma anche giallo a causa del solfuro di origine vulcanica, nero per colpa delle cenere, e ovviamente bianco, in diverse tonalità.
Il ghiaccio azzurro, o ghiaccio blu (in lingua inglese blue ice), si ha quando la neve caduta su un ghiacciaio viene compressa, e diventa parte di un ghiacciaio che si snoda verso un corpo di acqua (fiume, lago, oceano). Durante il suo percorso, le bolle d'aria che sono intrappolate nel ghiaccio vengono espulse, e così la dimensione dei cristalli di ghiaccio aumenta, rendendoli chiari.
Il colore blu è spesso erroneamente attribuito allo scattering Rayleigh. Invece, il ghiaccio è azzurro per lo stesso motivo per cui l'acqua è azzurra: è il risultato di un'armonica derivante dallo stiramento del legame ossigeno-idrogeno (O-H) nell'acqua che assorbe maggiormente la luce nella parte rossa dello spettro visibile, dando così luogo ad una risultante bluastra.
Il ghiaccio azzurro si trova esposto in aree dell'Antartico dove non vi è una netta aggiunta o sottrazione di neve. Vale a dire, ogni quantità di neve che cade in quella zona è neutralizzata dalla sublimazioni o altre perdite. Queste aree sono state utilizzate come piste di atterraggio dato che la loro superficie di ghiaccio duro è adatta per gli aeromobili dotati di ruote o di sci.


bArt
Promuovere e diffondere l’Arte in tutte le sue declinazioni.
Favorire la sperimentazione e la ricerca.
Formare centri e laboratori per la produzione artistica, la promozione della creatività e la qualità in tutti i settori dell’Arte.
Incentivare il confronto con realtà internazionali.
Sperimentazione e sviluppo delle azioni volte alla produzione, divulgazione e fruizione delle nuove forme artistiche legate a tutti i settori dell’Arte.
Organizzare concorsi, contest e stage professionali.
Organizzare e curare mostre in tutti i settori dell’Arte, collaborando con organismi ed enti privati e pubblici.
Realizzare servizi culturali destinati al territorio e alla produzione artistica che operino in tutti i settori dell’Arte
Realizzare processi di gestione innovativa di beni, attività e servizi integrati per la fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale.


pubblica: 



Postcard from New York - Part II

Derrick Adams, Floater 50 (ducky with glasses), 2017, detail

Anna Marra Contemporanea è lieta di presentare la mostra Postcard from New York - Part II, seconda di una serie iniziata nel 2016, che ospita e celebra il lavoro di artisti che vivono e lavorano a New York.
In mostra i dipinti su tela, i lavori su carta e i collage di Derrick Adams, Firelei Báez, Alexandria Smith e William Villalongo, i picotage di Paul Anthony Smith e un’installazione di Abigail DeVille che occupa interamente il cortile della galleria. Gli artisti selezionati rappresentano la diversità della diaspora africana in America. Attraverso la lente delle loro radici afro-latine, afro-caraibiche e afro-americane, ciascuno di loro realizza opere che colgono la sfumatura di cosa significhi essere una persona di colore oggi a New York, negli Stati Uniti d’America e nel mondo.
Conosciuta come città di immigrati e migranti, New York City ha il più alto numero di residenti di colore, stimato a 2 milioni; circa il 25% della popolazione newyorchese è di discendenza africana. Le persone di colore hanno innegabilmente contribuito a dare forma alla cultura americana. Tuttavia, nonostante i loro contributi storici e culturali, il mondo dell'arte solo recentemente ha rivolto la sua attenzione agli artisti di colore, dedicandogli una meritata attenzione e conferendogli un riconoscimento a lungo atteso.
Tutti gli artisti esposti in Postcard from New York - Part II sono impegnati attivamente a creare opere che invitano a riflettere sullo scenario sociale, culturale e politico attuale, in drammatica evoluzione. Pur utilizzando diverse tecniche artistiche, gli artisti in mostra condividono una visione e sensibilità che vengono espresse attraverso un approccio dinamico al processo creativo, e che danno voce ai diversi modi in cui gli artisti afro-americani stanno sfidando lo status quo, vivendo, lavorando e sperimentando il mondo.
Postcard from New York - Part II affronta temi quali rappresentazione, migrazione, diaspora, confini, mobilità, cittadinanza e diritti umani relativamente ai soggetti coinvolti nella diaspora africana. Utilizzando l’arte visiva come catalizzatore per far proseguire questo dibattito, la mostra indaga e illustra ai visitatori le differenti strategie adottate dagli artisti di colore che vivono negli Stati Uniti, nel confrontarsi con le complessita’ della scena politica, e con argomenti come quelli dei privilegi, della presenza, della razza, della classe e della geografia. Molti dei temi e delle idee presentate in mostra sono già note alle comunità emarginate, ma stanno avendo risonanza anche in Italia. Postcard from New York – Part II si ripromette di guardare oltre le barriere nazionali e razziali, tentando di combattere i pregiudizi che possono sorgere in un pubblico globale e promuovendo coalizioni transnazionali per favorire un cambiamento politico e sociale sistemico.

Postcard from New York - Part II
Derrick Adams, Firelei Báez, Abigail DeVille, Alexandria Smith, Paul Anthony Smith, William Villalongo

a cura di Larry Ossei Mensah e Serena Trizzino

6 giugno - 27 luglio 2018

opening mercoledì 6 giugno 2018 ore 18.30 | Wednesday, June 6th, 2018 at 6.30pm

da lunedì a venerdì, 15.30-19.30 | fino al 27 luglio
Monday - Friday, 3.30pm - 7.30pm | until July 27th

Via Sant’Angelo in Pescheria 32



Francesca Grilli. NaOH


La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, giovedì 7 giugno 2018, la nuova personale di Francesca Grilli dal titolo NaOH.

Parlare d'identità attraverso l'esperienza sul corpo e dei corpi, nelle relazioni che intrecciano tra loro e nello spazio, è sempre stato un cardine nella ricerca dell'artista. Soprattutto quando si guarda alle sue sperimentazioni performative, un altro concetto fondamentale per mettere in prospettiva il suo lavoro è quello della trasformazione del corpo ovvero del passaggio da uno stato all'altro, sia esso fisico, sociale, culturale. Come già nella precedente mostra presso la galleria nel 2015, le opere di Francesca Grilli occupano lo spazio effimero e sfuggente della soglia, esplorandola in tutte le dimensioni temporali contenute in potenza, dall'abbandono della condizione originale al raggiungimento di una nuova forma. In occasione di NaOH (sigla che sta per l'idrossido di sodio alla base dei più comuni detergenti), vengono condensati gli esiti delle indagini svolte a Bruxelles nell'ultimo anno, in collaborazione con alcuni operatori sociali che si occupano di accoglienza per individui con difficoltà abitative. Da un lato venendo a contatto con quanti attraversano le nostre città in condizioni di disagio dovute a dipendenze o estrema povertà, dall'altro osservando le operazioni di primo soccorso eseguite con i migranti dopo l'arrivo in un centro d'accoglienza, si definisce uno stesso rito iniziatico, volto all'accettazione dell'individuo nella società civile. La primissima condizione necessaria per l'acquisizione del titolo di cittadino sembra, dunque, essere quella di aderire ad un rigido protocollo di pulizia, ad un codice anche vestimentario, per quanto temporaneo.
Lo spazio espositivo, dunque, è pervaso da un intenso odore di sapone di marsiglia, che rimanda ad un immaginario immediato, familiare, intimo, ma tutto occidentale del lavaggio. Nella prima stanza una serie di lastre di zinco vengono trattate come una pelle da lavare, registrando attraverso le successive immersioni del sapone nell'acido, come sotto la doccia, sfregature e tentativi di corrosione dello strato superficiale della materia, nel tentativo di riportare il corpo fisico e sociale ad una condizione di docilità. Ancora una volta l'incisione diventa lo strumento preferenziale per lasciar traccia della ripetizione del gesto automatico e dell'accumulazione di tempo nell'atto performativo.
Dopo essere stato sublimato dalla scelta del metallo, il corpo parla attraverso la propria assenza nelle opere successive, laddove è l'oggetto a prendere il sopravvento. Il gesto apparentemente quotidiano, tradotto in metallo, assume un suo peso specifico, di cui si ha la forma negativa, mentre della persona non rimane altro che la traccia, non la presenza. Ciò che solitamente si consuma per l'uso viene fissato per sempre nelle sculture di bronzo: un sapone, uno spazzolino da denti, la biancheria intima, il pantalone delle tipiche tute presenti in tutti i kit di prima accoglienza hanno il potere di educare il corpo alla disciplina e accompagnarlo nel passaggio dalla precedente identità all'accettazione del nuovo codice sociale. Tuttavia, la mostra si conclude con un'apertura verso l'identità trattenuta dal ritmo dei nostri gesti (con un passaggio dal corpo all’anima), sempre differenti gli uni dagli altri, simbolizzato nel video dalla performance di un body drummer che reinterpreta, in maniera del tutto libera, alcune azioni legate alla pulizia personale. Come a dire che per quanto controllo possa esservi esercitato, il corpo potrà sempre conservare per se stesso uno spazio di libertà, trovando una melodia primordiale che spezzi il rapporto controllo-corpo-societa’.

Francesca Grilli è nata a Bologna nel 1978. Vive e lavora a Bruxelles.
Ha preso parte al programma di diverse residenza internazionali quali Rijksakademia Van beeldende Kunsten (2007/2008), American Academy in Rome (2014/2015), ISCP - International Studio & Curatorial Program residency program, New York, US (2016). Nel 2016 ha ricevuto il New York Prize. Tra le personali e performances di rilievo si segnalano: The forgetting of air, Serralves Museum, Porto, P, Palais de Tokyo, Parigi, F e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, (2017), Maxxi Museum, Roma (2016), Family (2015-2017), Van Abbemuseum, NL, Anger alla Galleria Umberto Di Marino, Napoli,(2015) MACRO Roma (2012), The Conversation al Museo MAMbo, Bologna (2010). Il suo lavoro è stato presentato in diverse sedi espositive in Italia e all'estero, come viceversa, Padiglione Italia alla 55. Biennale di Venezia, (2013), al MADRE, Napoli (2012),alla Galleria d'Arte Contemporanea, Monfalcone (2012), alla Serpentine Gallery, Londra (2010) e Manifesta7, Bolzano (2008).
Nel 2016 realizza l'installazione permanente Borders nell'ambito del progetto “Un'Opera per Mantova” promosso dal Mibact per Mantova Capitale Italiana della Cultura Numerose le partecipazioni ai festival di performance: Drodesera Festival alla Centrale Fies di Trento, Homo Novus/LT – Buda/BE - Roma Europa, UOVO Performing Arts/IT, Tupp Festival/SW, Rencontres Choregraphiques/FR e Santarcangelo at the Teatri in Rimini (2017/2019).

Si ringrazia:
Centre de la Gravure et de l'Image imprimèe, La Louvière, B


Francesca Grilli. NaOH
Inaugurazione: giovedì 7 giugno 2018 ore 19.00 - 22.00
Durata: fino al 22 settembre 2018
Sede espositiva: Galleria Umberto Di Marino - Via Alabardieri 1, 80121, Napoli
Orario: lunedì – sabato ore 15:00 / 20:00 – mattina su appuntamento
Fonderia Nolana Del Giudice, Nola, (NA), I


lunedì 4 giugno 2018

Alberto Torres Hernández. Past Continuous

PAST CONTINUOUS
PERSONALE DI ALBERTO TORRES HERNÁNDEZ
(English below)

A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)
7 giugno – 23 settembre 2018
Inaugurazione: giovedì 7 giugno 2018, ore 19

“Past Continuous” – il tempo verbale inglese che viene usato per descrivere le azioni o gli eventi iniziati nel passato che continuano e hanno conseguenze nel presente – è il titolo della prima mostra personale italiana di Alberto Torres Hernández, un artista spagnolo che da dieci anni vive e lavora Londra.

Il progetto espositivo, curato da Sabino de Nichilo e Francesco Paolo Del Re, è costruito su misura per gli spazi domestici di Casa Vuota a Roma (via Maia 12 int. 4A) a partire da dipinti, ricami e disegni che lavorano sulle trasparenze realizzati dall’artista nell’ultimo anno.

La mostra inaugura giovedì 7 giugno alle ore 19 ed è visitabile su appuntamento fino al 23 settembre 2018.
In occasione del finissage, verrà presentato il catalogo della mostra.

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PAST CONTINUOUS
A SOLO SHOW OF ALBERTO TORRES HERNÁNDEZ

Curated by Francesco Paolo Del Re and Sabino De Nichilo

Roma, Casa Vuota, via Maia 12, interno 4A
7th June-23rd September
Opening 7th June, 19:00 pm

Past Continuous, describes actions or event from times gone by, which began in the past and continues to the present. In other words, it expresses an unfinished or incomplete action in the past.This is the first solo show in Italy of the Spanish artist based in London, Alberto Torres Hernandez.

The exhibition, which is curated by Sabino De Nichilo e Francesco Paolo Del Re, is site specific for Casa Vuota (via Maia 12, interno 4A) and showcases a series of paintings, drawings and embroideries realised from 2016 until present.

The exhibition opens on Thursday 7th of June at 19:00 and runs until 23rd of September 2018 (by appointment only – free admission).

SUSANNE KUTTER. Lost in the Middle of the Street

Susanne Kutter

Über Stock und über Steine…, 2018


Susanne Kutter, nata a Wernigerode in Germania nel 1971 ma oggi residente a Berlino, presenta una serie di nuovi lavori concepiti appositamente per lo spazio della galleria. Il lavoro video e installativo di Susanne Kutter da sempre ruota intorno ai meccanismi che creano e sedimentano in ognuno di noi certezze e aspettative, per poi eluderle e frustrarle attraverso piccole e grandi catastrofi quotidiane. Smontando e relativizzando i preconcetti, il lavoro dell’artista tedesca mostra anche che quanto ciò che pensiamo di vedere è spesso illusorio e irreale, frutto più della nostra educazione o delle nostre paure, che realmente corrispondente alla realtà delle cose.

Se spesso il suo lavoro si è concentrato sull’ambiente domestico, costruendo modelli in scala reale che poi finiscono per essere sovvertiti o finiscono completamente distrutti, come nel video Die Zuckerdose [La Zuccheriera], l’installazione realizzata per MAAB Gallery ci trasporta in un anonimo parcheggio sotterraneo la cui visione lascia però spazio a diverse perplessità percettive e alla materializzazione di estranianti presenze che sta all’osservatore individuare e che si ripresentano anche nei light-boxes che accompagnano questo lavoro.

Smuovere e sovvertire uno stato di quiete ordinata e sfidare le leggi della logica sembrano così essere temi ricorrenti del lavoro di Susanne Kutter, come avviene puntualmente nelle altre opera in mostra: un’intera parete di ripiani su cui vasi e ceramiche pericolosamente sfidano le leggi della fisica, oltre che la nostra incolumità e una serie di quadri incidentati dove vetri rotti e cocci raccontano di passati disastri e di nuove configurazioni plastico-pittoriche..

La mostra sarà accompagnata da un catalogo con testo critico di Gianluca Ranzi.



Susanne Kutter. Lost in the Middle of the Street 
25 mag 2018 - 13 lug 2018 

via Nerino 3
Milano


TOO MUCH esagerata(Mente)



MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA TOO MUCH esagerata(Mente)
PALAZZO MARCHESALE – PINACOTECA FRANCESCO NETT I – SANTERAMO IN COLLE (BA)

Promossa da OFFICINE STAND BY, A SANTERAMO IN COLLE (BA)

Vernissage ore 19:30 15 giugno 2018
Finissage 7 luglio 2018


“In ogni tempo, ma specialmente nel nostro, il pensiero umano procede in questo modo: per esagerazioni.” (Federico De Roberto)



Ideata da Daniela Raffaele Clitorosso

curata da Massimo Nardi


In collaborazione con Danilo Cardascia, Annamaria Cacciapaglia

Testi in catalogo Carmen De Stasio, Maurizio Brunialti, Liliana Bellavia, Daniela Raffaele Clitorosso


Patrocini
Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, Comune di Santeramo in Colle, Il Sito dell’Arte


ARTISTI:
AMEDEO DEL GIUDICE pittura – ANDREA SCHIFANO pittura – ANGELA LAZAZZERA pittura – ANGELA REGINAfotografia – ANNA DORMIO fotografia – ANNAMARIA NMR CACCIAPAGLIA disegno – ANTONELLA ZITO fotografia – ANTONELLA VENTOLA installazione – ANTONIO GIANNINI pittura – ANTONIO LAURELLI pittura – BEPPE LABIANCA installazione sagoma in ferro – CARLO MOLINARI pittura – DANIELA RAFFAELE CLITOROSSOinstallazione – DARIO AGRIMI fotografia installazione – ELVIRA FRACCALVIERI disegno – ENZO GUARICCI scultura – ERIKA GUASTAMACCHIA performance – FEDERICA CLAUDIA SOLDANI scultura – FLAVIA D’ALESSANDROfotografia installazione – FRANCO ALTOBELLI installazione – FRANCO CORTESE scultura a muro – GIANNI DE SERIO video installazione – GIOVANNI CARPIGNANO scultura in ferro – GIUSEPPE VALENTINO disegno – GIUSEPPE VALLARELLI scultura creta – LAURA AGOSTINI video installazione + performance – KIMURA YUMICOscultura in vetro – LETIZIA GATTI fotografia – PAOLO DESANTOLI installazione – MASSIMO NARDI video installazione – MICHELE GIANGRANDE installazione – NATASCIA ABBATTISTA video foto + performance: live concert di Natascia Abbattista “DROZNA KURNAYEV” Stand by DROZNA KURNAYEVA (NATASCIA ABBATTISTLAVA – NIKOLA KUARTOV _ basso – NIKOLA MINECCIAV _ chitarra – ANDREJ RETTINOVIC _batteria) – PIERLUCA CETERA installazione – PIETRO DE SCISCIOLO scultura – SAMANTHA NUZZI illustrazione – VITO DIFILIPPO pittura – WALTER LOPARCO installazione


HOW MUCH IS TOO MUCH?
“Too much” è una collettiva d’arte – ideata da Daniela Raffaele e curata da Massimo Nardi in collaborazione con Danilo Cardascia e Annamaria Cacciapaglia , promossa da Officine Stand by , con il Patrocinio del Comune di Santeramo in Colle (BA) e della Città Metropolitana di Bari – rappresenta l’ultima (in ordine di tempo), ennesima, tappa di un viaggio alla scoperta delle imprevedibili possibilità espressive ottenute dal matching – – fra affermate personalità e talenti emergenti attivi del circuito dell’arte contemporanea . Il curatore Massimo Nardi, giova ricordarlo, non è nuovo ad esperienze di questo genere: le varie edizioni di “At Full Blast”, ad esempio, o la più recente collettiva “Infinite Time” proponevano già quell’intreccio di linguaggi e contaminazioni reciproche fra pittura, installazioni, videoarte, danza, scultura e performance. In questa collettiva si ripropone con altri artisti, nelle sale della Pinacoteca Francesco Netti e Pinacoteca “Don Tonino Bello” al Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle, un itinerario a spirale, un intreccio di stili e mezzi espressivi che tiene il punto, anzi spinge ancor più al limite le sperimentazioni. “Too much”, insomma, vuole di più. Molto di più. “L’opera d’arte – sosteneva il premio Nobel per la letteratura Andrè Gide – è l’esagerazione di un’idea”. Non ci sorprende, quindi, scoprire quanta ricerca, quanta elaborazione (anche) teorica alimenti – come un torrente sotterraneo – la fertilizzazione incrociata delle opere esposte in questa collettiva. “Too much” non ambisce ad ingabbiare il troppo, l’eccesso ma, viceversa, lascia che l’esagerazione debordi oltre quei confini che anche il mainstream contemporaneo impone allo spettatore, anche a quello più consapevole ed intellettualmente avvertito. Il tema certamente non è nuovo, anzi affonda le radici in un terreno profondo, quello delle convenzioni. Il troppo, verrebbe da pensare, non è mai troppo. Nell’arte e nella cultura, ogni frattura, ogni eccesso è un atto di libertà. Se non ci si scandalizza è un nuovo Credo: nel nome dell’arte, dello spirito …“Too much is not too much”.
Maurizio Brunialti – Sociologo

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