lunedì 5 agosto 2019

N A T U R A L I A

opera di Cristina Mangini

Il M.A.A.A.C. - Museo Area Archeologica Arte Contemporanea di Cisternino ha inaugurato la sua XIII mostra, intitolata Naturalia, ideata e curata da Alberto Vannetti, direttore artistico del Museo e artista impegnato sul territorio nell’ambito della promozione e valorizzazione delle arti visive 
Il progetto, sostenuto dal Gruppo Archeologico Valle d’Itria diretto dal prof. Mimmo Tamborrino e patrocinato dal Comune di Cisternino, si propone di innescare un dialogo a più voci sul concetto di “natura”, nelle sue molteplici declinazioni antropologiche e ambientali, articolate e modulate dalle poetiche degli artisti coinvolti. Fabio Alecci, Francesco Barilli, Gianluca Esposito, Marzia Gandini, Cristina Mangini, Pierpaolo Miccolis, Ettore Rosselli, Domenico Ruccia, sono i protagonisti di questa esposizione allestita negli spazi del percorso archeologico del Museo, luogo fortemente evocativo per le sue caratteristiche morfologiche, reificate con l’attrito di un corpo a corpo tra il luogo storico e le trasformazioni del presente, di cui l’arte contemporanea è attenta testimone. 
A dispetto della physis, Naturalia procede verso il principio di Natura naturans, la “natura naturata e naturante” slegata dalle accezioni di Giordano Bruno riletta nella dimensione dove opera l’hormè, quello “slancio”, quella “forza” che può dirigersi in modo tangenziale rispetto al suo stesso significato, divenendo significante per i sotterranei abissi di coscienza. In queste regioni l’altrove impensato e imprevedibile diventa immagine e forma; pittura, scultura, installazione, poesia, parlano dell’essere con, essere verso quella tensione che ci accosta al sentire: una nota che vibra negli interstizi della realtà frammentaria e disgregata, in cui è necessario effettuare una operazione di reinvenzione, scrittura, o come direbbe Jeacques Derrida, un processo di archi-scrittura della natura. 
Se si tratta di un andare interiore, il percorso archeologico del Museo diventa possibile terreno di scoperta per muovere i passi verso un’archeologia del pensiero, nel quale le opere d’arte non sono più naturalmente oggetti soggettivati, ma veri e propri sguardi degli autori che (mi) interrogano, che (mi) sollecitano, facendo emergere dai bassifondi della coscienza quei reperti insondabili che sradicano dal vissuto remote impalpabili memorie. Metafora di un “sottomondo” che soggiace brulicante alle pendici della consapevolezza, la Cripta, con le sue tombe e il suo abside a mezzaluna, sottostante la Chiesa di S. Nicola a Cisternino è il luogo silenzioso e atavico in cui l’esperienza si raccoglie e si espande nella dimensione del silenzio e dell’introspezione. 

Un procedere non per sovrapposizioni, ma per alternanza di visioni: le opere sono mondi e paesaggi interiori, relazioni, che svelandosi offrono spazi di possibilità in cui, nel rinnovo dell’incontro con l’altro (altro che sono io, e che riflette una parte di me) è possibile dire “Io”, “Tu”, “Noi”. Questo dire (che poi è un dirsi nel senso di dir-si, dire se stessi con - gli altri, in relazione a - gli altri) non può indagare solo i perché, ma i come dell’esistenza umana, in cui il corpo andante è il farsi parola del pensiero, non tanto in senso transitivo quanto nel senso di “dispositivo sensibile”, in connessione con quelle zone pietrificate che sarebbe opportuno scalfire per arrivare alla fonte sottostante, per scrutare le criticità del presente, per gettare nuove sonde dentro se stessi, e scoprire gli sviluppi degli archetipi culturali, le rigidità dei sistemi di ordine biologico e le manifestazioni sempre più distopiche che incalzano nella realtà contingente. 
In conclusione, il pensiero critico e ancor prima ermeneutico può optare per una dinamica inclusiva che opera su di sé, in un andare e venire a strapiombo, sul margine sive Natura che si affaccia sul proprio abisso, quell’abisso «animale» di cui parla Jacques Derrida. Un andamento rischioso ma inevitabile, che contiene uno slancio non sul tema (natura), ma attraverso il tema; per quel “troppo d’essere” che genera una tensione, in quell’ atto di reciprocità in cui il filosofo parla dell’ abisso che “[…] attrae l’ «io sono» […] con i due bordi, il bordo dell’ «io», e il bordo dell’essere che io sono, prima di tutto perché ciò che qui si chiama «l’abisso animale», non è un buco, una voragine, ma un troppo d’essere e il fatto che ci sia l’essere piuttosto che il nulla […].” 


Testo critico a cura di Serena Semeraro 

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La mostra è promossa dall’Ass. Gruppo Archeologico Valle d’Itria 
Con il patrocinio del Comune di Cisternino 

Collaboratori del Museo: 
Lucio Bracco, Ciccio Carparelli, Nico Giancola, Francesco Loparco, Ottavio Lippolis. 


N A T U R A L I A 
1^ edizione 2019 
OTTO TEMI NATURALINELL’ARTE CONTEMPORANEA 
A cura di Alberto Vannetti 
fino al 30 settembre 2019

ARTISTI 
FabioAlecci Francesco Barilli Gianluca Esposito Marzia Gandini Cristina Mangini Pierpaolo Miccolis Ettore Rosselli Domenico Ruccia 


M.A.A.A.C. 
Museo Area Archeologica Arte Contemporanea 
Gruppo Archeologico Valle d’Itria 
Direttore Prof. Mimmo Tamborrino 
Direzione Artistica Alberto Vannetti 
Piazza Garibaldi 11, Cisternino (BR) 
+39 3805271525 
+39 333 1105808 
maaacisternino@gmail.com