mercoledì 2 agosto 2017

Daunia Land Art_Progetto e Bando



Daunia Land Art è un progetto volto alla riscoperta dei sentieri della transumanza, in Puglia, che quest’anno si concentrerà sul Tratturo Foggia-Campolato e sul tratturello storico Campolato-Vieste che conduceva gli armenti dall’altopiano del Gargano alla cittadina costiera, nella provincia di Foggia.

Un progetto che analizza le valenze del patrimonio storico-paesaggistico di uno dei quattro Regi Tratturi del Regno Borbonico e che, per l’edizione 2017, insieme all’artista Làzaro Saavedra, invitato dal curatore e critico d’arte Giacomo Zaza, darà vita ad una doppio evento: una residenza e un intervento artistico site specific.

Dal 24 al 31 agosto 2017 si succederanno otto giorni di progettazione nei quali l’artista cubano indagherà e dialogherà con 12 partecipanti, per poi intervenire lungo un percorso caratterizzato da lame, boschi e brulle pareti scoscese. In questo periodo Saavedra, insieme a Giacomo Zaza e al team di ArcheoLogica interverrà e svolgerà delle attività teoriche e pratiche attraverso strumenti ordinari e straordinari: lezioni frontali con archeologi, paesaggisti e studiosi, indagini sul campo e dialoghi con le comunità del luogo.

Scarica il Bando DEADLINE : 6 agosto 2017
maggiori info: www.daunialandart.it




Diego Perrone. Sussi e Biribissi - Sculture e disegni


Spazio Murat - Piazza del Ferrarese, Bari
14 Luglio - 10 Settembre

Diego Perrone è tra gli artisti italiani più significativi e seguiti sulla scena dell'arte contemporanea internazionale.

"Sussi e Biribissi" si compone di una nuova serie di disegni a biro su carta, realizzati appositamente per Bari, e soprattutto sculture in vetro, lavori con cui l'artista sfida la nozione borghese di ordinarietà, giocando con i sentimenti di familiare e non familiare, personale e impersonale, affrontando la sensazione, a volte calmante a volte opprimente, di vuoto.

È la prima mostra dell’artista Diego Perrone in un'istituzione pubblica del Sud Italia e contribuisce a inserire il progetto del Polo per l'Arte e la Cultura Contemporanea Comune di Bari, diretto da Massimo Torrigiani.

"Sussi e Biribissi - Sculture e Disegni" è promossa dal Comune di Bari e organizzata con il coordinamento e la produzione a cura di Spazio Murat

La mostra sarà aperta al pubblico dal 14 luglio al 10 settembre nello Spazio Murat.

INFORMAZIONI
Spazio Murat
Piazza del Ferrarese, Bari

Orari di apertura:
Dal Martedì al Sabato 11:00 – 20:00
Domenica 11:00 – 13:00 / 16:00 – 20:00
Lunedì Chiuso
Festività Chiuso il 15 agosto

Per informazioni:
Tel. 0802055856
http://comune. bari.it

Instagram: spaziomurat

Il biglietto d’ingresso alla mostra è acquistabile presso la reception di Spazio Murat.

Visite guidate:
- ogni Giovedì dalle 18:00 alle 19:00
- il Martedì e il Sabato dalle 11:00 alle 12:00 oppure 18:00 alle 19:00 (solo su PRENOTAZIONE).

Ingresso intero € 3,00
Ingresso ridotto € 2,00 (valido per minori di 18 e maggiori di 65 anni).

martedì 1 agosto 2017

Man Ray. L'Uomo Infinito



Oltre 100 opere di Man Ray in mostra al Castello di Conversano dal 15 luglio al 19 novembre 2017.

L’Associazione Culturale Artes - che da diversi anni promuove iniziative di notevole valenza culturale sul territorio della provincia di Bari, tra cui il Festival Libro Possibile - attraverso la sezione dedicata alle proprie attività denominata l’Arte Possibile, organizza, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Conversano, la Fondazione Studio Marconi ’65 di Milano ed il Man Ray Trust, una mostra del celebre artista Man Ray, composta da fotografie, disegni, acquerelli, serigrafie, litografie, oggetti e una scultura. Consulenza curatoriale di Vincenzo de Bellis con Eugenia Spadaro.

MAN RAY
Man Ray, all’anagrafe Emmanuel Rudzitsky, nasce a Philadelphia il 27 agosto del 1890. Cresce a New York, dove completa i suoi studi e comincia a lavorare come disegnatore e grafico, firmando le sue opere con lo pseudonimo Man Ray, uomo raggio. Nel 1915 conosce Marcel Duchamp che diventa suo grande amico, ispira la sua arte e con cui fonda il ramo americano del movimento Dada, destinato però a non avere successo nella Grande Mela. Alle prime opere di ispirazione cubista segue la sperimentazione di varie tecniche (collage, sculture e assemblaggi, pittura ad aerografo, fotografia). Nel 1921 si trasferisce a Parigi assieme a Duchamp, dove comincia a dedicarsi alle fotografie dei ritratti di personaggi celebri, come James Joyce, Jean Cocteau, producendo i suoi primi “rayographs”: immagini fotografiche ottenute poggiando gli oggetti sulla carta sensibile. Nel 1924, Man Ray diventa il primo fotografo surrealista e da qui la sua arte fotografica diviene sempre più nota e sempre più ricercata. Nel 1941 si reca a Los Angeles dove rimane fino al 1951, per poi rientrare a Parigi, dove muore il 18 novembre del 1976, lasciando una lunga eredità artistica.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
Man Ray può essere considerato un artista a 360 gradi – pittore, fotografo, scultore, cineasta – ha esplorato le tecniche più diverse ed aderito a tutti i movimenti della sua epoca. Il titolo della mostra “L’uomo infinito”, tratto dall’opera che sarà esposta, l’’Homme Infini’, del 1970, contiene in sé tutto il senso della complessità e profondità della ricerca artistica di Man Ray, e sembra voler suggerire di gettare uno sguardo sull’amplissima produzione di questo artista nella sua totalità. L’esposizione si evolve in cinque sale, suddivisa in otto aree tematiche che, in ordine cronologico, analizzeranno i diversi stili e le differenti tecniche con le quali l’artista si è cimentato nel corso di tutta la sua vita.


Il castello di Conversano
Fastosa dimora signorile, di stampo normanno, il Castello aragonese di Conversano è la location della mostra dedicata a Man Ray.

Corso Morea - Piazza della Conciliazione, 70014 Conversano.

Informazioni
Infopoint attivo dal lunedì alla domenica 9:30-13:30 / 17:00-21:00: +39 3939990505; info@manrayconversano.com

Orario di apertura
Dal lunedì alla domenica 9:30-13:30 / 17:00-21:00

Maggiori info: Man Ray a Conversano

THEA DJORDJADZE e FAUSTO MELOTTI. ABBANDONANDO UN’ERA CHE ABBIAMO TROVATO INVIVIBILE


Nata dall’incontro tra l’artista georgiana Thea Djordjadze e l’opera di Fausto Melotti, la mostra trasferisce sul piano visivo i principi drammaturgici del metateatro, gioca sulla sovrapposizione dei piani temporali e riattiva significati latenti attraverso il dialogo tra artisti di generazioni diverse.

A cura di Lorenzo Giusti
Direzione artistica: Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte

Affascinata dai Teatrini di Melotti – piccole costruzioni polimateriche, in cui figure stilizzate mimano situazioni di incontro e stati d’animo – Djordjadze ha progettato un sistema architettonico flessibile, concepito allo stesso tempo come supporto per le opere del grande scultore italiano e come installazione autonoma, un ambiente immersivo in cui si mettono in relazione elementi dell’architettura, strutture portanti e sculture indipendenti. Palcoscenico per altri palcoscenici in scala ridotta, il lavoro di Thea Djordjadze costruisce un “metascenario” in cui il soggetto della rappresentazione è la rappresentazione stessa.

L’opera di Thea Djordjadze è sempre site specific: a guidare l’artista è un principio di adattamento che costituisce allo stesso tempo una modalità operativa e una ragione estetica. Le sue installazioni sono il risultato di assemblaggi di oggetti d’uso comune, privati di ogni possibile funzione, o materiali poveri: opere minimali che dialogano con i principi del design e con la tradizione della scultura astratta, senza appartenere, in realtà, a nessuna delle due categorie. Un lavoro che trova la sua forma finale nello spazio espositivo in cui si inserisce, come un organismo vivente, metamorfico, in cui il supporto si fa scultura e la scultura supporto, crescendo e integrandosi l’uno nell’altra.

Nell’installazione di Thea Djordjadze si innesta quindi, come una mostra nella mostra, il percorso dedicato ai Teatrini e, più in generale, al tema del teatro nell’opera di Melotti. Attraverso una selezione di venticinque preziosi lavori, tra i più rappresentativi della produzione dell’artista, realizzati tra gli anni Quaranta e la metà degli Ottanta, a cui si affianca un gruppo di disegni e schizzi preparatori, il progetto espositivo consente di ripercorrere le principali tappe di una ricerca a lungo considerata minore, circoscritta tra i vertici dell’astrattismo degli anni Trenta e le strutture filiformi degli ultimi due decenni, e oggi riconosciuta come uno dei momenti più alti e originali della vicenda artistica di Melotti.

Nati dall’interesse per il “luogo scenico” metafisico e da una riflessione sugli studi di Le Corbusier intorno al modulo architettonico – cui anche Thea Djordjadze ha sempre guardato con attenzione – i Teatrini sono sezioni di spazi abitabili, alveoli in cui prendono scena le più diverse situazioni umane. Non storie, poiché l’elemento narrativo è ridotto a pochi elementi essenziali, ma sequenze indefinite, camere incantate di un mondo sospeso in cui coabitano dimensioni liriche e drammatiche.


Credits
A cura di
Lorenzo Giusti
fino al 27 agosto 2017

Direzione artistica
Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte


Palazzo della Triennale
Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

lunedì 31 luglio 2017

Opposte Similitudini. Valdi Spagnulo e Attilio Tono



a cura di Matteo Galbiati e Kevin McManus

con il patrocinio del Comune di Parodi Ligure
in collaborazione con la galleria Castel Negrino Arte di Aicurzio (MB), Pro Loco Parodi Ligure
promossa da Movimento di Resilienza Italiana
nell’ambito di Attraverso Festival Alessandria-Asti-Cuneo

22 luglio – 17 settembre 2017

Ex Abbazia di San Remigio Parodi Ligure (AL)

Inaugurazione sabato 22 luglio ore 17.30 Ingresso libero

La sempre suggestiva cornice dell’Ex Abbazia di San Remigio a Parodi Ligure torna ad ospitare una mostra di arte contemporanea che, legandosi alla bellezza dei suoi spazi, crea uno stimolante dialogo di reciprocità tra i segni lasciati dal tempo e dall’arte del passato in questo antico luogo di culto e la catalizzante presenza delle opere di artisti del presente.

In questa occasione sono Valdi Spagnulo e Attilio Tono a confrontarsi in uno scambio intenso e forte che guida lo sguardo attraverso la plasticità imponente e timbrica delle loro sculture. Il titolo della bipersonale, Opposte Similitudini, vuole proprio indicare come nelle loro ricerche ci siano tanti apparentamenti, vicinanze e consonanze, quanto scelte opposte, divergenti e lontane. L’alternanza di opere negli ambienti di San Remigio genera un confronto di esperienze da cui, spesso, l’arte di oggi sembra fuggire. Gli artisti hanno condiviso scelte e proposte curatoriali lasciando attivare la forza della loro scultura in un luogo che ne potenzia il senso, l’impatto e il valore poetico e lirico.

Da una parte Spagnulo disegna con esili – ma forti – strisce metalliche e tondini che si torcono, destrutturano – o germinano – elevandosi o comprimendosi davanti allo sguardo. Le sue energie sono in continuo divenire e s’innervano nel potenziale fisico della materia di cui si costituiscono, ma anche si rendono effimeri sconfinando in evanescenti e luminosi inserti in plexiglass trasparente. Dalle piccole alle grandi sculture l’artista controlla e doma l’immaginazione incalzante dell’intuizione, portandola a farsi grafismo concreto nello spazio, dove segno, materia, architettura, pittura, scultura e disegno paiono fondersi nel gradiente primigenio che le accomuna e accoglie tutte assieme.

Tono conquista con l’accento minimale, ragionato, dei suoi lavori che ostentano una sicura perfezione formale. Il gesso, i marmi sono inattaccabili nella loro geometria definita e certa, eppure, grazie ad un uso peculiare della materia e delle sue potenzialità, l’artista riesce a combinare – e controllare fin che gli è consentito – il caso. Cera, in alcune combinazioni, pigmentazione ottenuta con il vino, in altre, lasciano assumere alla scultura un guizzo vitale che affascina e incuriosisce. I segni ragionati scoprono un nuovo valore ora con l’interferenza intonata di questa matericità alterata e alterabile che intacca l’immacolato candore della scultura.


In entrambi, poi, il condiviso valore “architettonico” delle loro sculture, unito alla loro adattabilità metamorfica, segno di senso e valore ulteriore per la loro ricerca individuale, ben si salda alla potenza combinatoria del luogo che le accoglie, persuadendo il visitatore a cogliere presenze non aliene, ma già parte, forse da sempre, della storia caratteristica di questo luogo.

La mostra, che prosegue durante Attraverso Festival, sarà aperta dal 22 luglio al 6 agosto e dal 2 al 17 settembre nei giorni di sabato e domenica, ore 17-20. Nei giorni di agosto visitabile su prenotazione chiamando il Comune di Parodi Ligure: +39 0143 681105.

BIOGRAFIE ARTISTI
Valdi Spagnulo è nato a Ceglie Messapica (BR) nel 1961. Introdotto nell’ambiente artistico e culturale sin da giovanissimo dal padre Osvaldo, artista già noto e affermato, si laurea nel 1984 in Architettura presso il Politecnico di Milano, città dove si era trasferito con la famiglia nel 1973. Espone in importanti mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, dagli inizi degli Anni ’80. Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui, nel 2001, si segnala il I Premio Pittura dell’Accademia Nazionale di S.Luca di Roma. Vive e lavora a Milano.

Attilio Tono è nato a Mariano Comense (CO) nel 1976. Si diploma in Scultura all’Accademia di Brera di Milano nel 1998; dal 2004 è docente di Tecnologie dei Materiali presso al NABA di Milano e dal 2006 di Tecniche della Scultura all’Accademia Aldo Galli- IED di Como.

Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in diverse sedi nel mondo tra cui Seoul (Behive Gallery), Berlino (L’Espace de l’Especè), Locarno (Kunsthalle Ephemera), Belgrado (Museum of Contemporary Art), New York (Chelsea Art Museum). Vive e lavora tra Milano e Berlino.

Info:
www.comune.parodiligure.al.it 
www.castelnegrinoarte.com 
www.valdispagnulo.it 
www.attiliotono.com 
www.resilienzaitaliana.org 
www.attraversofestival.it


Paola Di Bello. Marge e altri paesaggi


PAOLA DI BELLO
Marge e altri paesaggi
a cura di Luca Panaro

Opening: VENERDì 28 LUGLIO 2017, ore 17.30
Museo Giovanni Fattori Ex Granai di Villa Mimbelli
Via S.Jacopo in Acquaviva 65/71, Livorno

La mostra, realizzata dal Comune di Livorno in collaborazione dell’Associazione culturale Blob ART e la Fondazione Livorno, celebra la ricerca artistica di Paola Di Bello, vincitrice del Combat Prize 2016 premio speciale “Fattori Contemporaneo” con l’opera intitolata Marge de la Photographie.

La ricerca artistica di Paola Di Bello ben rappresenta le traiettorie che la fotografia europea ha intrapreso negli ultimi trent’anni, indirizzando i propri interessi nei confronti di modalità operative variegate, frutto dell’ibridazione tra la vocazione concettuale ereditata dalle generazioni precedenti e l’indagine sociale che vede l’uomo e il paesaggio al centro dei propri interessi.

Negli anni Novanta si fa strada negli interessi di Paola Di Bello l’indagine dell’uomo contemporaneo come produttore di segni capaci di delineare i propri caratteri dominanti. Lo specifico punto di vista della fotografia e delle immagini video, quindi la differenza percettiva tra questi due linguaggi, è al centro di Video-Stadio (1997), Espèce d’Espace (2001), Il grande Piccolo (2004) e Le dodici fatiche di Marwa (2005), quattro opere video presenti in mostra che indagano l’ambiguità del reale. Con questi lavori Di Bello introduce nella sua produzione l’utilizzo dell’immagine in movimento, che si rivelerà necessaria a mostrare la magia contenuta nei soggetti apparentemente più banali.

Un’ampia serie fotografica allestita al Museo fattori è Concrete Island (1996- 2001), mobili e complementi d’arredo abbandonati ai bordi delle strade, fotografati dall’autrice in modo tale da riassumere la posizione d’origine, capovolgendo piuttosto il paesaggio realizzata dal Comune di Livorno in collaborazione dell’Associazione culturale Blob ART e la Fondazione Livorno. Un’azione destabilizzante che Di Bello adotta anche in altre opere. L’artista utilizza la fotografia per vedere la realtà in modo differente rispetto a quanto i nostri occhi sono in grado di fare senza l’ausilio della macchina.

L’indagine sul paesaggio, tema caro alla fotografia italiana, non tarda ad arrivare nell’opera di Paola Di Bello. In Fuoricampo (1997) è l’osservazione dei luoghi a farla da padrone, sempre guardati dall’autrice mediante una sorta di automatismo che si autoimpone. Anziché sentirsi libera di fotografare la porzione di spazio a lei più congeniale, Di Bello sceglie di guardare il paesaggio periferico della sua città natale, Napoli, tramite l’inquadratura offertagli dalle porte dei campetti da calcio più o meno improvvisati che si trovano nell’hinterland della città.

È invece degli anni Duemila l’opera vincitrice del Combat Prize 2016, dove un’attenta indagine dei luoghi va a braccetto a interessanti conclusioni linguistiche rispetto alla fotografia e al suo particolare regime percettivo. Nella serie fotografica Marge de la Photographie (2002-2016), il paesaggio continua a funzionare come tale, anche quando viene utilizzato soltanto il margine superiore e quello inferiore dell’immagine. L’occhio continua a vede un paesaggio anche laddove è presente solamente un collage di due superfici accostate più o meno casualmente.

La mostra è accompagnata da un catalogo monografico: Paola Di Bello. Marge e altri paesaggi, a cura di Luca Panaro.


PAOLA DI BELLO
Marge e altri paesaggi
a cura di Luca Panaro

Museo Giovanni Fattori Ex Granai di Villa Mimbelli
Via S.Jacopo in Acquaviva 65/71, Livorno
0586 809001 - 824620

Opening: Venerdì 28 Luglio 2017, ore 17.30
Date: 28 Luglio - 26 Agosto 2017
Orario: Venerdì 16.00 - 19.00;
Sabato e Domenica 10.00 -13.00 – 16,00 - 19,00

venerdì 28 luglio 2017

Continuum. Processo d’interazione tra spazio ambientale e pubblico di Raffaele Quida

Continuum. Processo d’interazione tra spazio ambientale e pubblico
di Raffaele Quida.
A cura di
Michela Casavola
Antonella Marino
Lorenzo Madaro


Milano – Ex Fornace - Alzaia Naviglio Pavese,16
Dal 13 al 23 Settembre 2017
Inaugurazione 13 Settembre 2017 ore 19:00
A cura di
Alessia Locatelli


Si terrà a Milano, dal 13 al 23 Settembre nei suggestivi spazi della Ex-Fornace - con il patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano - la quarta ed ultima tappa del progetto “Continuum” dell'artista leccese Raffaele Quida a cura di Alessia Locatelli. La mostra è conclusiva di un percorso che dal 2016 è approdato nelle principali città pugliesi e che ha come focus d'indagine il Corpo. Come l'artista racconta: “Il Corpo, dal momento del concepimento-nascita, ai coinvolgimenti relazionali e sociali. Questa indagine viene attivata attraverso l'immissione di oggetti industriali nel ritmo urbano, a diretto contatto con la collettività e con gli spazi in cui essa quotidianamente vive, con le sue abitudini e le sue necessità”. Una ricerca sull'esistenza, attraverso la lettura delle relazioni con lo spazio pubblico e sociale. La mostra milanese sintetizza tutto il progetto Continuum e si struttura posizionando nelle suggestive volumetrie della Ex Fornace (piano terra e piano2) le fotografie scattate nelle precedenti esposizioni e degli elementi “totemici” che hanno caratterizzato le installazioni urbane nelle città attraversate: Bari a cura di Antonella Marino, Lecce a cura di Lorenzo Madaro. Ci sarà inoltre la proiezione del video ripreso durante la performance della terza tappa di Taranto a cura di Michela Casavola.
Al piano secondo la mostra proseguirà con una installazione di carte fotosensibili in grandi dimensioni, collocate nei mesi di Luglio ed Agosto in un'altra location, e poi a Settembre, ri-posizionate per interagire con la luce milanese alle finestre che affacciano sul naviglio pavese. La luce interverrà tracciando le sagome di entrambe le geometrie architettoniche sulle carte in una interazione di luoghi geograficamente distanti, ma uniti in un ponte di luce concettuale.
Lo spazio pubblico della Ex Fornace si colloca coerentemente con l'idea di ridefinizione degli spazi urbani già attuata nelle precedenti esposizioni, in un tentativo d'indagine che dovrebbe indurre il fruitore ad una rielaborazione attraverso una serie di operazioni - fisiche e simboliche - che esprimono da un lato la crisi di disadattamento ambientale e dall'altro la rottura di equilibri precostituiti. La ridefinizione delle geografie cittadine e degli spazi pubblici entra così in una relazione profonda con la riflessione sul ciclo della vita: l'individuo nel suo periodo vitale, che non cessa con la morte, bensì rientra in un ciclo, in un Continum appunto spazio-temporale, in cui la polvere (la morte intesa come fine) non è altro che l'elemento costitutivo di nuove realtà tangibili.

Pizzinini Scolari / Comunicazione | www.pizzininiscolari.com
Si ringrazia Piccolo Bacco Dei Quaroni | www.piccolobaccodeiquaroni.it


Continuum. Processo d’interazione tra spazio ambientale e pubblico di Raffaele Quida.
A cura di Alessia Locatelli
Con il patrocinio del Municipio 6 | Milano
Dal 13 al 23 Settembre 2017
Catalogo in mostra
foto di Annamaria La Mastra
Ex Fornace - Alzaia Naviglio Pavese,16 | Milano
Orario: Lunedì - Venerdì: 9 - 12.30 e 13.30 - 17.00
Per info: alicemarra33@gmail.com


pubblica: