lunedì 10 giugno 2024

ASTRATTISMO TOTALE


 

ASTRATTISMO TOTALE

Luce, materia, geometria, spazio tempo e spazio cosmico come valori spirituali
per una ricerca della realtà oltre il visibile:
una nuova espressione umanistica aniconica
 

 

il giorno Venerdì 14 giugno 2024 alle ore 18:30, presso Spazio Start in via Cattedrale 14 a Giovinazzo (BA). 

La mostra è a cura di Patrizia Dinoi.

La presentazione e il testo critico sono di Francesco Creta.

Il progetto grafico è di Claudia Dagostino. 

 

La mostra è visitabile fino al 7 luglio 2024, con orario di apertura 19:00 – 21:00, oppure su appuntamento (tel. 389 191 1159).

 

ARTISTI IN MOSTRA

Giulio Calandro, Giuseppe Cotroneo, Gelsomina De Maio, Giuseppe De Michele, Mario Lanzione, Fabio Mariacci, Salvatore Oppido, Gustavo Pozzo, Myriam Risola, Antonio Salzano.

 

I dieci artisti in mostra, pur distinguendosi per i loro eterogenei codici espressivi, sentono di riconoscersi nel Movimento Internazionale dell’Astrattismo Totale del quale alcuni di essi sono stati addirittura fondatori. Provengono da Benevento, Napoli, Caserta, Salerno, Perugia e Bari. Tutti possono vantare esperienze professionali di valore che hanno consentito loro di esplorare interessanti aree di ricerca artistica che, infine, li ha spinti ad approdare nel contemporaneo, aniconico territorio dell’astrattismo. Tutti sono accomunati però dall’idea che sia necessario formulare un’inedita interpretazione dell’Arte Astratta. Pertanto coniugano il libero lirismo dell’Informale con la razionale composizione dell’Astrattismo Geometrico. Superano il “contrasto tra una visione calda e una visione fredda, tra il gesto istintivo che lascia tracce sulla tela e il lucido ragionamento delle costruzioni. Queste due dinamiche sono a lungo sembrate inconciliabili fra loro… Fin dalla sua fondazione gli artisti che hanno aderito a questa visione hanno sviluppato soluzioni differenti per trovare un’armonia tra queste due anime dell’astratto.” (Francesco Creta).

La mostra è l’occasione da cogliere per provare ad individuare l’innovativo apporto in termini di sintesi che la loro significativa ricerca artistica introduce nel panorama internazionale del contemporaneo.

Patrizia Dinoi

 


 

 

La comunicazione è curata da Spazio Start.

Progetto grafico : Claudia Dagostino

Per informazioni:

Tel.:  389 191 1159

Email :  spaziostart.giovinazzo@gmail.com

Web: https://www.facebook.com/spaziostart 

venerdì 7 giugno 2024

Nessun dorma, omaggio a Giacomo Puccini

Juanni Wang, la rondine 

LA__LINEAartecontemporanea inaugura, in occasione del centenario della scomparsa del Maestro Giacomo Puccini (1924-2024), negli spazi dell’associazione culturale, una mostra collettiva dal titolo Nessun dorma. Gli artisti presenti in mostra sono stati invitati a riflettere e a omaggiare la vita e la musica del compositore, attraverso varie tecniche (disegno, collage, xilografia, puntasecca, tecniche miste su carta o cartone) e stili diversi: chi si è ispirato alla sua musica, chi ha preso spunto da fotografie che nel tempo lo hanno ritratto, chi si è rivolto in particolare alla storia delle sue grandi Opere e chi ha trasposto la sua musica in composizioni figurative, astratte o concettuali.

Il richiamo alle più grandi e conosciute Opere di Puccini è dunque nato spontaneo: Tosca, Madama Butterfly e Turandot per citarne alcune. Nessun dorma quindi per celebrare la musica del compositore e per riflettere su questo periodo storico di grandi conflitti, paure e stagnazione culturale.

Artisti in mostra:
Luisa Baciarlini, Lucia Caprioglio, Virginia Carbonelli, Franco Cenci, Antonella Cuzzocrea, Laura De Carli, Albina Dealessi,Anna Di Fusco, Elisabetta Diamanti, Susanna Doccioli, Valeria Gasparrini, Maurizio Graceva, Caroline Heider, Concetta Ianuzziello, Marilena La Mantia, Giovanni Mangiacapra, Michele Marinaccio, Vittorio Pavoncello, Giorgia Pilozzi, Maurizio Prenna, Silvana Sabbione, Enza Scarano, Grazia Sernia, Silvia Stucky, Raha Tavallali, Gianluca Tedaldi, Luisa Violo, Juanni Wang, Oriano Zampieri.


Inaugurazione mercoledì 12 giugno 2024, ore 18.30
Dal 12 al 26 giugno 2024

Orario: lunedì mercoledì e giovedì 17.30-20.00

la__lineaartecontemporanea
Via di San Martino ai Monti, 46 - 00184, Roma

lalinea.arte@gmail.com
instagram: @lalineaartecontemporanea

giovedì 6 giugno 2024

Bianco-Valente, Connecting Code

Bianco-Valente, Terra di me, 2018

Connecting Code è un progetto che unisce arte, comunità e rigenerazione urbana nella città di Ercolano, vincitore dell’avviso pubblico della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il progetto di Variabile K è realizzato in collaborazione con CAP – Cities Art Projects, con il sostegno finanziario dell’Istituto Packard per i Beni Culturali e il coinvolgimento del Parco Archeologico di Ercolano, della Fondazione Cives Museo MAV, de La Locanda di Emmaus ODV, di Seme di Pace, con il patrocinio del Comune di Ercolano.

Gli artisti Bianco-Valente, selezionati dalla curatrice Benedetta Carpi De Resmini, hanno realizzato un’opera pubblica e diffusa sul territorio di Ercolano, dal titolo Seconda mano.

L’obiettivo principale di Connecting Code è stato quello di creare interventi artistici site-specific attraverso la partecipazione attiva di tutta la comunità cittadina con un approccio inclusivo in ogni fase del processo creativo.

La curatrice Carpi De Resmini: “ Abbiamo fin da subito condiviso la scelta di lavorare sulle connessioni. L’immagine che è emersa immediatamente ai miei occhi è stata proprio l’opera La mia generazione: espressione del legame che gli artisti hanno percepito, delle persone con il territorio. Ercolano ha delle radici profonde che emergono in superficie, un po’ come un rizoma definito come un fusto perenne, prostrato e per lo più sotterraneo.”

Gli artisti hanno creato queste connessioni tramite la sollecitazione dei singoli partecipanti arrivando alla costruzione di 3 opere, ognuna con una sua specificità.

Bianco-Valente: “Dopo il primo sopralluogo fatto esattamente un anno fa, abbiamo iniziato a lavorare ad Ercolano a settembre del 2023 e immaginavamo di dover attivare delle interazioni con persone più dure, un po’ perse dietro alle strette contingenze del quotidiano. Ci ha invece molto sorpreso scoprire che lì esiste un ampio margine di dolcezza nelle persone, soprattutto nelle giovani generazioni, ma non esclusivamente in queste. Commercianti attivi, artisti visivi, giovani imprenditori pronti ad operare come produttori musicali, artigiani che sorridono e hanno la luce negli occhi mentre ti parlano della missione che si sono dati: produrre bellezza. Dopo qualche puntata a Ercolano è sembrato che i duri, quelli con lo sguardo corto che corrono dietro al quotidiano, fossimo noi! Abbiamo così deciso di seguire i flussi energetici che emanano le persone, ascoltato le storie, provato a leggere gli sguardi, i gesti, le posture del corpo, abbiamo guardato sia il dito che la Luna.

Le tre opere realizzate sono legate tra di loro da un unico filo conduttore: i QR code.

Ogni codice attivabile con il proprio device, rimanda alle voci degli abitanti ercolanesi che hanno partecipato ai numerosi laboratori nella città.

La prima di queste opere, posizionata nell’area della seconda traversa mercato anche chiamata ‘A Ruana (MAV), è un mosaico che ricorda le pareti e i pavimenti antichi del Parco Archeologico e il tondo della facciata della Basilica di Pugliano. Ciò che rende questa opera unica è il suo materiale: ceramiche d’uso quotidiano come piatti, bicchieri e tazzine fornite direttamente dagli abitanti di Ercolano. I colori squillanti del mosaico inoltre si ispirano agli abiti di seconda mano del famoso mercato dell’usato di Resina.

Gli stessi colori verranno ripresi nella seconda opera, un grande QR code situato nel cuore del mercato vintage di Resina. Questo codice rimanderà ad una fotografia iconica realizzata all’interno del Warehouse Vintage Store che ritrae il movimento di selezione e controllo degli abiti e che trae ispirazione dalla tradizione locale tipica del mestiere di vendita, tramandato oramai da generazioni.

Infine, all’interno della appena inaugurata piazza Carlo di Borbone in Via Mare, si trova l’installazione ispirata ad una delle immagini votive della Madonna dell’Arco, circondata da nodi che Bianco-Valente hanno colto come metafora di connessione. Nelle formelle della Piazza, gli artisti ritraggono l’outline dell’azione delle mani delle persone nell’atto di realizzare dei nodi. I vari partecipanti ai laboratori, divisi in coppie, venivano infatti invitati a realizzare un nodo insieme, utilizzando la “seconda” mano.

Le tre opere quindi, legate tra di loro dal comune denominatore delle “interconnessioni” attivate durante lo sviluppo del progetto, rappresentano le identità e le aspirazioni della città mostrando le molteplici sfaccettature di Ercolano: non solo culla dell’archeologia, ma città contemporanea, dalle credenze religiose e tradizioni popolari.

L’evento finale di Connecting Code si terrà in concomitanza con la festa per l’apertura di Piazza Carlo di Borbone, un nuovo spazio pubblico che affaccia sul parco archeologico e il golfo di Napoli, riconnettendo città antica e città moderna. Un progetto di rigenerazione urbana cominciato nel 2014 e realizzato grazie al partenariato tra Comune di Ercolano, Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Ercolano ed il Packard Humanities Institute – Istituto Packard Beni Culturali. Arte, musica e teatro animeranno le strade del centro storico di Ercolano. All’interno di questo contesto si svolgerà la passeggiata che attraverserà i tre luoghi interessati dal progetto, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire le installazioni permanenti di Bianco – Valente e di partecipare a momenti di riflessione e dialogo sulla cultura e l’identità urbana.

A completare il progetto è in corso di realizzazione un libro d’artista, che verrà distribuito nell’occasione.

Connecting Code rappresenta un esempio straordinario di come l’arte possa essere utilizzata come strumento di rigenerazione urbana e di empowerment comunitario. Con il suo impegno per la creazione di nuovi codici di connessione, il progetto lascia un’impronta duratura sulla città di Ercolano, trasformandola in un luogo in cui l’arte e la cultura sono al centro della vita quotidiana.

INAUGURAZIONE 20 settembre 2024
Piazza Carlo di Borbone, Ercolano

L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria con una mail a info.variabilek@gmail.com


Connecting Code © Bianco-Valente



Lauren Moffat | Alterity Glimpsed Through a Prism


Muratcentoventidue Artecontemporanea è lieta di presentare “Alterity Glimpsed Through a Prism”, mostra personale con opere dell'artista australiana Lauren Moffatt.

In questi ultimi anni si è assistito ad una rivoluzione dell’immagine indotta dalla diffusione dei “game engine”, i software grafici mutuati dai videogiochi, che ora influenzano anche l’arte.

Con l'emergere di nuove tecnologie come la fotogrammetria e il LiDAR, un'immagine fotografica diventa un volume, uno spazio, un'esperienza. La mostra intende proporre questi nuovi mondi-immagine, presentando il lavoro di un’artista che fa parte di una generazione che, con strumenti fotografici, progettano ecologie virtuali, avatar-ritratti, corpi ibridi, storie incarnate, sotto forma di installazioni immersive, giocose e accessibili.

Lauren Moffatt è un'artista australiana che vive tra Valencia e Berlino. Lavora con pratiche sperimentali utilizzando media differenti come pittura, performance e tecnologie immersive. Le sue opere, spesso presentate in molteplici forme, esplorano la paradossale soggettività dei corpi connessi e l'attrito ai confini tra il mondo virtuale e quello fisico. Assumono solitamente la forma di ambientazioni e personaggi della speculative fiction (macrogenere che comprende fantasy, fantascienza, horror e i loro sottogeneri ), concepiti utilizzando una miscela di tecnologie obsolete e pionieristiche, e che spesso occupano sia lo spazio fisico che quello virtuale. Lauren costruisce universi dettagliati, complessi e paradossali , popolati da strani dispositivi e artefatti. 

Nel 2021 le è stato assegnato il DKB VR Art Prize (DE) e nel 2022 il I Certamen Internacional de Arte Digital (ES) e il Revista MAKMA Aquisition Prize (ES). Lauren ha completato i suoi studi in pittura, in teoria e pratica dell'arte dei nuovi media e in creazione audiovisiva rispettivamente al College of FineArts (AU), all'Université Paris VIII (FR) e al Le Fresnoy Studi National des Arts Contemporains (FR). Le opere di Lauren sono state esposte presso Haus der Kulturen der Welt (DE), Centre Pompidou (FR), La Gaïté Lyrique (FR), SXSW (US), Haus am Lützowplatz (DE), UNSW Galleries (AU), Daegu Art Museum ( KOR), Le Grand Palais Ephémère (FR), SAVVY Contemporary (DE), FACT Liverpool (UK) The Sundance Film Festival (US) ZKM (DE), Q21 Freiraum (AT) e presso Hartware MedienkunstVerein (DE). 

Lauren Moffatt, nei lavori in mostra, gioca sulla tensione che si crea tra realtà aumentata e realtà virtuale. I suoi Flowers for Suzanne Clair(dal nome di un personaggio secondario nel romanzo catastrofico di J. G. Ballard The Crystal World) creano uno strano tipo di digitalità organica che ruota attorno a un processo di raccolta e digitalizzazione di esemplari di piante attraverso uno scambio tra il fisico e il virtuale. Fondendo dettagli fotografici di fiori con trame aleatorie, queste specie vegetali fittizie sono finestre sull'alterità intravista, attraverso un prisma, della vita biologica.

Suzanne Clair è un personaggio secondario di Il mondo di cristallo, un romanzo catastrofico scritto da J. G. Ballard nel 1966. La storia si svolge sullo sfondo di un processo di mineralizzazione apocalittico che sta consumando il mondo, originatosi nelle profondità delle giungle della Terra si sta diffondendo verso l'esterno, trasformando ogni cosa sul suo cammino in cristallo. La storia è raccontata attraverso gli occhi del suo protagonista, Edward Sanders, mentre assiste allo svolgersi del destino. Suzanne Clair è un'ex amante di Sanders e la conosciamo attraverso il suo sguardo come un'anima tragica. Piuttosto che come un’apocalisse, Suzanne percepisce il cristallo come un’opportunità per un diverso tipo di vita, e il suo ottimismo risalta goffamente in contrasto con Sanders e le altre figure in primo piano, per lo più maschili. Ma fuori da questo contesto ristretto, la capacità di Suzanne di percepire la crisi come qualcosa di diverso da una minaccia esistenziale immediata appare più interessante degli atteggiamenti delle controparti maschili che la condiscendono. Sarebbe stato interessante vedere Il mondo di cristallo attraverso gli occhi di Suzanne, per comprenderla come qualcosa di più di un personaggio di scena, e questa nostalgia per una voce perduta è all'origine di Flowers for Suzanne Clair.

La fantascienza spesso diventa realtà scientifica. Gli scienziati hanno bisogno di creativi che li aiutino a identificare i problemi più audaci a cui applicare la loro mente. Immaginiamo tutta la fantascienza pubblicata, in particolare nel XX secolo, la stragrande maggioranza della quale proviene dalle menti degli uomini bianchi: tanti classici che hanno formato il mondo in cui viviamo e quello verso cui stiamo lavorando. Ora immaginiamo tutti i libri che sono stati scritti o proposti da autori minoritari e mai pubblicati. Quali idee c’erano in quei libri? Che tipo di mondi? Che tipo di personaggi? In che tipo di mondo vivremmo adesso se quelle idee avessero raggiunto il pubblico mezzo secolo fa, quando il disastro che si sta verificando ora, era ancora una possibilità lontana? E se Suzanne Clair scrivesse fantascienza?

Flowers for Suzanne Clair cerca di creare questo immaginario assente. Il cuore del processo è la scansione 3D di campioni di piante e la loro successiva modifica tramite uno scambio multi-pass tra fisico e digitale. I moduli floreali della serie Compost sono realizzati provocando errori volontari, collaborando con l'algoritmo di ricostruzione fotogrammetrica e confondendone le aspettative. Le texture vengono poi dipinte e proiettate nuovamente sulla mesh 3D in un software di modellazione, che crea uno strano tipo di digitalità organica quando viene fuso con i frammenti di rumore tridimensionale sparsi attorno ai contorni dei fiori. Le risorse modulari vengono adattate dalle scansioni grezze che vengono poi ottimizzate per i diversi formati di contenitori. Questi stessi esemplari appaiono in Compost e nel mondo VR di Of Hybrids and Strings, altre opere dell’artista, ma sono stati accuratamente ritopologizzati attraverso processi meticolosi e meditativamente ripetitivi. Ogni fiore è sia un'offerta di dolore per la scomparsa della storia di Suzanne, ma anche un riconoscimento per il potere della sua immaginazione, che, in sua assenza, è infinito.

Lauren Moffat | Alterity Glimpsed Through a Prism 

Luogo
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 15 giugno 2024 ore 19.30

Periodo
15 giugno – 31 luglio 2024

Orari di apertura
La mostra sarà visitabile il mercoledì, il giovedì e il venerdì dalle 18.00 alle 20.00

Lunedì, martedì e sabato su appuntamento

Informazioni
3348714094 – 392.5985840
http://info@muratcentoventidue.com
http://www.muratcentoventidue.com
http://www.facebook.com/MuratcentoventidueArtecontemporanea
https://www.instagram.com/muratcentoventidue_bari


A Ostuni, Cantica di Valeria Patrizi

Valeria Patrizi, installation view Cantica, acquerello, inchiostro, matita, caffè su tela cm 205x137, 2024


La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni prosegue la proposta espositiva all’interno della project room con la personale dell’artista romana Valeria Patrizi, dal titolo Cantica, a cura di Caterina Acampora.

Ponimi come un sigillo sul tuo cuore come un sigillo sul tuo braccio.
Cantico dei Cantici (Ct 2,8-16; 8,6-7)

Cantico dei cantici, quando mi è stato raccontato il riferimento letterario dietro cui si stava costruendo la mostra che state per vivere, la mia mente è andata inevitabilmente al ben più noto “cantico delle creature” di San Francesco; confesso che avevo trovato in maniera istintuale una perfetta corrispondenza tra la cantica di Francesco e l’opera di Valeria Patrizi, ho pensato subito al suo saio/tela dove la natura si dipana eterea e si innalza verso qualcosa di più alto. Sono stata bruscamente svegliata da questa costruzione, era un testo molto più antico quello che mi si stava chiedendo di approfondire. Un testo sottile, intenso che poi ho scoperto appartenere all’antico testamento. Ed ora devo ringraziare questo equivoco, questa perdita di coordinate, se sono entrata in contatto con uno dei testi più belli della letteratura sacra. E forse è proprio quello che deve fare l’arte: farti spogliare dalle certezze che il mondo del prima ti ha cucito addosso per rigettarti nel dopo in una condizione inimmaginabile al momento del tuo arrivo. Quello che succede in mezzo è l’esperienza universale e Valeria Patrizi lo sa bene, è evidente dal modo discreto in cui ti catapulta in questo triangolo: tu, spogliato dalla tua verità, la sua opera e lei, silenziosa, impalpabile e al tempo stesso presente. Tra di voi tutto il tempo e lo spazio del mondo senza cornici a delimitare confini. E poi ci sono loro, naturalmente, i suoi personaggi. Carne e sangue, c’è un prima e c’è un dopo, questo è chiaro, ma noi li osserviamo in un momento di raccoglimento, di riflessione, di sospensione drammaturgica. 

L’artista non ci racconta chi sono e come sono finiti, a volte insieme, a volte soli, su quella tela, né che relazione ci sia tra di loro, tra l’animale e la donna, eppure non potrebbero essere che lì, con noi. Non c’è niente di voyeuristico nell’opera di Valeria Patrizi; riesce a spogliare il soggetto che rappresenta mettendolo in una comunicazione profonda con lo spettatore che sente quasi la necessità di voltarsi indietro a controllare di non essere visto da nessuno, a sperare che quanto sta accadendo stia accadendo con lui e per lui; la materia, la carnalità, l’animale che diventa spirito guida di un umano assorto, finalmente presente, lontano da un quotidiano che lo vuole distante da un contatto profondo con la natura, con sé stesso. E suona quasi ironico pensare quanto ci fa apparire semplice questa ricerca, bastava scomporre la parola stessa: anima-le che, seppur per definizione “privo di coscienza”, è lui stesso che riesce a spostare il piano della realtà della tela, è il suo istinto a raccontarci l’umano. Lasciarsi andare a questa consapevolezza ci porta a vivere l’opera di Valeria Patrizi come l’attraversamento di un bosco d’estate, le macchie delle sue tele diventano il modo per vedere il cielo attraverso gli alberi, mentre la vita si insinua ad ogni livello. I colori che sceglie seguono questo lento incedere; sono toni pacati, gentili, leggeri, pieni di cura, la stessa cura con la quale l’artista costruisce le sue tele e le srotola davanti ai miei occhi nel suo studio del Pigneto, a Roma, dove la si può incontrare con le sue opere arrotolate sotto il braccio. 

Valeria Patrizi è un’artista sapiente, i suoi soggetti si portano dietro storie silenziose, che lei con amore raccoglie in mezzo agli altri, perché non ne può fare a meno. Il suo sguardo, come quello delle donne che dipinge, è teso verso l’esterno ad accogliere l’altro con gentilezza. Nel suo piccolo studio, mi parla dei progetti per il futuro, mi mostra ritagli, osservo quanto i suoi soggetti siano cambiati negli anni e mi riconosco in una donna riccia dalle grandi labbra rosse. Mi dice che non è la prima volta che le capita e capisco che ci si riconosce in queste opere perché parlano senza sovrastrutture ad un io profondo, lo si fa, si costruisce da solo, perché l’artista crea lo spazio dell’incontro. Questo spazio diventa strumento di esplorazione dell’animo umano e della sua connessione con il mondo naturale; l’atmosfera poetica e spirituale che avvolge le opere esposte è speculare al testo biblico di Salomone, l’invito è chiaro: contemplare la bellezza del creato e la sacralità dell’amore. Il dramma che si dipana nell’opera biblica non è altro che un canto, un inno all’amore, la narrazione che procede in un dialogo tra due amanti, intervallati da lodi della bellezza e dell’amore. Un sogno erotico, più che un racconto; non è la storia degli adultèri di David e di Betsabea, degli incesti di Amon e di Tamar; non vuole né avvertire né eccitare, vuole soltanto rivelare qualcosa attraverso il sogno. Il respiro degli amanti del Cantico risuona nel ritmo delle opere dell’artista che di nuovo lascia parlare i suoi personaggi, in un commiato che sembra urlare con leggerezza: per amare bisogna prima sparire.


Valeria Patrizi
Cantica
a cura di Caterina Acampora
Dal 15 giugno all’11 luglio 2024

Orario visite:
dal lunedì al sabato 11.00-13.30 e 17.00-19.00
domenica solo mattina


GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale (centro storico) 72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it- www.orizzontiarte.it
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
Amalia Di Lanno
www.amaliadilanno.com- info@amaliadilanno.com




lunedì 27 maggio 2024

Simone Stuto, à rebours / ascoltare era il tuo solo modo di vedere


Da Curva Pura la prima personale romana di Simone Stuto, " à rebours / ascoltare era il tuo solo modo di vedere " a cura di Michela Becchis.

La mostra, include una selezione degli ultimi lavori dell'artista siciliano, pensati per un vibrante intervento site specific a Curva Pura.

Scrive la Becchis:
"L’artista compie un lavoro di minuziosissima ricerca, scientifico si direbbe, guarda dentro la pittura, guarda dentro la storia della pittura, guarda dentro le modalità della pittura e guarda dentro anche i temi, le iconografie, le ricerche che da lontano vennero e vengono a ibridarsi con la cultura occidentale, guarda la narrazione dei sensi e significati che si calano nella sua pittura. Questo lavoro immenso e continuo di rileggere, aprire, smontare, scomporre, insomma quel “sempre investigando” che secondo Vasari era l’ossessione di Pontormo, rende estraneo e inapplicabile al lavoro di Stuto il principio di riproduzione perché questo guardare e sentire in modo reticolato è ontologicamente principio creatore di nuovo, di costante re-invenzione dell’opera e del piano simbolico dove si distende."

Bio
Simone Stuto (Caltanisetta 1991), vive e lavora a Torino.
Le sue opere sono caratterizzate da una forte tradizione iconografica di impianto medievale e rinascimentale, senza mai perdere le caratteristiche dell’estetica contemporanea. Riconducono ad atmosfere intime legate alla sfera dell’onirico, dove lo spazio è saturo di elementi pittorici compositivi astratti, che restituiscono l’atmosfera e che spesso sono connaturati alle figure. Si genera un continuo dualismo fra spirito e materia e fra bellezza e mostruosità. La dimensione del racconto è fortemente accentuata dall’uso preponderante di cromie pure, spesso ottenute attraverso sottili velature o paste pittoriche più consistenti.

Info
Simone Stuto, à rebours / ascoltare era il tuo solo modo di vedere
a cura di Michela Becchis
Fino al 27 giugno 2024

Orari: martedì e giovedì dalle ore 18:30 e su appuntamento - prenotare via mail curvapura@gmail.com o whatsapp 3289228797 - 3314243004

Curva Pura
Via Giuseppe Acerbi, 1a - Roma
curvapura@gmail.com

 

pubblica: 

 

 

OVERTON WINDOW a cura di Re:humanism presenta: Federica Di Pietrantonio | Solo

Federica Di Pietrantonio, Solo, 2024, courtesy the artist


Matèria è lieta di annunciare OVERTON WINDOW - un ciclo espositivo ospitato all’interno della sua vetrina su strada - mirato a puntare i riflettori sull’arte digitale e on-chain, sviluppato in collaborazione con Re:humanism; la pionieristica piattaforma curatoriale fondata da Daniela Cotimbo dedicata ad esplorare le complesse relazioni tra cultura umanistica e scientifica, con una particolare enfasi sulla ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

OVERTON WINDOW si propone di esplorare le possibilità derivanti dalla nostra relazione simbiotica e in rapida evoluzione con la tecnologia. Il progetto mira a sostenere gli artisti che trattano tematiche all’intersezione tra arte e tecnologia, con l’obiettivo di sfruttare il potenziale dirompente delle tecnologie AI e blockchain, aprendo la strada a nuovi modelli di produzione artistica. 

Inoltre, OVERTON WINDOW funge da catalizzatore per rielaborare la produzione culturale, i mercati e i modelli di proprietà, fornendo agli artisti una piattaforma e una struttura di supporto per la sperimentazione all’interno di un panorama tecnologico in costante evoluzione. 

Pensato come un ciclo di installazioni, OVERTON WINDOW presenta un dialogo aperto tra il pubblico e una selezione di artisti locali e internazionali. Filo conduttore dell’intero progetto è il concetto di nuove mitologie del digitale, un tema che abbraccia diverse declinazioni del nostro rapporto con il contemporaneo. Se da un lato infatti chatbot, avatar e assistenti vocali diventano nuovi idoli, simulacri digitali che incarnano nuove tipologie di animismo, dall’altra proprio rinnovate forme di ritualità digitale abbracciano prospettive diversificate e suggeriscono nuove narrazioni. 

Per la sua inaugurazione OVERTON WINDOW presenta una delle più brillanti artiste del panorama romano, Federica Di Pietrantonio, con un nuovo progetto intitolato Solo

ll progetto, un’opera di machinima realizzata a partire dalla manipolazione di scenari del videogioco The Sims, parte dall’osservazione dei meccanismi di autorappresentazione del corpo su piattaforme social come Twitch, TikTok e invita a riflettere sulla transitorietà delle icone contemporanee

In Solo un avatar dalle sembianze queer, spesso utilizzato dall’artista come alter ego sintetico, si muove in un ambiente digitale liquido. A metà tra eroe tragico, influencer e cyborg, l’avatar abita questo abisso vaporoso, le sue movenze incarnano gli immaginari estetici dei poser sulle piattaforme social ma a dominare la scena sono la solitudine e l’introspezione che talvolta spingono la sua protagonista a dissolversi, diventare tutt’uno con lo stesso ambiente. Attraverso questo progetto Di Pietrantonio indaga i cambiamenti epocali apportati dalle piattaforme digitali all’immaginario contemporaneo, invitandoci a riflettere sulle possibilità di ripensare l’idea di scultura nell’estensione video; rinunciando a viverla come una memoria indissolubile nel tempo, in favore della sua impermanenza. 

Federica Di Pietrantonio nasce nel 1996 a Roma, dove attualmente vive e lavora. Dal 2018 al 2024 prende parte attivamente all’artist-run space Spazio In Situ. Laureata in pittura presso RUFA – Rome University of Fine Arts nel 2019, svolge la sua tesi presso KASK (Ghent, Belgium). Nel 2020 riceve il premio Emergenti di Fondazione Cultura e Arte, XIII edizione del Talent Prize promosso da Inside Art, finalista anche nelle edizioni 2021 e 2022. Nel 2021 viene selezionata da NAM - Not a Museum per la residenza Superblast presso Manifattura Tabacchi (Firenze). Nel 2022 ha partecipato a VRAL #49 nell’ambito del Milan Machinima Festival ed ha presentato il suo lavoro al MEET – Digital Culture Center di Milano in occasione del convegno internazionale The New Atlas of Digital Art. Nel 2023 riceve l’invito per una residenza presso SODA - School of Digital Arts (Manchester) in collaborazione con Quadriennale Roma, un suo film viene selezionato per Oberhausen Short Film Festival (Oberhausen), partecipa alla residenza VISIO nel contesto de Lo Schermo dell’Arte e alla Biennale di Gubbio Imagina, curata da Spazio Taverna. Nello stesso anno viene menzionata al premio Conai e al VDA Award. Nel 2024 viene nominata tra i migliori artisti digitali su Artribune. 

Matèria, con sede nel quartiere di San Lorenzo a Roma, nasce nel 2015 su iniziativa di Niccolò Fano. La galleria si occupa di promuovere e divulgare tutte le espressioni legate alla ricerca artistica contemporanea, ponendo un accento particolare sul medium fotografico. Impegnata sin dall’inizio nella valorizzazione del lavoro svolto dagli artisti trattati, Matèria rappresenta il lavoro di Eduardo Fonseca e Silva, Fabio Barile, Francisca Valador, Joachim Lenz, Mario Cresci, Xiaoyi Chen, Giuseppe De Mattia, Karen Knorr, Marta Mancini, Stefano Canto, Bekhbaatar Enkhtur e Sunil Gupta. L’attività della galleria si sviluppa con quattro mostre l’anno realizzate direttamente con i suoi artisti e spesso ideate appositamente per lo spazio in chiave site specific. Il programma espositivo, volto a favorire la sperimentazione e la ricerca, è affiancato da un numero sempre maggiore di fiere nazionali e internazionali. 

OVERTON WINDOW, a cura di Re:humanism Presenta: Federica Di Pietrantonio, Solo 

Opening 
30.05.2024, h 18:00 - 21:00 

Matèria | Via dei Latini,27 - Roma materiagallery.com 

Orari 
da martedì a sabato dalle 11:00 alle 19:00 

Contatti contact@materiagallery.com 

Ufficio stampa 
UC studio, press@ucstudio.it Roberta Pucci roberta@ucstudio.it 
mob: +39 340 817 4090 

Chiara Ciucci Giuliani chiara@ucstudio.it 
mob: +39 392 917 3661