mercoledì 1 maggio 2013

Antonio Ottomanelli – Collateral Landscape – Frammenti di paesaggio ai margini della ricostruzione




Antonio Ottomanelli – Collateral Landscape – Frammenti di paesaggio ai margini della ricostruzione

A cura di  Joseph Grima
Prodotta da LUZ e Fondazione La Triennale di Milano
Progetto di allestimento MODOURBANO architettura
Progetto grafico Lucio Ruvidotti
Direzione artistica catalogo Letizia Trulli  
Quando il fotografo Antonio Ottomanelli partì per l'Afghanistan nel 2009 non fu per verificare un'idea preconcetta della capitale Afghana: era invece per osservare sul posto una terra trasfigurata da un conflitto senza sosta, ormai abituata al trauma al punto che esso era diventato parte delle costruzioni della città. Egli ha rovistato la città in cerca di segni delle macroscopiche forze in azione sul paesaggio, registrando le sue osservazioni in note scritte e immagini.
Le lacrime di guerra separano, ma allo stesso tempo legano indissolubilmente insieme dei luoghi,  e questo viaggio a Kabul è diventato il primo capitolo di una ricerca durata 4 anni e che presto lo ha portato altrove. Collateral landscape è una cartografia delle forze scatenate che si sono susseguite agli eventi dell'11 settembre 2011 - eventi che hanno gettato realtà distanti (Kabul, Baghdad, Sadr City, Herat, Dokan, New York City, Gaza) in uno “stato di entaglement” non dissimile da quello che nella fisica quantistica lega insieme elettroni a dispetto della loro reale distanza. Da questi paesaggi così differenti emerge una nuova geografia noncurante dei confini e delle frontiere: una singolo luogo immaginario senza soluzione di continuità visceralmente avvinto dai recenti eventi storici.
Architetto di formazione, Ottomanelli guarda ai paesaggi abitati come registro delle umane attività sia di distruzione che di ricostruzione. La rappresentazione del paesaggio è critica ma non giudicatoria - il conflitto non viene mostrato attraverso buchi di pallottole o crateri generati da bombe esplose - ma attraverso immagini di nuovissime gated communities e palazzi del parlamento di recente costruzione. Questi luoghi non sono il teatro in cui la trama si disvela, come fosse un gruppo di attori, da sè. La posizione delle immagini non è fissa e cambierà nel periodo della mostra. Alcune fotografie selezionate saranno accompagnate da descrizioni del paesaggio scritte a mano dalle guide locali che hanno accompagnato Ottomanelli nelle sue continue ricognizioni. 
La mostra si propone come momento introduttivo di un percorso più ampio e complesso che interesserà inizialmente il territorio milanese e, attraverso una rete di collaborazioni internazionali, raggiungerà i paesi oggetto della ricerca.
Il luogo della mostra sarà la sede di una serie di attività che animeranno il periodo dell’esposizione e tenderanno alla produzione di nuovi materiali e contributi di carattere artistico e scientifico. Saranno organizzati incontri con l'autore e tavole rotonde multidisciplinari con l'obiettivo di presentare i futuri sviluppi del progetto; proseguire la riflessione sulle strategie e le necessità della ricostruzione contemporanea e sulle implicite evoluzioni identitarie, in medio Oriente come in Italia; sull'utilizzo delle pratiche artistiche come necessario strumento di indagine e intervento a livello sociale.

Antonio Ottomanelli
Studia Architettura a Milano e Lisbona. Fino al 2011 adjunct professor presso il dipartimento di progettazione architettonica del Politecnico di Milano. Nel 2009 fonda IRA-C (Interaction Research & Architecture in Crisis context) una piattaforma pubblica per la ricerca nel campo delle strategie urbane e sociali. Ha realilzzato reportage in Italia ed all’estero (L’Aquila earthquake 2009, Haiti earthquake 2010, Italy G8 summit 2010). Attualmente è impegnato nello studio e nella documentazione dell’attuale condizione delle città e dei territori in stato di conflitto, con particolare attenzione all’area mediorientale. Negli ultimi tre anni ha lavorato in Afghanistan, Iraq e Palestina. I suoi lavori sono stati pubblicati in varie riviste di Architettura (Area, Abitare, AR, Domus). Nel 2011 entra a far parte di LUZ photo agency. Attualmente sta lavorando al progetto COLLATERAL LANDSCAPE. Il suo lavoro è stato presentato nel 2011 e 2012 durante la II e III edizione di Festarch, Perugia; e nel 2010 all’interno del circuito ARIA - Berlino. Ha ricevuto due Menzioni d’onore (Architettura e Arte) al premio internazionale di fotografia Lucie Foundation. Le sue ricerche su Baghdad sono state recentemente presentate all’interno del Festival Sao Paulo Calling in Brasile. è stato tra gli artisti invitati alla Biennale di Dallas 2012 e alla prima edizione della Biennale del Design di Istanbul 2012. E' stato recentemente pubblicato dalla Endless Delight Publishing, con introduzione di Joseph grima, un volume che raccoglie le opere della serie Big Eye

12 maggio-23 giugno 2013
Triennale di Milano

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Amalia di Lanno

A Bari_NATURAL DESIGN EXHIBITION


A MAGGIO IL NATURAL DESIGN INVADE IL SUD

Dal 16 al 19 maggio 2013 a Bari, nella Sala Colonnato del Palazzo della Provincia, Via Lungomare Nazario Sauro, 29, si svolgerà la mostra NATURAL DESIGN EXHIBITION, fra gli eventi della seconda edizione di Primavera Mediterranea, organizzata da Promoverde Puglia. Dopo l’anteprima al Salone del Mobile di Milano 2013 la mostra fa tappa nel capoluogo pugliese per proseguire a Monopoli dal 31 maggio al 2 giugno, presso il Giardino Botanico Lama Degli Ulivi, Contrada Conghia 298, inserita nel contesto de Il colore in giardino, manifestazione organizzata dal Vivaio Capitanio Stefano.
NATURAL DESIGN EXHIBITION è la prima mostra al mondo che individua e riunisce la tendenza internazionale più avanzata del green design, una selezione di oggetti contenenti piante, prodotti, prototipi, sperimentazioni, proposte provenienti da tutto il mondo che integrano le piante negli oggetti di uso quotidiano. Una tendenza nuova, nata da qualche anno in maniera spontanea e intuitiva da giovani progettisti che avvertono nelle piante una possibilità di “rinaturalizzazione” dei nostri ambienti.
A Bari la mostra si arricchisce di altri oggetti e proposte di designer italiani e internazionali, nello spirito di Primavera Mediterranea, che tra allestimenti verdi, incontri, aperitivi, seminari e la seconda edizione del convegno internazionale Mediterranean Symposium, avvolgerà la città in una utopia verde coinvolgendo cittadini e professionisti.

NATURAL DESIGN EXHIBITION
A cura di Maurizio Corrado, con Marco Ferrari e Nuccia Rossiello. In collaborazione con PromoVerde Puglia, Wolters Kluwer Italia. Con il sostegno di Vivaio Capitanio Stefano, Latifolia, Green Bricks.
In collaborazione con la Provincia di Bari.

16/19 maggio 2013 - Bari
Palazzo della Provincia, Sala Colonnato, Via Lungomare Nazario Sauro, 29, Bari

31 maggio/ 2 giugno 2013 - Monopoli
Giardino botanico lama degli ulivi, Contrada Conghia 298, Monopoli – Ba

http://www.facebook.com/pages/Natural-Born-Object-Design-Award/171250746223830

http://www.nemetonmagazine.net/

INFO E IMMAGINI alta definizione: nemetonmagazine@libero.it

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Amalia di Lanno

Raffaele Fiorella_LE COSE CHE NON ACCADONO


LE COSE CHE NON ACCADONO
mostra personale di Raffaele Fiorella
a cura di Lorenzo Madaro
dal 17 Maggio al 17 Giugno 2013
Inaugurazione: 17 Maggio ore 19.00

Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti 13, Bari


Ricevo e pubblico:
Amalia di Lanno

TRANSITO #12 Incontro con Marzia Migliora

Marzia Migliora durante l'allestimento di Capienza massima meno uno, museo Maxxi, Roma, 2012
ph. Manuela Comisso
 
 
 

ARTISTI PER ZAC
giovedì 2 maggio 2013 ore 18.30


TRANSITO #12
Incontro con Marzia Migliora


Giovedì 2 maggio 2013, alle ore 18.30, il TRANSITO #12 ospita a ZAC una delle artiste italiane più interessanti della scena internazionale: Marzia Migliora (Alessandria, 1972).

In occasione del suo soggiorno in Sicilia, per un progetto commissionato da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) e sostenuto dalla Fondazione GOCA di Palermo, l'artista piemontese transita all'interno del laboratorio di ZAC - Zisa Zona Arti Contemporanee, dove si racconterà, attraverso il suo lungo e proficuo percorso, e parlando dei tanti progetti futuri.

Il lavoro di Marzia Migliora si articola in un’ampia gamma di linguaggi che includono la fotografia, il video, il suono, la performance, l’installazione e il disegno, e le sue opere traggono origine dall’attenzione per il quotidiano. 
 
Le sue opere si pongono come interrogativi che mirano a un coinvolgimento attivo del fruitore, che diventa protagonista e senza il quale l’opera stessa non può essere risolta: l’obiettivo dell’artista è proporre un’esperienza che sia vissuta e condivisa dal pubblico. L’artista indaga su temi come l’identità, il desiderio e la responsabilità, toccando la storia presente e passata e mettendo in relazione luoghi, spazi e memorie.  
Una ennesima occasione di incontro e di scambio - per gli artisti in work, e per il pubblico partecipante - con artisti, critici, curatori, galleristi, operatori culturali, che in questi mesi si sono susseguiti nei numerosi TRANSITI.
www.marziamigliora.com
 
principali mostre:
Capienza massima Meno uno, 2012, performance, Fondazione Maxxi, Roma; Viaggio intorno alla mia camera, 2012, progetto per Oltre il Muro, Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli; Ginnastica dei ciechi- La corsa al cerchio, 2012, Giardino di Sant'Alessio, Roma; Rada, 2011, Centro per l’arte contemporanea Ex3, Firenze; Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia, 2009- 2011, Museo del Novecento, Milano; Tanatosi, 2006, Fondazione Merz, Torino; The Agony & The Ecstasy, 2005, The Foundation for Art & Creative Technology, Liverpool (UK); Pari o Dispari, 2004, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino.

Ha preso parte alle collettive: Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea, 2013, Mambo, Bologna; Premio Artistico Fondazione Vaf, 2012, Stadtgalerie, Kiel ( DE); Museum Biedermann, Donaueschingen (DE); Castello Colonna, Genazzano (IT); Acting out, Artisti italiani in azione, 2012, Fondazione Maxxi, Roma; MenteLocale, 2012, Cesac, Caraglio; Forte Piano, le forme del suono, 2012, Auditorium della Musica, Roma; C'est à ce prix que nous mangeons du sucre, 2011, Evento 2011, Musée d'Aquitaine, Bordeaux (FR); Sindrome italiana, 2010, Le Magasin, Centre National d’Art Contemporain, Grenoble (FR); Tutto è connesso, ricerche e approfondimenti nell’arte dell’ultimo decennio attraverso la collezione, 2010, Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli; Où? Scènes du sud: Espagne, Italie, Portugal, 2007, Carrè d’Art Nimes (FR); La parola nell’arte, 2007, Mart, Rovereto; Focus, 2003, Videoteca GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Torino e Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid (ES).
 
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Amalia di Lanno



SAPORI DI ANIMA_L'anima attraverso il canto, la parola e l'arte


Domenica 05 maggio 2013 - accoglienza h 19,30
Hotel Excelsior via G. Petroni 15 - Bari

SAPORI DI ANIMA

- concerto di musica ebraica con guida all'ascolto
Giovanna Carone - voce
Mirko Signorile - piano

- presentazione del libro dell'ing. Michele Angiuli:
" L'ANIMA, EINSTEIN E NIETZSCHE un unico pensiero"
edizioni Giuseppe Laterza
presentatori: prof. Gianfranco Antonelli - prof. Paolo Maggi

espone l'artista Giuseppe Rizzi




La leggerezza dell’acciaio - l’arte di Giuseppe Rizzi

Personalità intensa quella di Giuseppe Rizzi, artista pugliese che con le sue opere in acciaio inox, smaltato, ossidato o satinato, fissa l’umanità, la natura e la storia in un blocco che cattura l’attenzione e si lascia studiare.

Nel lavoro di Giuseppe, grazie alla varietà di temi affrontati, riusciamo a fissare attimi personali e universali. Il trovarsi di fronte ad opere come quelle di Giuseppe, nel mondo contemporaneo dove la velocità delle cose fa dimenticare l'ascolto di sé, è un invito alla concentrazione e alla riscoperta di immagini semplici, stilizzate, ma che sono dense di aperture verso il profondo.

Giuseppe spazia dalla voglia di classico, anche nei titoli oltre che nei temi, verso tocchi di estrema contemporaneità. Dall'equilibrio e armonia delle linee e forme, creati dalla mano sapiente dell'autore, arriviamo a captare interi periodi storici, gli sfuggenti elementi naturali, fino ad arrivare ai massimi valori della società.

Figure sempre eleganti, dotate di una sinuosità prepotente, con forme volutamente falsate, allungate, che assumono posizioni improbabili ma naturali, torsioni esasperate ma gradevoli.

Tante idee e storie che spesso si realizzano in veri e propri personaggi, come le sue enigmatiche donne dai tratti flessuosi, usate come portatrici di misteriosi messaggi. Non sono opere, cose o oggetti, sono un’umanità muta, ma che comunica intimamente con l’ambiente e con noi, e che, come succede solo per ciò che può chiamarsi Arte, parla ad ognuno secondo il proprio sentire.
Luna Pastore


Chi è Giuseppe Rizzi : Rizzi nasce l'8 aprile del 1959 a Casamassima (BA) dove attualmente vive e lavora circondato dalla campagna nella sua casa-atelier.

La sua carriera di artista inizia nel 1982 con la partecipazione a numerose mostre, personali e collettive, in tutta Italia. Le sue sculture si trovano in diverse collezioni private, sia in Italia che all'estero, oltre che in luoghi pubblici per i quali Rizzi ha progettato dei grandi lavori site specific.
Fra le opere monumentali di Giuseppe Rizzi menzioniamo “Nut e Geb” per la Caserma dei Carabinieri di Terlizzi (Ba), “Speranza” per il Nuovo Palazzo di Giustizia di Termini Imerese (Pa), la grande scultura “Dovere” presso il Nuovo Palazzo della Questura di Terni, il lavoro esposto al Museo all'aperto della Città di Olevano Romano (RM)  e quello per l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, va ricordata anche la scultura realizzata per il bellissimo Museo di Ghibellina (Pa) e infine la fontana “Sinfilo” sul corso di Casamassima.
Fra le principali Personali vanno enumerate l’esposizione alla Galleria "Teorema" di Firenze (1984), quelle a Polignano a Mare (BA) presso la Galleria “Pino Pascali” (1987 e 1994), l’allestimento alla Galleria dei Banchi Nuovi di Roma (1988), le due alla Galleria "Locchi" di Prato (1993 e 1995) e le numerose esposizioni presso il Centro d'Arte "Le Muse" di Andria (Ba).
L’artista pugliese, peraltro, è stato insignito della medaglia d’oro alla Biennale Dantesca di Ravenna nel 1996; il trofeo del Presidente della Regione Emilia Romagna nel 1997; mentre nel 2000 ha ricevuto un attestato di merito del Presidente della Repubblica Italiana.

ingresso libero

per prenotazioni: 3298883318 - 3496113475

Ricevo e pubblico:
Amalia di Lanno

DIGITAL PRIDE - Festival internazionale di arte e new media



Festival internazionale di arte e new media

Bari > dal 22 al 27 maggio 2013 Fortino di Sant’Antonio Abate Milano in digitale è partner di Digital Pride

Lecce > dal 28 maggio al 2 giugno 2013, Manifatture Knos e Teatro romano 


Al via a Bari e Lecce la prima edizione di Digital Pride, festival internazionale dedicato alle arti digitali e ai new media, promosso dall’associazione Bad Ideas. La manifestazione è patrocinata da Assessorato al Mediterraneo Cultura e Turismo della Regione Puglia, Apulia Film Commission, Mediateca Regionale Pugliese, Comune di Lecce, Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus e Milano in digitale.

Il festival propone performance di artisti di fama internazionale come Luca Agnani, Kanaka Project, Laura Jones e Miguel Campbell, ma intende dare visibilità anche alle nuove produzioni di videomapping, sound design, VJing, architectural mapping, interactive architectural surface e cartoon animation con workshop e contest. 
Artisti
Luca Agnani (IT), Miguel Campbell (USA), Laura Jones (UK), Kanaka Project (IT), Cristian Carpentieri (IT), Hermes Mangialardo (IT), Gruppo WorkShow (IT), Marco Pucci (IT), Davide Ventura (IT), Alessandro Fiorin Damiani/Gruppo Denso (IT), Omar Eox (IT), Andrea Carpentieri (IT)

Workshop
Il nucleo centrale della manifestazione resta la formazione, gratuita ed incentrata su temi quali videomapping, processing, animazione, arduino, pure data, VJing e mapping interattivo su superfici architettoniche tenuti dai guest artist e da professionisti di settore.

Contest Videomapping 

Dove
Bari > Fortino di Sant’Antonio Abate – lungomare Imperatore Augusto
Lecce > Manifatture Knos – via Vecchia Frigole, 34
Teatro Romano – via Arte della Cartapesta

Ingresso gratuito
Info: www.digitalpride.it -  mail@digitalpride.it - tel: (+39) 392/1021718; 331/9698232
Ricevo e pubblico:
Massimo Nardi

DE NITTIS al Palazzo Zabarella




Giuseppe De Nittis, Sul Lago dei Quattro Cantoni, 1881, circa Olio su tela, cm. 48x67, Collezione privata, courtesy Francesca Dini

Palazzo Zabarella Dal 19 gennaio al 26 maggio 2013Sede Via San Francesco 27, Padova 35121 - 

Informazioni Tel +39 049 8753100

Davvero commovente - con la stupefacente presenza della luce, in plain air soprattutto, ma anche negli interni, incontri salottieri con paralumi - l’intensa riconoscibilità della motivazione nei raggruppamenti delle persone, ognuno, nelle posture, il peso del corpo, il movimento del volto, con una sorta d’intima intenzionalità, che poi trova forza e valore nella visione d’insieme, nel paesaggio naturale come tra la folla. Così nella “Banca d’Inghilterra”, 1878: nella fotografia degli elementi architettonici, precisi ritmi spaziali, ogni persona pare ritratta a sé, trattenuta nell’istante in cui stava osservando, parlando, pensando - e poi però anche nell’equilibrio complessivo della stagione, dei colori, nel rapporto vuoto/ pieno, come sfondo un turbato cielo grigio di nuvole di pioggia. 

Nello stesso modo in altre opere inglesi, “La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra”, o “Trafalgar Square”. Ma questo delizioso senso del proprio vivere autonomo, fermato allo sguardo in diverse situazioni di movimento, in azioni proprie, è rintracciabile anche quando i gruppi sono molto piccoli, come “Il foro di Pompei” tra colonne dorate e cielo azzurro, o “Avenue du Bois de Boulogne”, anche gli abiti pronti a seguire l’armonia del cammino che ha in sé il proprio scopo, anche nella direzione dello sguardo, qui intorno tanti batuffoli di cagnolini anche loro con propri desideri sia pure nel gioco, oppure ancora nella “Lezione di pattinaggio”, una perfetta concentrazione di vicinanza nel portamento, nella cura della stabilità, dei contrappesi, di sfondo piccole figure di cui però si potrebbe anche intuire la ragione del loro trovarsi lì. E anche quando pare prevalere il carattere veristico si riconosce però sempre, meravigliosamente, una personale ricomposizione della superficie, tra pieni e vuoti, distanze e intervalli, in raffinate sfumature di luci, temperature e colori. Di grande interesse, non solo “popolare” (come l’impressionismo in generale, un felice motivo d’attrazione in questi percorsi turistici d’arte), la mostra dedicata a Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 / Saint-Germaine-en-Laye, 1884) a Padova, a Palazzo Zabarella, centoventi opere di diverso formato che, nel confermare il valore di questo pittore italiano capace di dialogare a pari merito con grandi artisti europei, conferma l’esigenza, tra molte influenze e suggestioni, di proseguire una propria coerente ricerca espressiva, stilistica, per luci e tessuti, ambienti naturali e nuovi paesaggi, la grande città e i ritratti, dalle Puglie a Londra, Napoli e Parigi, dove alla fine si fermerà, continuando però a tornare più volte in Inghilterra. Dalla periferica Barletta ai grandi riconoscimenti internazionali. 
Un incanto i diversi biancori di “Giornata d’inverno. (Ritratto della signora De Nittis)”, con il senso di freddo e purezza della neve alla finestra e il candore delle pennellate dell’abito in contiguità con il pallore della pelle, 1882: e sono riconosciute dal Journal le novità linguistiche nella tecnica del pastello, “da lui adottata dal 1875 in leggero anticipo sull’amico Degas”. Bello allora andare avanti e indietro in questa mostra - e soffermarsi magari ancora davanti a “L’Ofantino”, 1866, tra linee di assoluto nitore, il cielo terso, il disegno accurato, minuzioso, per gli animali e i carri, la collina e il fiume: un’altra tecnica qui, olio su tela, ma insieme un altro sguardo, diversa tensione formale. E prima della serie di paesaggi dedicati al Vesuvio, ecco, “I pioppi” del ’70 dove ancora si coglie una nuova freschezza di pennellata nella visione d’insieme, forte la luminosità in un giorno d’autunno. 
Corretto il titolo della sezione “1873-75. Al Bois de Boulogne. De Nittis pittore della vita moderna e gli impressionisti”. Parigi dunque. In ogni stagione, al laghetto dei giardini del Lussemburgo e sulla neve, Léontine - la moglie - che pattina e l’amazzone che dialoga con due passanti (e cagnolino): ma al di là dei soggetti c’è il confronto culturale. Limpida la riflessione di Cecioni che accosta De Nittis a Boldini, “Tutti e due si erano molto distinti per la ricerca dello chic nella cifra. Il De Nittis peraltro per il desiderio di aver la stima dei realisti...”. Restando come sospeso il confronto, inevitabile, con gli impressionisti. Filtrando il De Nittis intanto la fascinazione per la suprema eleganza delle opere giapponesi che stavano arrivando sempre più numerose a Parigi. Perché tra i meriti di questa mostra c’è anche la continua sollecitazione a riconoscere affinità, appartenenze - e poi però anche scarti, rielaborazioni, ritorni, differenze. Con il piacere di cogliere legami, spunti, dialoghi aperti: e in quella “Giornata d’inverno” non si può non osservare sorridendo di piacere il vassoio di lacca in primo piano con la tazza di porcellana blu, segni dell’attrazione di De Nittis per l’arte orientale. Ma si può cogliere anche l’influenza di Turner in alcune opere londinesi. Mentre le ricerche sui riverberi dell’acqua, la fluidità delle atmosfere, lo stesso soggetto in ore diverse del giorno, le vibrazioni luministiche rinviano inevitabilmente all’impressionismo. Nei Taccuini di De Nittis ritornano i pensieri su questo movimento - e i suoi rapporti con Degas e Manet. Tra gli acquisti personali dell’artista anche quattro quadri di Claude Monet. 
Nel catalogo della mostra si arriva quindi a sottolineare la “definitiva consacrazione” di De Nittis con la Legione d’Onore, ma anche con la presentazione di dodici dipinti all’Esposizione Universale di Parigi del 1878. Tra le magnifiche vedute urbane di speciale efficacia “La costruzione del Trocadéro”, come, pur del tutto diverso, il delizioso olio su tela “ La profumeria Violet verso il 1880”. Alla morte, tra i numerosi necrologi - De Nittis, trentotto anni, all’acme della fama - quello di Émile Bergerat che, nel titolo, collegava la scomparsa del pittore alla fine dell’Impressionismo.

ArsKey Valeria Ottolenghi

segnala:
Massimo Nardi